Aumenta precarietà e povertà Sinistra Lavoro: in Umbria reddito minimo. OK!

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Stefano VINTI

Aumenta precarietà e povertà Sinistra Lavoro: in Umbria reddito minimo. OK!

Da Stefano Vinti
Il Consiglio Regionale dell’Umbria sarà chiamato a pronunciarsi su una mozione presentata dal Gruppo M5S che impegna la Giunta Regionale ad introdurre un “reddito minimo”per disoccupati, inoccupati, precari e pensionati al minimo. Una proposta che l’Associazione Sinistra e Lavoro dell’Umbria giudica positiva. L’introduzione di un reddito minimo è stata parte essenziale del programma elettorale della lista “Umbria più Uguale”, che “Sinistra Lavoro” ha sostenuto con grande determinazione. Il nostro programma ha proposto un “reddito per la dignità”così come lo ha lanciato l’associazione Libera di don Luigi Ciotti con una proposta di Legge popolare. Quindi per dirla come don Ciotti sul reddito di dignità: “Siamo davanti ad una crisi causata da un forte aumento della corruzione e da una caduta verticale della dignità. Possiamo uscirne solo guarendo dalla corruzione recuperando la dignità perduta. Sono passati ormai sette anni dal biennio 2007-2008.

Ma non c’è stato ancora un vero cambiamento di rotta. E’ questo tentennare, questo girare attorno al problema, che amareggia il Papa quando scrive nell’enciclica appena pubblicata: “La crisi finanziaria era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. I provvedimenti presi spesso continuano a seguire il dogma del mercato. Un dogma non solo discutibile sul piano etico, ma inefficace sul piano pratico. Il “liberismo economico” prometteva più benessere per tutti: ha prodotto disoccupazione, povertà, smarrimento, salvo per minoranze che da molto ricche sono diventate ancora più ricche. Ormai sappiamo (dovremmo sapere) che una società dove comanda il denaro – dove il denaro non è più mezzo ma fine ultimo – è una società dove la maggior parte delle persone è umiliata, offesa, sfruttata, derubata dalla sua dignità. Per ritornare in carreggiata servono allora provvedimenti urgenti. Il “reddito di dignità” è uno di questi.

Certo, bisogna studiare la formula. Scegliere fra le varie proposte la più efficace, in termini di rapporto fra costi e benefici, ma soprattutto quella che meglio incontra aspettative di milioni di persone, i loro bisogni e le loro speranze. E anche fare un po’ di chiarezza. Si è fatta (e in parte si continua a fare) confusione tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. Chiariti i particolari tecnici e risolto il nodo del reperimento fondi (attraverso la riduzione delle spese militari, il recupero dell’evasione fiscale, la soppressione delle deroghe sugli appalti per le grandi opere, che fanno lievitare la spesa e la corruzione) va sottolineato che il reddito di dignità non è un provvedimento assistenzialistico.

È una misura di giustizia sociale e, dunque, un investimento di speranza. E’ necessario ribadire con forza che se cresce il welfare cresce il Paese perché il welfare non è un lusso, ma un bene comune per cui impegnarsi. I diritti sociali abilitano a esercitare gli altri diritti quelli civili, quelli politici. Ma il reddito di dignità è anche un atto di vera politica.

Per tre ragioni: perché decide sui processi economici invece che subirli e ha il coraggio di modificarli quando ostacolano il bene comune; perché crede che la giustizia sociale sia il vero antidoto alle mafie, alla corruzione, ai privilegi e agli abusi di potere; perché sa che certi frangenti delicati come questo, il sostegno ai deboli, alle vittime, agli emarginati è un imperativo etico, un obbligo di coscienza che precede ogni valutazione, ogni calcolo, ogni opportunità. Si è sentito dire che il “reddito di cittadinanza” non è una misura di sinistra perché la sinistra non fa assistenza, ma dà lavoro.Belle parole, ma intanto cosa facciamo con i milioni di poveri, di disoccupati? Con chi vive in strada, razzola nei cassonetti, lavora ma non ha un salario che permette di sopravvivere?

Quando una persona sta affogando, ci si tuffa in acqua e si cerca di portarla in salvo, non si sta a discutere se farlo nuotando a rana o a stile libero…” Ancora una volta si tratta di tradurre in scelte coerenti documenti che stanno alla base della nostra vita civile e che dunque ci siamo impegnati a realizzare come politici, amministratori, come società responsabile e semplici cittadini. Penso all’articolo 34 della Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dove si dice: “(…) Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e parassi nazionali”. O al passo della nostra Costituzione (art.36) dove si afferma: “(…) il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Quelle carte che parlano della dignità come dell’ingrediente indispensabile della nostra vita. L’ingrediente che la rende libera, viva, pienamente umana.” La mozione del M5S è una mozione d’indirizzo politico, interessante tra l’altro nella descrizione dei preoccupanti indicatori economici e sociali dell’Umbria, ma del tutto sprovvista di indicazioni specifiche sull’ applicazione del reddito minimo.

Pertanto è ancora attuale, o comunque un utile base di partenza a cui si devono applicare gli aggiornamenti legislativi intercorsi, la proposta di Legge presentata dal Gruppo di Rifondazione Comunista nell’aprile del 2009 per l’introduzione del “reddito sociale”. Infatti quella proposta di legge regionale di iniziativa del Consigliere del Prc Vinti prevedeva: Art 1 (Principi e finalità)


l. La Regione Umbria, nel rispetto dei principi
fondamentali sanciti dall’articolo 34 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea, dei principi di cui agli articoli 2,
3, 4 e 38 della Costituzione, in conformità a quanto previsto
dall’articolo 5, commi 2 e 3 e dall’articolo 15, commi l e 2 dello
Statuto regionale, promuove e sostiene le politiche passive e le
politiche attive per il lavoro e le politiche di protezione sociale.
2. La Regione, in attuazione dei principi e delle politiche di cui al
comma l, riconosce il reddito sociale allo scopo di favorire
l’inclusione sociale per i lavoratori disoccupati, inoccupati o
precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza
sociale e all’ esclusione sociale nonché strumento di rafforzamento
delle politiche finalizzate al sostegno economico, all ‘inserimento
sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nel
mercato del lavoro. 3. Ai fini della presente legge la Regione promuove,
nell’ambito delle rispettive competenze, modalità di collaborazione con
gli enti locali, volti anche al cofinanziamento del “Fondo regionale per
il reddito sociale” di cui all’articolo 8 della presente legge. Art. 2
(Definizioni) l. Ai fini della presente legge si intende per: a)
“reddito sociale”: quell’insieme di forme reddituali dirette ed
indirette che assicurino un’esistenza libera e dignitosa; b)
“disoccupati”: coloro che, dopo aver perso un posto di lavoro o cessato
un’ attività di lavoro autonomo, sono alla ricerca di una nuova
occupazione; c) “inoccupati”: coloro che, senza aver precedentemente
svolto un’attività lavorativa, sono alla rIcerca di un’ occupazione; d)
“lavoratori precariamente occupati”: i lavoratori che, indipendentemente
dalla natura del rapporto di lavoro, percepiscono un reddito che non
determina la perdita dello status di disoccupati ai sensi di quanto
previsto dagli articoli 3, 4 e 5 del D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297
(Disposizioni modificative e corretti ve del D.L.gs. 21 aprile 2000, n.
181, recante norme per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di
lavoro, in attuazione dell’articolo 45, comma 1, lettera a) della legge
17 maggio 1999, n. 144); f) lavoratori “privi di retribuzione”: coloro
che hanno subito la sospensione della retribuzione nei casi di
aspettativa non retribuita per gravi e documentate ragioni familiari ai
sensi dell’articolo 4, della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per
il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura
e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) e
successive modificazioni; e) “centri per l’impiego”: le strutture
previste dall’articolo 14 della legge regionale 25 novembre 1998, n. 41
(Norme in materia di politiche regionali del lavoro e di servizi per
l’impiego). Art. 3 (Reddito sociale) l. Il reddito sociale si articola
nelle seguenti prestazioni: a) per i beneficiari indicati all’articolo
4, comma 1, lettere a) e b), in somme di denaro non superiori a 7.000,00
euro l’anno, rivalutate sulla base degli indici sul costo della vita
elaborati dall ‘Istituto nazionale di statistica (ISTAT); b) per i
beneficiari indicati all’articolo 4, comma l, lettere c) e d), in somme
di denaro non superiori a 7.000,00 euro l’anno, rivalutate sulla base
degli indici sul costo della vita elaborati dall ‘Istituto nazionale di
statistica (1STAT), calcolate tenendo conto del criterio di
proporzionalità riferito al reddito percepito nell ‘anno precedente ed
erogate nelle modalità indicate nel regolamento di cui all’ articolo 8.
In ogni caso la somma tra il reddito percepito nell’anno precedente e il
beneficio erogato non può essere superiore a 7.000,00 euro. 2. Le
prestazioni dirette di cui al comma I sono cumulabili con trattamenti
previdenziali ed assistenziali percepiti dal soggetto che ne beneficia,
entro i limiti degli importi stabiliti ai sensi del medesimo comma I ma
non sono compatibili con l’erogazione di altri contributi percepiti allo
stesso fine. 3. Le prestazioni previste dal comma I sono personali e non
sono cedibili a terzi. 4. Le amministrazioni provinciali e comunali,
nell’ambito delle proprie competenze e delle risorse nazionali,
regionali, provinciali e comunali disponibili, possono prevedere, per i
soggetti di cui al comma I, ulteriori interventi. 5. La Regione eroga ai
beneficiari di cui all ‘articolo 4 una quota di importo pari alla
trattenuta previdenziale proporzionata all’entità dell’erogazione
economica da versare nell’apposito Fondo pubblico, di cui all’articolo
9, gestito dalla stessa Regione. L’interessato una volta cessata la
fruizione del beneficio, anche per il venir meno di una delle condizioni
legittimanti, ha diritto di cumulare le quote maturate in detto Fondo
pubblico con quelle maturate presso la propria cassa previdenziale
pubblica di riferimento. 6. La Regione, compatibilmente con le risorse
disponibili, istituendo ovvero rifinanziando annualmente con la legge
finanziaria un apposito capitolo di bilancio può contribuire al
finanziamento di ulteriori prestazioni volte a: a) favorire la fruizione
di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo; b)
contribuire al pagamento delle fomiture di pubblici servizI; c)
garantire la gratuità dei libri di testo scolastici; d) erogare
contributi per ridurre l’incidenza del costo dell’affitto sul reddito
percepito nei confronti dei soggetti beneficiari di cui all’articolo 4,
titolari di contratto di locazione; e) consentire la circolazione sulle
linee di trasporto pubblico urbano ed extra urbano con riduzione del
cinquanta percento delle tariffe, previo accordo con gli enti locali
interessati e con i soggetti da questi partecipati o controllati. Art 4.
(Soggetti beneficiari e requisiti) l. Sono beneficiari del reddito
sociale di cui all’articolo 3: a) i disoccupati; b) gli inoccupati; c) i
lavoratori precariamente occupati; d) i lavoratori privi di
retribuzione. 2. I benefici ari indicati al comma I devono possedere, al
momento della presentazione dell’istanza per l’accesso alle prestazioni,
i seguenti requisiti: a) residenza nella Regione da almeno ventiquattro
mesi; b) iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego,
ad eccezione dei soggetti indicati alla lettera d) del primo comma; c)
reddito personale imponibile non superiore a 8.000,00 euro nell’anno
precedente la presentazione dell’istanza; d) non aver maturato i
requisiti per il trattamento pensionistico. Art. 5 (Modalità di accesso
alle prestazioni) l. Per accedere alle prestazioni di cui all’articolo 3
i soggetti in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 4 presentano
annualmente istanza al comunc di residenza, il quale provvede a
trasmetterla al centro per l’impiego territori almente competente. 2. A
seguito della presentazione di cui al comma l il centro per l’impiego
territorialmente competente prende in carico l’istanza. 3. Entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta
regionale, d’intesa con le rappresentanze istituzionali degli enti
territoriali e previa consultazione con le associazioni dei datori di
lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello
regionale, con i servizi di integrazione lavoro disabili e con gli
organismi dei centri per l’impiego che si occupano delle categorie
svantaggiate, con propria deliberazione definisce, su base provinciale,
i criteri per la formazione delle graduatorie, tenendo conto, tra
l’altro, del rischio di esclusione sociale e di marginalità nel mercato
del lavoro, con particolare riferimento al sesso, all’ età, alle
condizioni di povertà o incapacità di ordine fisico psichico e
sensoriale, all’area geografica di appartenenza in relazione al tasso di
disoccupazione, ai carichi familiari, alla situazione reddituale e
patrimoniale del nucleo familiare, alla condizione abitati va, nonché
alla partecipazione ai percorsi formati vi, appropriati alle esigenze
lavorative locali, individuati dalla Regione nell’ambito della
programmazione dell’offerta formati va. 4. Sulla base dei criteri
definiti dalla deliberazione di cui al comma 3, le Province adottano una
specifica graduatoria dei beneficiari delle prestazioni. 5. Le Province
presentano con cadenza annuale, all’assessorato regionale competente in
materia di lavoro, una relazione sull’utilizzo dei fondi erogati dalla
Regione per le finalità di cui all’articolo l. Art. 6 (Sospensione,
esclusione e decadenza dalle prestazioni) l. Nel caso in cui il
beneficiario, all’atto della presentazione dell’istanza o nelle
successive sue integrazioni, dichiari il falso in ordine anche ad uno
solo dei requisiti previsti dall’articolo 4, comma 2, l’erogazione delle
prestazioni di cui all’articolo 3 è sospesa e il beneficiario medesimo è
tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito ed è escluso
dalla possibilità di richiedere l’erogazione di tali prestazioni, pur
ricorrendone i presupposti, per un periodo doppio di quello nel quale ne
abbia indebitamente beneficiato. 2. Si ha sospensione delle prestazioni
qualora il beneficiario: a) venga assunto con contratto di lavoro
subordinato ovvero parasubordinato sottoposto a termine finale; b)
partecipi a percorsi di inserimento professionale. 3. Si ha decadenza
dal beneficio al compimento dell’età di 65 anni ovvero al raggiungimento
dell’età pensionabile; 4. La decadenza dalle prestazioni di cui
all’articolo 3 opera nel caso in cui il beneficiario venga assunto con
un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ovvero nel
caso in cui lo stesso svolga una’ attività lavorativa di natura
autonoma, ed in entrambi i casi, qualora percepisca un reddito
imponibile superiore ai 8.000,00 euro annui. 5. La decadenza opera
altresì nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego
offerta dal centro per l’impiego territorialmente competente. 6. Non
opera la decadenza di cui al comma 5 nella ipotesi di non congruità
della proposta di impiego, ove la stessa non tenga conto del salario
precedentemente percepito dal soggetto interessato, della
professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del
riconoscimento delle competenze formali ed informali in suo possesso,
certificate dal centro per l’impiego medesimo attraverso l’erogazione di
un bilancio di competenze. 7. Nel caso di sospensione o di decadenza
dalle prestazioni il centro per l’impiego territorialmente competente
trasmette i relativi nominativi ai comuni. Art. 7 (Regolamento
regionale) l. La Regione, con regolamento adottato ai sensi
dell’articolo 39, comma I dello Statuto regionale, entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa
consultazione con le rappresentanze istituzionali degli enti
territoriali, con le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
maggiormente rappresentative a livello regionale e con i servizi
integrazione lavoro disabili e con gli organismi dei centri per
l’impiego che si occupano delle categorie svantaggiate, fatta salva la
potestà regolamentare della provincia, in particolare, provvede a: a)
definire i requisiti minimi di uniformità per la regolamentazione dello
svolgimento delle attività previste dalla presente legge; b) definire la
modalità per lo svolgimento dell’attività regionale di controllo e
monitoraggio In ordine all’attuazione della presente legge; c)
individuare le misure delle prestazioni dirette previste dall’articolo
3, comma l, lettera a), calcolate tenendo conto del criterio di
proporzionalità secondo apposite fasce di reddito; d) definire le
modalità di gestione del Fondo regionale per il reddito sociale di cui
all’articolo 8; e) individuare i criteri di riparto delle risorse da
destinare alle province ai fini dell’erogazione delle prestazioni
dirette. (Disposizioni finanziarie) l. Art. 8 (Fondo regionale per il
reddito sociale) Per le finalità di cui alla presente legge è istituito,
nell’ambito dell’UPB 11.2.002 (Investimenti in favore dell’occupazione),
un apposito capitolo di spesa denominato: “Fondo regionale per il
reddito sociale” con uno stanziamento pari ad euro 4.000.000,00. 2. Alla
copertura degli oneri di cui al comma l si provvede mediante una
riduzione di pari importo dell’UPB 08.2.002 (Fondo unico regionale per
le attività produttive industriali). 3. Per gli anni 20 lO e 20 Il
l’entità della spesa sarà determinata annualmente con la legge
finanziaria regionale, ai sensi dell’articolo 27, comma 3, lettera c)
della vigente legge regionale di contabilità. 4. Le province e i comuni
nei limiti dei propri bilanci possono contribuire al finanziamento del
Fondo per il reddito sociale nell’ambito dei territori di loro
competenza.

Aumenta precarietà e povertà

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