A Perugia riuniti 110 delegati della Federazione sindacati indipendenti

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Consiglio nazionale per analizzare la situazione politica e pianificare azioni future – In Umbria circa 3mila iscritti e terza forza sindacale nel comparto sanità

(umbriajournal.com) by Avi News PERUGIA – Si sono ritrovati in 110 da tutta Italia, tra segretari territoriali e nazionali, coordinatori nazionali di categoria e regionali dei comparti contrattuali, a seguire i lavori del Consiglio nazionale della Federazione sindacati indipendenti (Fsi) che si è aperto venerdì 12 giugno a Perugia, al Best western hotel Quattrotorri. Tre giornate di dibattito, analisi e pianificazione organizzativa, fino a domenica 14 giugno, che dovranno servire a capire l’attuale situazione politica e preparare l’organizzazione sindacale ad affrontare le sfide future. L’assemblea, che vede la partecipazione dei segretari nazionali Paride Santi, Vincenzo Mervoglino, Angelo Greco, Carlo Trombetti, Raimondo Leotta e Michele Schinco, è presieduta dal segretario generale dell’Fsi Adamo Bonazzi. “È un momento molto delicato – ha commentato Bonazzi –. Il governo Renzi ha deciso di mettere in campo molte riforme tra cui quella della Costituzione e della Pubblica amministrazione. Ciò incide moltissimo sui lavoratori che rischiano di essere coinvolti senza un piano coerente e preciso. Vogliamo capire la strada che si vuole intraprendere. Sono invece chiari i disegni di legge avanzati: mani libere al governo per fare quello che vuole”. Dall’analisi generale si è quindi passati ai singoli ambiti della Pa, settore questo in cui opera l’Fsi, con un occhio di riguardo alla sanità, comparto in cui la Federazione è particolarmente attiva e presente. “Innanzitutto – ha affermato il segretario generale – c’è il problema che il Patto della salute 2014-2016 è stato assunto in totale divergenza con quelle che erano le leggi dello Stato, in particolare la legge Balduzzi. Si sposta la sanità nel territorio ma senza un piano preciso. Inoltre, i piani sanitari regionali sono quasi tutti inadeguati rispetto al Patto stesso e manca una legge sui Livelli essenziali di assistenza. Il problema è economico ma si riflette su lavoratori e cittadini che sono sempre più stanchi di vedere le loro tasse buttate in riforme inutili”. Quindi le soluzioni prospettate. “Abbiamo avanzato – ha spiegato Bonazzi – dei disegni di legge per quanto riguarda l’infermiere di famiglia e l’operatore socio sanitario che prevedono l’inserimento tra le professioni sanitarie e lo sviluppo di carriera di una figura che sia anche in grado di agire autonomamente a livello domiciliare. Oggi c’è solo il medico di famiglia. È poco, rispetto a ciò che serve, se si vuole spostare la medicina sul territorio”. Le due proposte di legge sono state, nei mesi scorsi, presentate anche in Umbria, regione dove l’Fsi conta circa 3mila iscritti e dove, nel comparto sanità, alle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu, la Federazione si è affermata, per numero di voti, come terza forza sindacale. “Stiamo facendo un ottimo lavoro – ha dichiarato infine il segretario Bonazzi –. Di natura organizzativa, con sei sedi sparse nel territorio umbro che danno risposte ai cittadini, ma anche politico. Ogni giorno, nei posti di lavoro, i nostri rappresentanti si scontrano e confrontano con le amministrazioni, aprendo una forte dialettica a livello regionale”.

Nicola Torrini

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