Inaugurazione anno Accademico, le “bacchettate” del Rettore, Franco Moriconi

Uno sguardo desolato alla situazione del sistema universitario nazionale dopo anni di politica sconsiderata

Inaugurazione anno Accademico, le "bacchettate" del Rettore, Franco Moriconi

Inaugurazione anno Accademico, le “bacchettate” del Rettore, Franco Moriconi

Eccellenze, Autorità civili, militari e religiose, illustri Colleghi, cari Studenti, Personale Tecnico-Amministrativo, Bibliotecario e CEL, Signore e Signori, Vi ringrazio per aver voluto oggi essere vicini all’Università di Perugia, partecipando alla cerimonia dell’inaugurazione simbolica dell’Anno Accademico 2015-2016, che tradizionalmente costituisce un’occasione di festa per la nostra comunità e insieme un momento di riflessione sullo stato e sulle prospettive del nostro Ateneo. Prima di tutto, però, permettetemi di ringraziare il dott. Piercamillo Davigo, Consigliere di Cassazione, che ci reca l’onore e il privilegio della Sua presenza, e che arricchirà con il contributo illustre del Suo discorso questo nostro incontro.

Abbiamo deciso di rivolgerci a Lui, in quanto tenace e illuminato rappresentante delle migliori energie intellettuali della nostra nazione, che negli anni confusi e disordinati che da troppo tempo il nostro paese sta attraversando, non hanno mai cessato di tenere viva l’attenzione sugli obiettivi dell’affermazione diffusa della legalità e, in generale, sulla necessità sempre più urgente della costruzione di una limpida e condivisa etica pubblica e civile.

Con questo spirito ci accingiamo ad ascoltare le sue parole, perché i suddetti obiettivi rappresentano dei fini essenziali per la salvezza del nostro paese e, a nostro avviso, costituiscono parte integrante e irrinunciabile dell’azione educativa dell’Università.

Ma non possiamo aprire questa cerimonia senza rivolgere uno sguardo, purtroppo desolato, alla situazione in cui è stato colpevolmente gettato il sistema universitario nazionale da tanti anni di politica sconsiderata. Proprio per denunciare la situazione davvero drammatica, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane ha organizzato il 21 marzo scorso, in tutte le città universitarie italiane manifestazioni pubbliche per rendere tutti partecipi dello stato di difficoltà enorme in cui sono stati condotti i nostri Atenei. Dal documento ufficiale redatto dalla CRUI vorrei scegliere alcuni dati che offrono una sintesi chiara dei risultati e delle conseguenze delle scelte politiche, che ormai da troppo tempo stanno danneggiando gravemente il sistema universitario nazionale. Rispetto al PIL l’Italia destina al sostentamento del sistema universitario lo 0,4%, a fronte dello 0,51% del Regno Unito, dello 0,73% della Spagna, dello 0,98% della Germania, dello 0,99% della Francia.

Per essere ancora più chiari possiamo dire che nel 2010 in Italia la spesa per studente è stata di 9580 dollari, che equivale al 30% in meno rispetto alla spesa media dei paesi OCSE, ovvero del 40% in meno di nazioni quali Francia, Regno Unito e Belgio, o ancora del 50% in meno dei paesi del Nord Europa. Come hanno reagito paesi leader in Europa quali Francia e Germania di fronte alla crisi economica? Ecco, tra il 2010 e il 2013, la Francia ha aumentato i fondi pubblici destinati all’Università e alla Ricerca del 3,6%, mentre la Germania ha elevato il finanziamento del 20%: appare chiara l’idea diffusa in quei Paesi che il sistema universitario è una risposta alla crisi, una via per il progresso delle nazioni. Bene, a fronte dei suddetti aumenti, negli stessi anni l’Italia ha ridotto i propri fondi del 9,9%.

Ma, se estendiamo il calcolo a partire 7 dal 2008, la riduzione del finanziamento pubblico italiano per l’università sale al 18,7%. Credo che vi sia poco da commentare. Le ferite inferte al sistema universitario appaiono trasversali alle componenti del sistema stesso, e in alcuni casi perfino oltraggiose: cosa pensare del fatto che rispetto al 2008 i fondi a sostegno degli studenti e per il diritto allo studio siano stati decurtati del 15,8%, a fronte di una crisi economica che sta provocando una diminuzione complessiva delle iscrizioni? Si auspica forse un ritorno a un’università che seleziona per ceto sociale e non per merito? Ci chiediamo, inoltre, quale sia il significato della pervicace politica di blocco del turn-over, che ha fatto sì che in sette anni il personale docente sia diminuito di quasi 11.000 unità e il calo complessivo del personale universitario consista nel 13%, rispetto a una diminuzione media dei dipendenti pubblici del 5%.

Una scelta, per altro, che sta impedendo a molti giovani meritevoli l’accesso ai ranghi della carriera universitaria. E, voglio aggiungere, ci sembra davvero ignominiosa la scelta riservata al solo personale universitario di non introdurre forme di almeno parziale compensazione a fronte dei cinque anni di assoluto blocco degli scatti retributivi. Una decisione particolarmente odiosa, non solo perché si ripercuote più gravemente sui più giovani, ma perché isola l’università, indicandolo come un settore da colpire, anziché un’opportunità da coltivare e da far crescere. Per questi motivi è ora di dire basta, di porre fine a un vaniloquio politico che maschera un’azione sconsiderata nei confronti dell’intero sistema universitario nazionale, e che a volte ci appare quasi come irrisoria e di scherno nei confronti di un’istituzione dal cui funzionamento, invece, dipende il futuro della nazione.

Non ci stancheremo di ribadirlo: non si tratta esclusivamente di investire una 8 quantità maggiore di risorse sull’Università, che pure appare un fatto fondamentale, ma anche di riassegnare dignità a un sistema vitale per il paese. Né possiamo dimenticare una dinamica di valutazione sempre più macchinosa, farraginosa e dispendiosa, che costringe a sperperare troppe risorse in percorsi burocratici di dubbia utilità, sottraendole invece alla didattica e alla ricerca. La necessità di ripensare il sistema di valutazione appare, dunque, come immediata e irrinunciabile. Queste mie parole potrebbero forse sembrare fuori luogo in un contesto ufficiale come la cerimonia odierna, ma la gravità della situazione richiede un impegno da parte di chiunque abbia a cuore le sorti del sistema dell’alta educazione e della ricerca del paese, senza il rilancio del quale appare davvero impossibile non solo superare le asperità di questa grande crisi economica, ma anche e soprattutto far progredire eticamente e culturalmente l’intera nazione.

Passando alla situazione del nostro Ateneo, del resto non scindibile dall’andamento del contesto nazionale, desidero affrontare prima di tutto le due questioni critiche più dolorose e urgenti, che non appaiono svincolate dall’andamento complessivo della nostra Università; vale a dire lo sforamento dell’indicatore economico ministeriale cosiddetto dell’80% e la dolorosa questione del personale precario.

Come sappiamo tutti, lo scorso anno l’Università di Perugia, ha subito una decurtazione nel Fondo di Finanziamento Ordinario anche a causa del superamento del limite sopra ricordato, raggiungendo la quota dell’81,6%. Tra le cause primarie di tale sforamento vi è sicuramente la contrazione degli introiti relativi alle tasse, causato dalla progressiva e consistente diminuzione degli studenti, a fronte di spese fisse non ulteriormente contraibili. Alla luce di questo dato, e 9 delle sue perniciose conseguenze, il rammarico per il troppo silenzio che circondò il progressivo e incontrastato calo degli studenti, si trasforma in rabbia, perché è oggi, nel momento in cui le conseguenze di quella dissennata politica hanno preso corpo, che la nostra Istituzione, in primo luogo, ma anche il territorio, pagano le dolorose conseguenze.

Per questo, come vedremo tra poco, abbiamo moltiplicato lo sforzo ai fini di un netto miglioramento della didattica e, in generale, di una trasformazione dell’Ateneo. Ne è testimonianza in primo luogo il conseguimento, come prima Università italiana, dell’accreditamento ANVUR per la qualità della didattica, un traguardo per il quale ringrazio tutti voi. Questo ha comportato, tra l’altro, un adeguamento in termini di qualità e di efficienza di tutta l’offerta formativa.

A conferma di tale impegno sono stati proficuamente raggiunti tutti gli obiettivi prefissati nel Piano Triennale 2013-2015. Una non trascurabile anomalia del nostro Ateneo rispetto all’andamento nazionale, consiste nello sbilanciamento numerico a vantaggio della componente del personale Tecnico-Amministrativo rispetto alla componente del personale Docente. Quest’ultimo fattore rende ancor più complessa l’altra urgente e drammatica realtà, vale a dire l’impossibilità di reiterare, alla luce della normativa sopravvenuta e dei pareri resi dagli organi consultivi della Pubblica Amministrazione, i contratti di un cospicuo numero di persone assunte a tempo determinato, i cosiddetti precari.

Se da un lato deve essere chiaro l’impegno che l’Università di Perugia, grazie anche allo sforzo del Consiglio d’Amministrazione, sta profondendo alla ricerca di un percorso funzionale alla positiva soluzione della problematica, nonostante le evidenti difficoltà, dall’altro deve essere altrettanto chiaro come questa situazione sia in gran parte una delle più gravi 10 eredità lasciate dall’Amministrazione precedente, che condusse, specie negli ultimi anni, una politica imprevidente, i cui effetti oggi brillano per la loro gravità. Voglio ricordarlo, perché un paese progredito e civile non può prescindere dall’assegnazione delle responsabilità, che è sempre esercizio di trasparenza e democrazia.

E voglio ricordare a chi m’invita a chiudere gli occhi sul passato, anche dalle colonne di qualche giornale locale, che senza un’analisi corretta del passato non è possibile la progettazione e la costruzione di un futuro migliore. Di fronte a queste due reali emergenze abbiamo già reagito. In relazione ai lavoratori precari stiamo analizzando tutte le eventualità possibili, al fine di garantire al massimo grado possibile, nel rispetto delle norme, le opportunità di lavoro.

Per quanto riguarda lo sforamento dell’indice dell’80%, gli organi di governo dell’Ateneo hanno assunto una serie di misure volte a far rientrare le spese entro il limite previsto dal Ministero, per quanto l’impatto di questi provvedimenti non abbia mai un riscontro immediato. In questo senso abbiamo agito in varie direzioni e prima di tutto in quella della razionalizzazione dei costi fissi e dell’offerta didattica, in maniera da ottimizzare l’impegno orario dei docenti, ridurre all’essenziale il ricorso ai contratti esterni e contenere il costo degli affidamenti. Anche in questa direzione è andata la scelta di destinare la maggior parte dei punti organico disponibili alla creazione, in poco più di un anno di 92 nuovi posti da professore associato; una scelta, dunque, che non solo ha premiato le aspettative di un buon numero di nostri ricercatori e riequilibrato la distribuzione numerica nelle diverse fasce del corpo docente, ma anche contribuito virtuosamente alla riduzione del costo della didattica.

Proprio questa scelta ci consente ora di dare inizio a una nuova campagna di reclutamento, destinata anche ai professori 11 ordinari. Sempre in funzione del miglioramento degli indicatori economici, abbiamo avviato nuove forme di tutorato al fine di ridurre al massimo il numero degli studenti fuori corso, i quali, al di là di una percentuale fisiologica, denunciano un non corretto funzionamento del percorso degli studi e costituiscono motivo di una rilevante penalizzazione da parte del Ministero. In effetti l’attenzione posta nei confronti degli studenti che non riuscivano a concludere il programma di studi, ha consentito a gran parte di loro di conseguire la laurea, contribuendo nel contempo a un abbassamento del numero totale degli studenti iscritti.

Insieme a ciò, congiuntamente all’impegno dei Direttori di Dipartimento, dei Presidenti di Corso di Laurea e col sostegno decisivo del Presidio di Qualità, abbiamo decisamente migliorato la qualità dell’offerta didattica, allo scopo sia di offrire un servizio qualitativamente sempre più elevato, sia di rendere la nostra Università sempre più attrattiva. Direi che proprio in questo ambito, insieme alla grande efficacia di un’attività di orientamento diffusa, accurata e capillare quanto mai, abbiamo raggiunto risultati di grande rilievo, di cui, consentitemi, vado particolarmente orgoglioso.

Nonostante un preoccupante andamento nazionale, che vede in calo le immatricolazioni, dall’anno accademico 2013-2014 l’Università di Perugia ha visto crescere progressivamente il numero degli studenti iscritti al primo anno, invertendo, tra l’altro, una tendenza negativa che durava da troppo tempo. Così, se nell’anno accademico 2013- 2014 abbiamo registrato 5655 nuovi iscritti, considerando il primo anno di tutti i corsi di laurea, nell’anno accademico 2014-2015 siamo saliti a 5859, per raggiungere nell’anno accademico 2015-2016, a iscrizioni non ancora chiuse, i 6063 nuovi iscritti. Non è un risultato da 12 poco.

Lo affermo non per sottolineare meriti che non ho, ma affinché prendiamo coscienza che con l’impegno di tutti, con la disponibilità al cambiamento, le nostre potenzialità ci consentono di aspirare a un ruolo sempre più rilevante nell’ambito del sistema universitario nazionale. Insieme ci stiamo riuscendo. Tale consapevolezza ci deve spingere a continuare lungo questa strada di risultati e di soddisfazioni. Non possiamo dimenticare il contributo a questo successo dato dal carattere generalista che caratterizza da secoli il nostro Ateneo e a cui vogliamo strenuamente mantenerci fedeli, e dalla presenza capillare dell’Ateneo sul territorio regionale con 10 corsi di Laurea a Terni, Narni, Assisi e Foligno, grazie anche al significativo sostegno delle amministrazioni locali, e che potremmo eventualmente estendere ulteriormente, perché consideriamo regione e Ateneo due realtà che è auspicabile collaborino in maniera sempre più stretta. Né voglio tacere il carattere sempre più internazionale della nostra offerta didattica, con i 13 corsi di laurea che consentono il conseguimento del doppio titolo, italiano e straniero, o dei 4 corsi di laurea svolti integralmente o parzialmente in inglese.

Non si tratta di allori di cui vantarsi, ma certamente di risultati fin qui raggiunti in grado di favorire una continua crescita, anche attraverso concrete forme di collaborazione con gli istituti di alta formazione regionale e con organismi stranieri. Ed ancora in tema d’internazionalizzazione non posso non citare il costante progredire del numero in uscita e ancor più in entrata di studenti partecipanti a programmi di mobilità europea, un segno di vivacità e un’opportunità di crescita fondamentale per i giovani di tutta Europa e l’incentivo consistente che abbiamo dato per la recezione 13 annuale di un numero sempre maggiore di visiting professor, che arricchiscono la formazione dei nostri studenti.

Il successo delle iscrizioni è dovuto anche all’attenzione, mai venuta meno, ai servizi per i nostri studenti, continuamente implementati e ormai ben noti.

Basti ricordare qui l’apertura di quattro nuove aule studio a Perugia e di due a Terni, accessibili fino a tarda ora, collocate in diversi punti strategici delle città, che non solo costituiscono un importante e popolato spazio per gli studenti, ma anche un arricchimento per le città stesse. Tra i molti nuovi servizi offerti mi piace ricordare qui l’istituzione di un servizio di ascolto e sostegno per tutti gli studenti denominato FOCUS, consistente in un counseling psicologico volto alla prevenzione e alla gestione di problematiche psicologiche, accanto a uno pedagogico-didattico, finalizzato all’acquisizione e all’affinamento della metodologia di studio. Inoltre è stato attivato il Laboratorio di Tecnologie Inclusive Inl@b, uno spazio attrezzato di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, a disposizione in particolare degli studenti con disabilità e con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Di particolare importanza appare anche l’istituzione di un Laboratorio e-learning d’Ateneo finalizzato alla produzione di oggetti didattici digitali di alta qualità, alla gestione delle piattaforme e- learning e alla sperimentazione di nuove tecnologie audiovideo.

La nostra attenzione, del resto, non si è limitata solo a politiche di orientamento in entrata, come dimostra il notevole successo riscontrato dall’incontro organizzato dai responsabili del job placement, che ha visto la partecipazione di un notevole numero di imprese, che così hanno potuto incontrare i nostri laureati, per alcuni dei quali è stato anche l’inizio di un percorso lavorativo. 14 In questa direzione procede anche la convenzione tra Università di Perugia e Confindustria regionale, che prevede specificamente una cabina di regia al fine di stabilire una sinergia sempre più stretta tra formazione, ricerca, trasferimento tecnologico e imprese; ciò che accade del resto anche nei cluster regionali in cui trova luogo l’integrazione tra Ateneo, enti locali e mondo imprenditoriale.

L’impegno dell’Amministrazione dell’Ateneo non è stato da meno sul fronte della ricerca. Non voglio dilungarmi troppo in cifre, del resto disponibili sul nostro sito, ma voglio ricordare in sintesi alcuni dati di per sé assolutamente significativi. Intanto, e prima di tutto, il fatto che siamo stati tra le poche Università italiane premiate dal Ministero con due posti da ricercatore per la produttività e la qualità della ricerca. Si tratta di un grande riconoscimento al lavoro di tutti noi, che ancora una volta giunge a sottolineare l’impatto delle nostre grandi potenzialità. A conferma di ciò è giunto l’impegno dell’Ateneo, davvero notevole in rapporto al nostro bilancio, per il mantenimento dei 17 dottorati di ricerca, tutti a carattere internazionale, per un numero di borse complessivo pari a 90.

Nel corso dell’anno, inoltre, sono stati formulati 68 progetti europei, 77 progetti PRIN, mentre sono in corso di svolgimento 25 progetti già finanziati dalle istituzioni europee, a partire dal 2014, e ciò in relazione solo ai programmi Horizon 2020 e del VII Programma Quadro. Tutto ciò appare come sintomo di grande vivacità, che abbiamo il dovere di incrementare ulteriormente. Quanto fin qui illustrato trova conferma nella collocazione riservata al nostro Ateneo dai principali ranking internazionali, dai quali emerge un costante miglioramento negli ultimi anni. Per la crescita dell’Ateneo è decisivo naturalmente l’apporto ineludibile del Personale Tecnico-Amministrativo, Bibliotecario e CEL, 15 che quotidianamente condivide fatiche e responsabilità della gestione della nostra grande e complessa istituzione.

Stiamo concludendo, finalmente, grazie al concorso di tutti, una contrattazione particolarmente lunga e complicata, della cui difficoltà, tuttavia, dobbiamo fare tesoro per migliorare e capire meglio il futuro. Appare a tutti evidente, peraltro, la necessità di una profonda riorganizzazione del sistema amministrativo dell’Ateneo, che ha bisogno di modernità, agilità, semplificazione e di una grande disponibilità alla elasticità nelle funzioni, perché una delle sfide primarie della modernità è quella di saper intercettare e approfittare dei cambiamenti prima degli altri. La crescita dell’Ateneo è, e deve essere, una crescita per ciascuno di coloro che lavora e vive al suo interno.

Non mi stancherò mai di ricordare quanto l’Università di Perugia costituisca uno dei cuori pulsanti del nostro territorio.

Per questo sarà sempre più importante incrementare quei rapporti di collaborazione tra i validi istituti di formazione superiore che arricchiscono la nostra regione. Così come auspichiamo una collaborazione sempre più stretta con l’Amministrazione Regionale e con tutti gli enti che operano per la crescita e lo sviluppo del nostro territorio. Voglio qui ricordare il rapporto solido e duraturo, che molto ha dato a questa terra, tra la nostra Università e la Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia. Mi preme anche sottolineare la collaborazione, sempre più necessaria, con l’Amministrazione Regionale, in particolare nell’ambito di una sfera particolarmente delicata, complessa e fondamentale nella quotidianità dei cittadini, vale a dire quella dell’assistenza sanitaria, fondamento essenziale del buon vivere di un territorio.

Voglio chiudere questo mio intervento citando alcune iniziative che stanno per vedere la luce. Per quanto non abbiano a che fare direttamente né con l’attività didattica né con quella di ricerca, sono a 16 mio avviso emblematiche della prospettiva ampia con cui siamo soliti pensare al nostro Ateneo. Stiamo infatti per rilanciare il Circolo Bambagioni, affinché possa diventare un punto piacevole di incontro per studenti, dipendenti dell’Ateneo e cittadini, ospitando inoltre attività educative e ludiche per i figli di tutto il personale durante il periodo di sosta delle attività scolastiche. Ed ancora, con la collaborazione di Comune e Regione, e insieme al “Comitato per la Vita Daniele Chianelli”, stiamo predisponendo il progetto per la costruzione di un primo asilo nido destinato ai figli degli studenti, del personale dell’Università e dell’Azienda Ospedaliera.

Anche il progetto della Cittadella dello Sport e della Salute sta continuando a camminare lungo il percorso della sua realizzazione. Anche questi sono segni di un’Università che vive e che cresce. Quando, durante la campagna elettorale per il governo dello Studium, una giornalista mi chiese uno slogan di riferimento, d’istinto utilizzai un celebre pensiero del Presidente Kennedy, che invitava i suoi connazionali a non chiedersi cosa la nazione avrebbe potuto fare per loro, bensì cosa loro avrebbero potuto fare per la nazione. Oggi ancora di più rivolgo a tutti voi questo invito, che è il modo più solido e dolce di servire la nostra istituzione.

Con questo spirito lavoriamo, operiamo scelte e anche commettiamo errori, sempre con lo sguardo rivolto al nostro Ateneo. Con questo spirito procediamo quotidianamente e superiamo anche qualche inspiegabile malanimo che ogni tanto fa’ capolino di fronte ai successi che tutti insieme, nonostante le difficoltà, stiamo raccogliendo. Con questo spirito il nostro Ateneo si prodiga per costruire il futuro, perché è costruendo il futuro che si migliora anche e prima di tutto il presente.

Con questo spirito dichiaro aperto l’Anno Accademico 2015- 2016, 708° dalla fondazione della nostra Università.

 

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