Bravi (CGIL): dall’Umbria solidarietà ai lavoratori della Indesit di Fabriano

indesit_stabilimento(umbriajournal.com) PERUGIA – La situazione del lavoro in Umbria è sempre più pesante. Le oltre 160 vertenze aperte, censite all’interno della mappa della crisi della CGIL, ne sono una dimostrazione evidente. Riteniamo indispensabile che cresca una visione complessiva dell’Umbria, che parta dalla difesa e valorizzazione del manifatturiero e delle sue eccellenze, a partire dal polo siderurgico ternano.

Occorrono interventi adeguati: il riconoscimento di crisi complessa per Terni (siderurgia e chimica), una risposta alla crisi drammatica e devastante della fascia appenninica, dove all’annosa vertenza dell’Antonio Merloni (per la quale è sempre più necessario concretizzare l’accordo di programma) si aggiungono ora le conseguenze della crisi Indesit di Fabriano, che tra l’altro colpisce oltre 100 lavoratori umbri e che è ulteriore dimostrazione delle difficoltà e dei limiti della nostra classe imprenditoriale. Un’azienda con oltre 60 milioni di utili che vuole delocalizzare, cancellando decenni di rapporto con il territorio. Un atteggiamento inaccettabile, per il quale esprimiamo solidarietà ai lavoratori di Fabriano, e sostegno alle lotte che realizzeranno. E’ evidente la necessità di un’adeguata politica industriale da parte del governo nazionale e per questo riteniamo urgente riproporre l’idea forte di una Piano del Lavoro, per un cambio di paradigma economico e sociale. Un Piano del Lavoro che punti alla crescita e che intervenga sul lato della domanda e non su quello dell’offerta.

L’Umbria subisce fortemente le conseguenze di questa crisi e più di altre regioni ne può uscire con un cambio radicale di politiche economiche e sociali. L’Ires ci ha recentemente ricordato che ci sono 120mila umbri in grave sofferenza sociale in conseguenza della carenza o della precarietà delle condizioni di lavoro: 40mila disoccupati, 17mila cassintegrati, 23mila neet (scoraggiati), 40mila contratti a termine, 28mila posti di lavoro persi e un conseguente crollo verticale dei consumi (vendite al dettaglio -8% solo nel 2012). Occorre ripartire dal lavoro e questo lo diciamo alle istituzioni regionali, al governo nazionale, alle imprese, alle loro associazioni. E’ indispensabile un piano del lavoro che costituisca un salto di qualità rispetto al passato, anche recente, e che utilizzi le risorse derivanti dai fondi europei e metta a leva il mondo del credito, a partire da un nuovo ruolo delle Fondazioni bancarie, anche a livello regionale. Le grandi e belle manifestazioni del 18 giugno a Terni e del 22 giugno a Roma dimostrano che c’è un movimento dei lavoratori in campo, che ha proposte per uscire dalla crisi, in una logica di trasformazione e di cambiamento.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*