Tagli e diminuzioni di fondi Personale tecnico fondamentale

Inaugurazione anno accademico intervento Adriano Ferranti

Tagli e diminuzioni di fondi Personale tecnico fondamentale

Tagli e diminuzioni di fondi Personale tecnico fondamentale

EMagnifico Rettore, Illustre Consigliere Davigo, Autorità Accademiche e Istituzionali, Corpo docente, Studenti, Cari Colleghi, Signore e Signori, su invito di questa Amministrazione ho il piacere e l’onore di parlare a nome del Personale Tecnico Amministrativo Bibliotecario e Cel. L’Università pubblica italiana vive oggi un momento storico di cambiamento e trasformazione, la diminuzione dei finanziamenti pubblici, il taglio dei fondi statali per borse e alloggi, un calo a livello nazionale del 20%, negli ultimi 10 anni, dei diplomati che scelgono di intraprendere il percorso universitario, chiamano gli atenei alla ricerca di un rinnovamento e di moderne strategie per continuare ad essere il motore della crescita economica, sociale e politica del paese.

Senz’altro essenziali in questa prospettiva sono la collaborazione, i buoni rapporti e le sinergie con gli Enti Locali ed Istituzionali in quanto: il bene dell’Università è il bene dell’intera Regione. Qualità didattica, intesa come spendibilità delle competenze acquisite, internazionalizzazione, servizi agli studenti, una digitalizzazione efficace, la crescente necessità di uno stretto rapporto con le imprese, l’implementazione e lo sviluppo di relazioni e partnership che consentano all’istituzione universitaria di comprendere le esigenze e le specializzazioni richieste dal mercato per adeguare la propria offerta formativa, realizzando in ottica nazionale ed internazionale nuovi canali di transito verso il mondo del lavoro.

Questi sono solo alcuni degli appuntamenti in agenda per i prossimi anni. Grandi impegni quindi, per i quali risulta imprescindibile l’apporto ed il ruolo del Personale Tecnico Amministrativo, che sarebbe miope considerare semplicemente come un costo di funzionamento o una cornice all’attività di didattica e ricerca, ma che deve essere gestito e valorizzato come capitale umano con il suo bagaglio di competenze, necessario ed indispensabile per raggiungere nuovi traguardi.

Un recente studio dell’Eurispes ha reso noto che in Italia si contano 58 impiegati nella Pa ogni 1.000 abitanti contro i 135 della Svezia, i 94 della Francia, i 92 del Regno Unito, i 65 della Spagna e i 54 della Germania. Inoltre, segnala sempre il rapporto, negli ultimi 10 anni l’Italia ha visto diminuire i propri dipendenti pubblici del 4,7%, mentre tutti gli altri hanno assunto: +36,1% in Irlanda, +29,6% in Spagna, +12,8% in Belgio e +9,5% nel Regno Unito.

Troppo spesso, anche negli ultimi giorni, sentiamo discorsi sull’inefficienza e sulla scarsa produttività della Pubblica Amministrazione in Italia, una corrente mediatica che stigmatizza il dipendente pubblico in quanto tale senza entrare nel merito dei problemi, senza indagare i modi per restituire la dignità di “risorsa” ai lavoratori del Pubblico Impiego. Il problema non sono i lavoratori, in quanto persone dipendenti da un soggetto pubblico, ma la loro gestione ed organizzazione. In questo contesto quindi ci rivolgiamo al Magnifico Rettore ed alla governance d’Ateneo perché sappiano agire in controtendenza utilizzando gli strumenti necessari a restituire al Personale Tecnico Amministrativo motivazione, orgoglio e senso di appartenenza all’Istituzione in cui lavorano.

Nessun miglioramento sarà possibile senza l’attenzione verso i lavoratori che devono essere consapevoli degli obiettivi, valorizzati e formati con le competenze necessarie allo sviluppo del sistema Università. Quello che il personale si aspetta, soprattutto in questo momento storico di carenza di risorse, con un impianto normativo sempre più stratificato e complesso, è un grande sforzo da parte della nostra Università, un’attenzione al benessere lavorativo che riesca a garantire un ambiente dinamico, meritocratico che sappia trarre i migliori risultati, nuove idee ed un impegno fattivo da parte dei lavoratori.

Ci aspettiamo una revisione dello Statuto che torni a comprendere una rappresentanza del Personale Tecnico Amministrativo Bibliotecario e Cel in seno al Consiglio di Amministrazione, per seguire e contribuire alle scelte di gestione con la prospettiva di chi dentro l’Università ci lavora, conosce le procedure e le problematiche, vivendo ed occupandosi quotidianamente di amministrazione.

Ci aspettiamo un progetto per la formazione del personale, che si occupi delle nuove procedure amministrative e digitali per la programmazione e rendicontazione della ricerca e della didattica, della contabilità, percorsi di approfondimento e specializzazione per i tecnici, ma anche di corsi sulla gestione del personale, sul management, sulla comunicazione ed il rapporto con l’esterno, una formazione che metta chi lavora nelle condizioni di conoscere i processi e gli obiettivi, riconoscere le criticità e proporre miglioramenti. Ci aspettiamo di giungere alla definizione dei Contratti integrativi d’Ateneo in anticipo rispetto all’annualità di competenza, perché solo in questo modo un contratto aziendale può produrre gli effetti di motivazione propri di questo istituto. Perché ogni lavoratore abbia la consapevolezza ex ante di quali sono le attività e le funzioni riconosciute come destinatarie di incentivi.

Ci auguriamo per il 2016 di giungere ad un accordo che consenta l’attivazione delle progressioni orizzontali, anche in risposta ad un blocco contrattuale di comparto che dura ormai da quasi dieci anni.

Ma soprattutto, la nostra grande preoccupazione è per i tanti Colleghi con contratti a tempo determinato, tra cui i Collaboratori Esperti Linguistici, che vivono oggi un momento drammatico, per effetto del blocco delle proroghe, delle complesse ed esigue procedure di stabilizzazione, e di una giurisprudenza che afferma l’impossibilità di perpetrare rapporti a tempo determinato per più di trentasei mesi, partendo dal principio fondamentale che oltre tale periodo non si può più parlare di esigenze temporanee ma andrebbero previste assunzioni a tempo indeterminato. Questo stesso principio, sancito da fonti primarie e da norme fondamentali a difesa dei lavoratori, oggi diventa un limite, anche legislativo, che riduce la possibilità di prorogare i contratti. In sintesi i precari “storici” si sentono dire: hai una competenza sulla quale si è investito, anche in percorsi di formazione nel corso degli anni, tanta esperienza, troppa anzianità di servizio, e per questo motivo non puoi più lavorare.

È vero, questa Amministrazione non ha creato nuovo precariato, oggi però la nostra speranza è che la nuova governance si senta responsabile dell’intera Università ricevuta in gestione, un Ente nel quale i tanti precari rappresentano una forza, un valore oggi e per il futuro. Lavoratori, ma in primo luogo persone con la loro storia, con famiglie, mutui ed una futuro sempre più incerto. Abbiamo tutti un debito di riconoscenza con i tanti giovani in questa situazione, Colleghi che hanno dedicato dieci, quindici, venti anni della loro vita all’Università, che reggono con il loro lavoro uffici e centri, con competenze specialistiche e rapporti consolidati con le strutture ed i docenti. A nome loro e di tutto il personale Tecnico, Amministrativo, Bibliotecario e Cel porgo a tutti i migliori auguri per questo nuovo Anno Accademico.

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