Inaugurazione anno accademico, CDS, Studenti hanno ruolo centrale

devastante l'effetto della riforma del calcolo dell'indicatore ISEE

Inaugurazione anno accademico, CDS, Studenti hanno ruolo centrale

Inaugurazione anno accademico, CDS, Studenti hanno ruolo centrale

EAl Magnifico Rettore Al Direttore Generale Agli Egregi Direttori di Dipartimento A tutto lo spettabile Personale Tecnico Amministrativo Alle istituzioni civili, militari e religiose A tutti i docenti e colleghi studenti qui presenti Porgo i miei più sentiti saluti a nome di tutta la comunità studentesca dell’Università degli Studi di Perugia, che da qualche mese ho l’onore e il piacere di rappresentare nelle vesti di Presidente del Consiglio degli Studenti. Un saluto particolare e un benvenuto va al nostro illustre ospite, il Dottor Davigo, a cui faccio i miei più sentiti auguri per il lavoro che si appresta a svolgere nel ruolo di Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. E’ con grande emozione e senso di responsabilità che oggi mi accingo a condividere con tutti voi, il punto di vista degli studenti.

Voglio farlo con la stessa onestà e curiosità con cui mi sono affacciata all’esperienza della rappresentanza studentesca. Un’esperienza stimolante e prestigiosa, ancor più se penso che da studentessa fuori sede ho avuto il piacere di ricevere questo incarico in uno degli Atenei più antichi del Paese. Vorrei porre, assieme a tutti voi, l’attenzione sul ruolo centrale costituito dalla figura dello studente, non solo all’interno del mondo accademico, ma in senso più ampio nell’ambito della società odierna.

Negli ultimi anni si sono succedute politiche nazionali e locali che non sempre hanno considerato l’importanza centrale degli studenti universitari, ma al contrario sono state di forte attacco e scontro frontale con essi, ritenendoli spesso come una mera figura in transito verso il mondo del lavoro, inverando con miopi scelte di politica economica il mancato riconoscimento del ruolo dello studente come vero e proprio attore sociale, in un mondo che cambia e si evolve costantemente.

Assai raramente, difatti, all’interno del dibattito pubblico si sono affrontate, con la dovuta serietà, tematiche rilevanti come il Diritto allo Studio e la meritocrazia, questioni strettamente correlate fra di loro, legate alla progettualità e all’investimento sul futuro e sulla sostenibilità di tutto il Paese. Un sistema universitario all’avanguardia, che sappia costruire un patrimonio di saperi di elevata qualità, riconosciuto anche all’estero, non è quello in cui lo studente è considerato meritevole solo se valutato con voti alti, ma è anzi un sistema che abbia la forza e la lungimiranza di non lasciare indietro nessuno, che tenti con tutti i mezzi di rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra la condizione di partenza di ognuno e la possibilità di accedere all’esperienza formativa.

Un Sistema che rifiuti l’idea secondo cui in base all’ubicazione geografica possano esistere studenti di serie a e studenti di serie b, Università di serie a e Università di serie b, concezione che purtroppo pare ancora ben radicata negli ambienti governativi, che sappia appianare le differenze economiche e sociali, che punti a diffondere e moltiplicare il Sapere creando una crescita delle conoscenze e delle competenze degli individui.

A tal proposito ritengo doveroso sottolineare il devastante effetto che la recente riforma del calcolo dell’indicatore ISEE ha avuto, incidendo in maniera determinante sulla vita quotidiana di molti studenti (circa il 20% a livello nazionale e il 10% in Umbria), i quali si sono trovati a perdere improvvisamente supporti economici che garantissero loro l’accesso al percorso universitario o la prosecuzione dello stesso con dignità .

Si è infatti verificata la paradossale situazione in cui moltissimi studenti sono stati considerati più ricchi pur non avendo avuto alcun reale miglioramento della propria condizione economica. In questo senso, un riconoscimento particolare va al lavoro svolto dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, che da subito ha avviato il dialogo con le Istituzioni per porre rimedio alla questione succitata: abbiamo infatti accolto con grande favore la recente notizia dell’innalzamento dei valori ISEE e ISPE, che permetterà nel prossimo anno accademico un recupero delle borse di studio del 20%.

Anche In Umbria, una delle regioni più virtuose dal punto di vista del Diritto allo Studio, che può vantare la copertura del 100% di borse di studio da ormai diversi anni, la rappresentanza studentesca e le istituzioni stanno lavorando fianco a fianco per trovare soluzioni adeguate al problema. Ne sono esempi la richiesta di specifici stanziamenti di fondi regionali e l’istituzione di un Tavolo Tecnico all’interno dell’Università, che auspico sia operativo al più presto per discutere, oltre che della questione ISEE, anche di una revisione dell’intero sistema di tassazione, affinchè questo risulti più equo e realmente rappresentativo della situazione economica dello studente.

Negli ultimi dieci anni, infatti, il gettito proveniente dalla contribuzione studentesca in Italia è più che raddoppiato, poichè si è spostato progressivamente il peso del finanziamento del sistema universitario dallo Stato sempre più su studenti e studentesse. Per questo occorre che a fianco dell’impegno comune sul piano locale si proceda con determinazione nel chiedere, unitamente da parte dell’intera comunità accademica, un significativo cambio di rotta a livello nazionale.

Lo sforzo per rilanciare a livello locale e nazionale il ruolo dell’Università, non può non essere comune. Non può non vedere gli studenti, come interlocutori imprescindibili, il pilastro su cui si fonda la stessa, insieme ai quali definire gli obiettivi e delinearne il perseguimento.

A tal proposito tengo a ribadire l’importanza del ruolo della rappresentanza studentesca, delle istanze e delle proposte di cui essa si fa portatrice nei vari consessi dell’Ateneo, colmando sempre più spesso il vuoto e la mancanza di fiducia creatasi tra i giovani e le Istituzioni. Colgo dunque l’occasione per ringraziare il Magnifico Rettore e l’Amministrazione del nostro Ateneo per la disponibilità e la sensibilità sinora dimostrate nell’accogliere i contributi provenienti dagli studenti tramite le forme di rappresentanza democratica di cui essi si dotano. Una fruttuosa collaborazione, che ha permesso negli ultimi anni di fare significativi passi avanti dal punto di vista dei servizi e dell’offerta agli studenti, e che auspico potrà proseguire in un rapporto paritario e in ottica di un costante e sincero confronto, teso al miglioramento della nostra Università.

Molteplici sono infatti le sfide che ci attendono e gli aspetti su cui, tutti insieme, dobbiamo lavorare: l’incremento della natura internazionale dell’Ateneo, l’informatizzazione e la semplificazione burocratica, l’ampliamento dell’offerta formativa in ottica di miglioramento e assicurazione della qualità della didattica. E’ proprio in tema di assicurazione della qualità che, persino il Processo di Bologna, assegna alla valutazione da parte di studenti e ricercatori un ruolo centrale.

Il tema della Valutazione e dell’Assicurazione della Qualità nel sistema universitario richiede senza dubbio maggiore attenzione. L’università e la società tutta sono oggi chiamate a interrogarsi proprio sul ruolo che si vuole attribuire ai processi valutativi che non possono e non devono essere utilizzati per nascondere decurtazioni economiche. Allo stesso tempo non è accettabile pensare di vivere in un sistema senza una valutazione che sia imparziale, trasparente e che punti in primo luogo a responsabilizzare tutti gli attori in campo. Il funzionamento della valutazione non può prescindere dal garantire prima di tutto i fondi necessari per il normale svolgimento delle attività, mettendo da parte le leve economiche.

La pigrizia nell’immaginare nuovi strumenti e la scarsa conoscenza dei riferimenti europei hanno determinato il contesto nel quale purtroppo oggi ci muoviamo, ma sono convinta che esiste ancora lo spazio per disegnare quel sistema di Valutazione e di Assicurazione della Qualità di cui tutto il Paese ha bisogno. Voglio rivolgere dunque un invito forte e chiaro a tutte le componenti dell’Università degli Studi di Perugia, per rimettersi in prima fila nel panorama italiano, spendendosi affinchè venga rivista l’importanza e la centralità del nostro Ateneo, che può e deve sicuramente migliorare la propria offerta, ma che di certo non ha niente di meno per storia, bellezza, cultura e risorse umane rispetto al resto degli Atenei di tutto il paese.

È proprio riferendomi alle risorse umane, al capitale umano, vero motore della nostra università, che non posso esimermi dall’esprimere in questa sede tutta la mia solidarietà al personale precario che proprio in questi giorni perde il posto di lavoro presso le strutture dell’Ateneo. Ricordiamoci che nella maggior parte dei casi, queste persone svolgono mansioni di spiccato rilievo per la vita studentesca in primis: sono loro il nostro supporto tecnico ed è sulle loro spalle che si regge il lavoro di molti uffici che rischiano di essere notevolmente ridimensionati e dequalificati, o, nel peggiore dei casi, chiusi.

Trovo doveroso da parte dell’amministrazione centrale una revisione dei piani fin qui messi in atto per far fronte ad una così delicata situazione, di cui la stessa amministrazione era a conoscenza già da tempo, valutando con molta attenzione le vere conseguenze di una totale ed improvvisa estromissione di questi lavoratori, non solo per l’Università ma anche per la dignità dei lavoratori stessi. Rinnovo quindi tutta la mia solidarietà e quella di tutti gli studenti al personale precario, auspicando che l’università sia in grado di dargli risposte concrete e nel più breve tempo possibile. Come ricordavo all’inizio è fondamentale inquadrare la figura di studente in tutta la sua complessità e in tutti gli ambiti in cui si trova a vivere la sua condizione. Spostando quindi l’attenzione sul ruolo sociale e politico della comunità studentesca all’interno del territorio, da studentessa fuorisede che vive Perugia a trecentosessanta gradi da oltre quattro anni, non ho nessun dubbio sulle grandi potenzialità della Città di essere realmente qualificata come una città universitaria, a misura di studente, che sappia riconoscere ed agganciare le opportunità rappresentate dalla presenza degli studenti.

E’ di certo lunga e per niente scontata la strada per arrivare con consapevolezza ed orgoglio ad un obiettivo di tale portata. In questa direzione, un passo di notevole importanza è la prossima apertura, da poco annunciata, di un nuovo spazio di studio e aggregazione riservato agli studenti, presso via della Viola, una delle vie più belle che Perugia possa vantare e con una singolare storia alle spalle. Difatti, la riqualificazione e la valorizzazione di quella zona sono assai recenti.

Un quartiere, fino a qualche anno fa, in mano allo spaccio e alla pesante presenza di microcriminalità, nel quale spesso l’assordante silenzio del degrado era preferito da alcuni residenti timorosi alla dinamica e rumorosa presenza degli studenti. Fortunatamente i giovani e le associazioni, riconfermandosi una delle risorse più preziose della città, non si sono arresi, ed hanno collaborato per rendere quella zona un modello, ripopolandola ed animandola con le più svariate attività culturali e commerciali. Oltre che un’ottima notizia, rappresenta indubbiamente un messaggio positivo il fatto che l’Università abbia voluto creare uno spazio al suo interno riservandolo agli studenti, proseguendo l’azione già avviata per creare presidi studenteschi nei diversi luoghi della città, come l’aula studio Ceccherelli in via Elce di Sotto e l’Urban center in via S.Ercolano.

Ho voluto riportare quest’esempio a lieto fine, perché ritengo che di fronte all’attegiamento di opposizione di una parte dei cittadini nei confronti del cambiamento, debbano essere le istituzioni a fare da guida, lavorando in comunione d’intenti, insieme ai giovani e alle associazioni, per riportare in auge la propria natura di città universitaria: viva, accessibile, inclusiva, sicura, multiculturale. Auspico, dunque, che al più presto si possa lavorare in modo coordinato a nuovi progetti tesi a tale scopo, legati soprattutto al Centro Storico, cuore pulsante della città, ultimamente quasi riservato ad un target non propriamente studentesco per costi, iniziative, vita sociale e accessibilità.

Un passo fondamentale in questa direzione sarebbe ad esempio la riorganizzazione della mobilità pubblica, anche nelle ore serali, fortemente richiesto dalla componente studentesca, che risponda in maniera adeguata alle istanze di studenti e cittadini, allargando a tutti la possibilità di vivere appieno ed incrementare il fervore sociale e culturale della città che per tutto il 2016 sarà Capitale Italiana dei Giovani e che si candida ad essere Capitale Europea dei Giovani nel 2019. Avere un servizio efficace ed efficiente di mobilità notturna significa riattivare il fermento cittadino in maniera proficua, permettendo a tutta la comunità di raggiungere più facilmente i punti nevralgici della città, rendendola di gran lunga più attrattiva per chi, come me, si è trovato e si trova a scegliere Perugia come luogo dove intraprendere il proprio percorso di studi.

Mi avvio alla conclusione di questo intervento condividendo con voi la mia preoccupazione per il delicato momento che stiamo vivendo in relazione al contesto internazionale. Io stessa, come tutti coloro che oggi rappresento, sono parte della cosiddetta “generazione Erasmus”, cresciuta con i valori del multiculturalismo e dell’integrazione, con la fiducia e la speranza in un mondo che dopo la follia delle guerre e la limitazione delle libertà personali sapesse garantire la libera circolazione degli individui e delle menti, superando la logica dei confini e delle frontiere. Credo fortemente che, in una fase storica in cui prepotentemente riaffiora l’ombra della terrore, sia nostro dovere, di noi giovani, di tutti coloro che animano e popolano I luoghi del sapere, fare la nostra parte per difendere la più grande delle libertà: la libertà dalla paura.

Proprio da noi, proprio da qui può e deve riaccendersi quella speranza, quella spinta propulsiva necessaria a dotarci degli strumenti per incentivare la cooperazione, l’internazionalizzazione, la multiculturalità. Come Università abbiamo tutte le carte in regola per adempiere ai tanti e ambiziosi propositi che ho provato a condividere con voi oggi. Ho la certezza che una comunità che ha dietro di sé un grande passato, se resta unita e lavora con ogni sua parte nella stessa direzione, porta in sé tutta la forza per agganciare nel presente le grandi sfide che il futuro le pone difronte, trasformandole in opportunità e preziose occasioni di rilancio. Ringraziandovi per la cortese e paziente attenzione, vi auguro, e ci auguro, un buon Anno Accademico.

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