Fertilità ruminanti, presentato progetto al Centro tori Chiaccherini

Partner Università Federico II, Cooperative agricole di Trevi e 3A Parco Tecnologico Umbria. Obiettivo: migliorare la fertilità maschile nella razza bovina e bufalina

(umbriajournal.com)  by avi news PERUGIA – Se la maggior parte delle ricerche scientifiche sulla fertilità in ambito zootecnico si concentra sulle femmine dei bovini, poche sono quelle che si occupano della fertilità maschile. Anche da questo punto di vista, quindi, il progetto ‘Pifemaru’ (Processi innovativi e fertilità maschile nei ruminanti) presentato al Centro tori Chiaccherini di Civitella d’Arna di Perugia, martedì 20 ottobre, si è dimostrato originale. Sperimentare processi tecnologici innovativi per migliorare la fertilità maschile nelle specie bovina e bufalina lo scopo dello studio che ha coinvolto oltre allo stesso centro, capofila del progetto, il Dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali (Dmvpa) dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, il Gruppo cooperative agricole di Trevi e 3A-Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria. Da novembre 2014 a settembre 2015, il progetto, finanziato con la Misura 124 del Psr Umbria 2007-2013, ha previsto diverse fasi, dal monitoraggio dei tori e la valutazione di diete alimentari, fertilità, condizioni di benessere, profilo ematologico, ormonale e metabolico, fino alla somministrazione di sostanze naturali con capacità antiossidanti e successivi test di fertilità, indagini ultrasonografiche dei testicoli e prelievi di sangue per la valutazione dei cambiamenti dei parametri fisiologici a distanza di 100 giorni.

Dopo una visita al centro specializzato nella fecondazione artificiale dei tori, si è aperto il tavolo tecnico coordinato da Anna Chiacchierini, titolare della struttura, nel quale sono intervenuti Bianca Gasparrini, docente del Dmvpa e coordinatrice del progetto, Luciano Chianella del Gruppo cooperative agricole di Trevi, Emiliano Lasagna, professore del Dsa3 dell’Università degli Studi di Perugia, Lakamy Sylla, docente del dipartimento di Medicina veterinaria dell’ateneo perugino, Giovanni Filippini, direttore tecnico dell’Istituto zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, Sergio Scorcelletti, dirigente veterinario del Servizio sanità animale dell’Ausl Umbria 1, e Sandro Bianchini, presidente dell’Ordine veterinari della provincia di Perugia. “Un calo di fertilità, unito a una cattiva qualità del seme congelato – ha affermato Gasparrini –, può avere un impatto economico non indifferente per chi produce e vende materiale seminale. Siamo partiti da questo presupposto per sviluppare strategie innovative: abbiamo modificato i mestrui del seme da congelare arricchendoli con sostanze tra cui il resveratrolo, principio attivo contenuto nel vino che ha proprietà antiossidanti e previene malattie cardiovascolari, e gli steroli, utilizzati per stabilizzare la membrana degli spermatozoi e renderli più resistenti al processo di congelamento. I risultati sono stati incoraggianti: sensibile miglioramento della qualità spermatica sia nella specie bovina che bufalina. Questo getta le basi per un’innovazione tecnologica che punta a migliorare la qualità delle aziende zootecniche lavorando sulla performance riproduttiva degli animali”. “Il Centro si è sempre adoperato per innovazione e sperimentazione – ha raccontato Chiaccherini –. Nasce oltre 50 anni fa, quando mio padre Augusto, che dirigeva quello che all’epoca era un centro di monta, lo acquista dalla famiglia Spagnoli. Si è specializzato negli anni nell’allevamento di razze bovine da carne, in particolare la chianina, di cui custodiamo gelosamente una banca del seme che raccoglie il patrimonio genetico dei fondatori della razza. Nel 2000, abbiamo intrapreso un programma di selezione della specie bufalina con il consorzio Cipab, e nel 2010, siamo stati i primi a produrre il seme sessato della bufala mediterranea italiana. Nel centro Italia non esistono centri con queste specificità”. “Avendo il più grosso allevamento di mucche da latte dell’Umbria – ha affermato Chianella – abbiamo deciso di dare il nostro contributo al progetto consentendo la fecondazione di circa 150 capi. Abbiamo collaborato in diverse occasioni con il Centro tori perché crediamo che la sperimentazione sia importante per il futuro di ogni attività economica”.

Rossana Furfaro

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*