Foligno, lavoratori senza stipendio costretti a licenziarsi

Ragazza nera CGILI dipendenti di due negozi alimentari, “F.lli Sagliano SAS” entrambi di Foligno, sono dovuti ricorrere allo strumento del licenziamento per giusta causa, non percependo il salario da oltre tre mesi. “La situazione – spiega la Filcams Cgil di Perugia – viene da lontano, gli stessi lavoratori nell’arco di soli 5 anni avevano subito ben tre diverse cessioni/affitto di ramo d’Azienda. In questi passaggi, ovviamente – continua il sindacato – sono venute a mancare erogazione di ulteriori mensilità lavorate, TFR, ratei di 13esime e 14esime, ferie e permessi maturati, mai goduti né mai retribuiti”.

La Situazione è diventata insostenibile – racconta Cristina Taborro, segretaria provincialedella Filcams Cgil, responsabile della zona della bassa Umbria – pertanto di comune accordo con i lavoratori si è deciso di porre fine a questa incresciosa situazione, ricorrendo appunto al licenziamento per giusta causa di tutti e 10 gli addetti impiegati nei due negozi”.

“Ci risulta che l’azienda provvederà a rimpiazzare i dipendenti dimissionari – prosegue Taborro – ma a nostro parere non sussistono sostanziali elementi affinché la situazione migliori in termini di erogazione dei salari e mettiamo in guardia gli eventuali neo assunti, affinché evitino di finire in un girone infernale come quello toccato ai loro predecessori”.

“Come Filcams Cgil di Perugia – aggiunge la segretaria generale Stefania Cardinali – vogliamo ritornare con forza a sottolineare quanto la crisi stia incidendo sui consumi delle famiglie. Un dramma per le stesse famiglie che si trovano costrette a ridurre i propri budget per l’acquisto di beni di prima necessità, ma anche un dramma occupazionale come dimostra la storia di Foligno e tante altre situazioni simili che sono oramai all’ordine del giorno e nelle quali a pagare sono sempre i soggetti più deboli, i lavoratori”.

“Le famose ‘liberalizzazioni’ degli orari di apertura – conclude Cardinali – dovevano rilanciare i consumi , in realtà con la piccola distribuzione ormai in ginocchio e con gli ammortizzatori sociali, casse integrazioni e contratti di solidarietà attivati in tanti piccoli, ma anche grandi gruppi del territorio, la situazione appare tutt’altro che rosea”.

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