Latte: allevatori umbri chiedono etichettatura origine prodotti

Da sinistra Carlo Catanossi, Fernanda Cecchini, Luca Panichi, Diego Furia, Giorgio Apostoli, Stefano Pignani

Convegno di Ara Umbria su futuro del settore dopo abolizione delle quote dal primo aprile – In Umbria 120 stalle e 90% di latte prodotto nel mercato con Gruppo Grifo Agroalimentare

(umbriajournal.com) by Avi News PERUGIA – “Con l’abolizione delle quote latte rischiamo di essere inondati da latte straniero, prodotto a un costo bassissimo, che potrebbe provocare un grave squilibrio economico”. È questo l’allarme lanciato da Luca Panichi, presidente dell’Associazione regionale allevatori dell’Umbria (Ara Umbria) in occasione del convegno ‘Il settore latte dopo le quote’ che, mercoledì 15 aprile, ha visto decine di allevatori incontrarsi nella sede di Perugia del Gruppo Grifo Agroalimentare per discutere del futuro del comparto a seguito della sua liberalizzazione e della fine, dopo 30 anni, del regime di quote, a partire dal primo aprile. “Ci sono aziende straniere multinazionali che stanno facendo cartello – avverte Panichi –. Quello che noi possiamo fare per tutelarci, e che sta già facendo Coldiretti, è una denuncia all’antitrust e la richiesta in maniera inderogabile alla politica dell’etichettatura obbligatoria dei prodotti. A oggi, esiste solo per il latte fresco ma va estesa anche per quello a lunga conservazione”. Presenti all’incontro, oltre a Panichi, Carlo Catanossi, presidente del Gruppo Grifo Agroalimentare, Fernanda Cecchini, assessore alle politiche agricole e agroalimentari della Regione Umbria, Giorgio Apostoli, responsabile zootecnia di Coldiretti, Diego Furia, direttore di Coldiretti Umbria, e Stefano Pignani, direttore di Ara Umbria. “Ci sono Paesi come Irlanda, Olanda e Germania – ha spiegato Apostoli – che hanno già avvertito che aumenteranno notevolmente la loro produzione. Noi non possiamo competere sui costi. La nostra unica forza è la territorialità e questa può essere messa in luce solo se messa in evidenza sulle etichette dei prodotti lattiero caseari. La metà della produzione italiana è già dentro i parametri della Dop e dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani ma un altro 50 per cento, non riconoscibile, resta alla mercé di tutti”. Catanossi ha quindi portato l’esempio del lavoro portato avanti in questo ambito dalla cooperativa da lui presieduta. Cooperativa, il Gruppo Grifo Agroalimentare, che commercializza circa il 90 per cento del latte prodotto in Umbria da circa 120 stalle. “Noi siamo abbastanza pronti agli scenari futuri – ha affermato –. Già da tempo, infatti, stiamo marchiando con l’origine i nostri prodotti, come il latte fresco Uht 100% Umbria, la mozzarella dell’Appennino Umbro Marchigiano o i formaggi di Norcia. Come Grifo vogliamo dare un ‘vestito’ e un’identità ai nostri prodotti”. “A livello nazionale e comunitario – ha aggiunto Catanossi – sarebbe però indispensabile che ci fosse una dichiarazione di origine obbligatoria su tutte le produzioni lattiero casearie. I consumatori hanno diritto di scegliere cosa comprare. Ciò, però, non può avvenire liberamente se non si conosce bene cosa si consuma”. “Negli ultimi 30 anni – ha commentato infine Panichi – il comparto si è assottigliato di ben quattro quinti. Le stalle umbre stanno resistendo anche grazie a un ricambio generazionale e al fatto che il Gruppo Grifo ha puntato sul legame col territorio. Chi consuma latte Grifo sa che proviene da allevatori umbri e questo viene riconosciuto e magari pagato con un prezzo più adeguato dal consumatore. Nel momento in cui ci sarà un’etichettatura obbligatoria per tutti noi saremo pronti a fronteggiare il mercato globale con la nostra identità”.

 

Nicola Torrini

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