Italia Nostra e WWF, attacco epocale alla cascata delle Marmore

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Dopo aver accumulato centinaia di milioni di debiti, dopo aver subito improbabili lezioni da un top management lesto a sgattaiolare via, dopo aver trovato un migliaio di poveri capri espiatori, la vergogna prosegue su altri delicatissimi fronti, ben noti alle scriventi associazioni: Thyssen Krupp ha comunicato ufficialmente alla Provincia di Terni l’avvio lavori per ampliare le proprie discariche in direzione della Cascata delle Marmore.

E’ l’ennesima grave offesa alla città e all’Italia. Si tratta di un attacco epocale alla Valnerina e al pregiato sito naturalistico della Cascata, candidato a Patrimonio Mondiale UNESCO.

L’azienda tedesca dunque si spinge più in là di sempre, infrangendo l’ultimo tabù, colpendo in modo irreversibile anche beni viceversa indisponibili e inviolabili. NON GLIELO CONSENTIREMO. Un’impresa che si muove con una tempistica schizoide: documenti attestano che la comunicazione dell’ ‘avvio lavori’ di espansione è stata trasmessa due soli giorni prima (15 luglio) rispetto all’annuncio dell’espulsione di circa 1.000 lavoratori (17 luglio). Un doppio assalto per alcuni aspetti contraddittorio, ma dalle conseguenze parimenti catastrofiche.

Alla luce di tali fatti, appare ancor più urgente e indifferibile espungere il consiglio di amministrazione TK-AST conformemente alle nuove disposizioni legislative nazionali prodotte in questi anni, procedendo quindi al rapido commissariamento dell’azienda da parte del Governo, allontanando serenamente tutti i componenti del board, ripristinando lo Stato di diritto e mantenendo gli attuali livelli occupazionali, salvo l’applicazione di sanzioni civili, amministrative e penali a carico di coloro cui fossero riconosciute puntuali responsabilità nell’esercizio operativo.

La Provincia, tuttora competente in materia di discariche, per parte sua deve subito ritirare l’ampliamento delle aree di stoccaggio, autorizzato nel 2005: dopo quanto scoperto con la vicenda del tunnel ‘Tescino’, dopo aver registrato rilevanti concentrazioni di metalli pesanti nelle falde superficiali e profonde della discarica, dopo aver accertato la mancanza di uno studio idrogeologico certo e condiviso, è inspiegabile che tuttora vi sia quell’autorizzazione.

Ci rivolgeremo frattanto pure alla Procura della Repubblica al fine di verificare la correttezza delle condotte assunte dall’azienda in tale occasione, azienda che, anziché far luogo al recupero delle scorie –esistono già operatori locali dotati di certificazione europea- anziché generare nuova occupazione come richiedeva l’A.I.A., insiste bellamente nella pretesa di gettare sine limite le scorie nel cuore delle nostre colline.

Naturalmente sarà anche immediatamente informato via PEC il Ministero dell’Ambiente, unico ente competente su siti come questo, poiché –lo ricordiamo- ci troviamo, da un lato, alle porte di un sito ad alto interesse naturalistico; dall’altro, in un’area di Interesse nazionale per le bonifiche (S.I.N.), tra le 47 più ammorbate d’Italia: una nuova attività fortemente inquinante sarebbe totalmente insostenibile laddove, da 15 anni, si attendono forti misure di risanamento. Una scelta illogica, antieconomica, pericolosa e paradossale. Una scelta contro la ragione e contro l’Italia

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