Voucher, Uil Umbria denuncia un loro utilizzo ingiustificato

Il rapporto del sindacato sul primo trimestre: venduti nella regione 432mila buoni lavoro – Bendini: Intervenire sul fenomeno del lavoro accessorio. Si rischia di andare fuori controllo

(umbriajournal.com) by Avi News PERUGIA – Il secondo Rapporto nazionale Uil sul lavoro occasionale accessorio, aggiornato al primo trimestre del 2016, dimostra, ancora una volta, un costante elevato impiego di questo istituto retribuito attraverso i cosiddetti ‘buoni lavoro’ o ‘voucher’: in Umbria, solo tra gennaio e marzo, sono stati venduti 432.167 voucher di cui 345.734 nella provincia di Perugia e 86.433 in quella di Terni. “I numeri – commenta Claudio Bendini, segretario confederale di Uil Umbria – sono chiari ed emblematici, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Se quando è stato introdotto, 13 anni fa, lo strumento del lavoro accessorio doveva servire a regolarizzare una prestazione essenzialmente di natura occasionale ed era rivolto soprattutto a giovani e pensionati quasi sempre retribuiti in nero, negli ultimi anni, la politica e il legislatore hanno prodotto norme che hanno gradualmente allargato la legittimazione del suo utilizzo e il campo di applicazione. Attraverso la Riforma Fornero del 2012 è stato superato il concetto di ‘occasionalità e accessorietà’ delle prestazioni, collegando così la nozione di lavoro accessorio unicamente al riferimento del compenso annuale in capo al prestatore di lavoro. Ciò ha dato la possibilità di utilizzarlo tutti i giorni, in maniera continuativa”. Dal 2008 al 2015, sempre secondo il rapporto Uil, in Umbria si è, infatti, passati da 7.541 a 1.971.175 voucher venduti annualmente. Un incremento esponenziale che si registra anche a livello nazionale con i buoni lavoro venduti che sono passati dai 536mila del 2008 ai 115milioni del 2015.

Il funzionamento e la legislazione sui voucher. Il voucher ha attualmente un valore nominale e orario di 10 euro lordi (comprensivi di un 13 per cento di contribuzione previdenziale alla gestione separata Inps, una copertura assicurativa Inail del 7 per cento e un contributo per il concessionario del servizio pari al 5 per cento da destinare all’Inps), di cui 7,50 euro netti vanno al prestatore di lavoro. L’unico limite all’impiego dei buoni lavoro è quello economico per cui il prestatore di lavoro non può superare il tetto di compenso dei 7mila euro netti l’anno (prima del giugno 2015 il tetto era 5mila euro netti l’anno), indipendentemente dal numero di committenti per cui lavora. “Al contrario – spiega su questo punto Bendini –, il singolo committente non ha limiti di sorta e potrebbe avere tutta la forza lavoro con lo strumento del voucher senza motivo di stipulare un contratto a tempo determinato full-time, con tutti gli oneri e i costi che ciò comporta ma anche con tutte le tutele e garanzie che, invece, spetterebbero al lavoratore. Questo è il primo ma non l’unico problema”.

Le richieste di Uil. “Noi non chiediamo di abolire i buoni lavoro – conclude il segretario regionale di Uil – ma, per non rischiare di andare fuori controllo, di riportarli alla loro funzione originaria e vederne la tracciabilità. I voucher dovrebbero, cioè, essere utilizzati solo per lavori occasionali e per fare emergere il lavoro nero, dovrebbero essere lasciati solo in alcuni settori quali giardinaggio, pulizia, lavori domestici, agricoltura, manifestazioni sportive e culturali. Esistono, infatti, altre forme di flessibilità ma con più tutele come i contratti stagionali e a tempo determinato. Va, inoltre, ridotto il tetto del compenso annuale per i lavoratori e previsto un limite annuo anche per il committente”.

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