Lavorare il Primo Maggio, le voci dei lavoratori

lavoratoriPERUGIA – In Umbria a tante donne e tanti uomini del settore commercio. Una scelta che la Filcams Cgil contesta fermamente, tanto da aver proclamato, come per il 25 Aprile, una giornata di sciopero regionale anche per il Primo Maggio. E oggi, 29 aprile, presso l’hotel Europalace di Todi circa 80 delegate e delegati da altrettanti posti di lavoro di tutta la regione si sono incontrati per discutere con il sindacato, alla presenza della segretaria nazionale Maria Grazia Gabrielli, dello sciopero e della battaglia contro le aperture domenicali e festive. Aperture senza regole, praticate ormai in maniera diffusissima, come fossero la normalità, anche in Umbria.

Le testimonianze

Sandra Pagnotta è una lavoratrice dell’Eurospin di Passignano
“Noi siamo stati aperti il 25 aprile e lo saremo anche il primo maggio anche se quest’anno siamo state fortunate perché l’apertura sarà solo per mezza giornata. Il negozio è aperto anche tutte le domeniche, senza eccezioni. Praticamente, si fa prima a dire quando siamo chiusi: Natale, Santo Stefano, Pasqua e primo dell’anno”. Di malessere per questa situazione ce n’è tanto, ma “la risposta dei lavoratori non viene perché siamo divisi, ogni punto vendita ragiona per sé e poi c’è tanta paura nel fare sciopero perché si temono spostamenti o altri provvedimenti da parte dell’azienda”.

Carolina Zucchini è una lavoratrice di Media World all’interno del centro commerciale di Collestrada
“Noi abbiamo la fortuna che Coop, proprietaria di tutto lo stabile, ha deciso la chiusura per 25 aprile e primo maggio, quindi ci accodiamo. Ma la situazione non è certo facile: pochi iscritti al sindacato, tanta paura, niente scioperi. I colleghi mi dicono sempre che la battaglia è giusta, si lamentano di dover lasciare i figli a casa la domenica, poi però non reagiscono. C’è la crisi, io li capisco, ma alla fine si ha paura anche di esercitare i propri diritti. Molti non si iscrivono al sindacato perché poi chi fa le buste paga se ne accorge… la realtà è che dobbiamo svegliarci”.

Laura Chiavini è una lavoratrice di Coop Centro Italia, negozio di Umbertide
“Noi siamo oggettivamente fortunati, abbiamo un accordo firmato che ci garantisce per ancora un po’ di tempo una maggiorazione dell’80% del lavoro domenicale e festivo e anche la volontarietà. In più, i superfestivi siamo sempre chiusi, mentre altre catene, per esempio, erano aperte anche il lunedì dell’angelo. Il fatto è che la nostra è un’azienda molto sindacalizzata e questo fa sì che il rispetto delle regole sia praticato meglio che in molte altre realtà. C’è un riconoscimento del sindacato, non solo formale. Naturalmente, questo non vuol dire che siano tutte rose e fiori, anche da noi c’è comunque un timore diffuso e malcelato tra i lavoratori, che fa sì che i diritti non vengano pretesi fino in fondo. Tanti colleghi che in privato protestano e si lamentano, quando poi è il momento di affermare un diritto si tirano indietro. Al tempo stesso, credo che il nostro sindacato, l’unica forza sociale ancora presente sul territorio, debba avviare una riflessione sugli strumenti di protesta e di comunicazione che ha a disposizione. Lo sciopero, da solo, non basta più, perché tante colleghe, precarie e con stipendi da fame, non posso farlo anche se vorrebbero.

Ilaria Todaro è una lavoratrice del gruppo Coin di Terni
“L’unica nota positiva è che il Primo Maggio saremo chiusi. Ero pronta a incatenarmi davanti al negozio se avessero provato ad aprire e sono convinta che stavolta le colleghe mi avrebbero seguito. Detto questo, il 25 aprile abbiamo aperto, come facciamo ormai tutte le domeniche. Lo sciopero è giusto, ma va costruito per tempo. Da noi lo scorso anno il 25 aprile è riuscito, proprio perché c’era stato un lavoro importante nelle settimane e nei mesi precedenti. Ma poi il percorso deve continuare, non ci si può fermare a queste due date. La nostra deve diventare una battaglia che si combatte tutto l’anno. E così come l’intera città di mobilita per le acciaierie, è necessario trovare la solidarietà di tutti i lavoratori anche per questa causa di civiltà”.

Valentino Cornici è un lavoratore dell’Ipercoop di Terni
“Per me vale il discorso fatto dalla collega di Umbertide. Noi siamo fortunati se guardiamo al resto del mondo che ci circonda. Tuttavia, l’accordo firmato in Coop sulle domeniche non è stato accolto molto bene dai lavoratori, perché adesso comunque 17 domeniche all’anno sono obbligatorie, più quelle di dicembre. E poi, prima ce le pagavano come straordinario con la maggiorazione, quindi con 5-6 ore potevi guadagnare 120-130 euro, adesso c’è solo la maggiorazione dell’80%. Ma soprattutto dobbiamo denunciare il fatto che il progetto di rilanciare i consumi aprendo sempre è fallito. La realtà è che per attirare clienti la domenica si devono fare delle superofferte, altrimenti si va sotto. L’esperienza mi dice che rispetto a prima non è aumentato niente, se non il malessere dei lavoratori. E credo che in questo periodo elettorale dovremmo chiedere risposte chiare alla politica: cosa ne pensano di questo fallimento? Non è arrivato il tempo di ripensare una strategia insensata come questa? Di certo, i lavoratori del commercio non solo lavoratori di serie B. E allora, se si vuole liberalizzare tutto, che la domenica aprano anche gli asili, le banche e gli uffici pubblici”

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