CONSIGLIO REGIONALE – DAP: IL DIBATTITO IN AULA – GLI INTERVENTI DEL MATTINO

Umbria, vicepresidente Paparelli: «Economia regionale in ripresa»

economia_0(UJ.com3.0) PERUGIA – Subito dopo le relazioni di maggioranza e di minoranza sul Dap sono iniziati gli interventi in Aula dei consiglieri: INTERVENTI OLIVIERO DOTTORINI (capogruppo IDV): “INSISTERE NELL’AZIONE DI RIFORMA ISTITUZIONALE, PUNTARE, PER QUANTO RIGUARDA LE POLITICHE DI SVILUPPO, SU DIRETTRICI ORIENTATE ALL’INNOVAZIONE E CRESCITA DEL CAPITALE UMANO, DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E DELL’INCLUSIONE SOCIALE – Non si possono più concepire politiche che non tengano conto anche degli aspetti qualitativi del sistema produttivo, così come non è più rinviabile un ragionamento che tenga conto dei limiti dello sviluppo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Occorre una profonda riconversione del nostro modello produttivo. Catrame, cave, cemento, tabacco, e soccida non possono più essere considerati il motore dell’Umbria, non possono essere concepiti come unico volano dello sviluppo. Insistere con decisione nell’azione di riforma istituzionale, puntare, per quanto riguarda le politiche di sviluppo, su direttrici orientate all’innovazione e crescita del capitale umano, della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale. Da questo punto di vista, dal Dap 2013 ci saremmo aspettati un po’ più di coraggio. Il documento spesso infatti cede alla tentazione di manifestare la propria impotenza di fronte alla grave carenza di risorse a disposizione. Eppure limitarsi a dire ‘non ci sono le risorse non possiamo fare granché’, potrebbe risultare rischioso, oltre che inutilmente consolatorio.

E’ proprio in questa implicita ammissione di ‘impotenza’ che segnaliamo uno dei limiti più vistosi del Dap. Noi la nostra proposta l’abbiamo fatta. Si tratta della stessa avanzata l’anno scorso: quella del pacchetto di scopo per l’ambiente e il sociale. Nel momento in cui si accentuano in maniera così vistosa le diseguaglianze tra ceti e fasce sociali, solidarietà, equità e giustizia devono essere il fine primo da perseguire. Per questo rimaniamo dell’idea che un’operazione Robin Hood per togliere qualcosa ai ricchi e darlo a chi ha più bisogno rimanga ineludibile per una coalizione di centrosinistra. Ovviamente colpire gli evasori rimane il primo obiettivo, ma non è nelle nostre disponibilità come regione. Appare ormai necessario individuare specifiche politiche delle entrate nel bilancio regionale non potendo più considerare l’invarianza fiscale come un elemento positivo a priori. Ci auguriamo pertanto che nella risoluzione con la quale si approverà il Dap trovi spazio anche la previsione, per il 2014, di un intervento sulla fiscalità regionale che ristabilisca maggiore equità, cosa peraltro inevitabile anche in base alla normativa nazionale, che costringe l’Umbria a rivedere le politiche sull’addizionale regionale Irpef. Tra le proposte accolte, spicca l’inserimento dell’impegno ad orientare le risorse residue del Piano di sviluppo rurale a sostegno dell’agricoltura biologica, di qualità e a chilometro zero, così come l’impegno ad approvare una legge organica sulle fattorie didattiche e la promozione dell’agricoltura sociale.

Per quanto riguarda Webred Spa e le sue partecipate crediamo sia urgente l’approvazione di un Piano di riordino che riguardi l’intero comparto ICT. E’ importante inoltre che il Consiglio regionale si appresti a segnalare la necessità di riaprire un dibattito sul piano regionale dei rifiuti. E’ importante anche prevedere un impegno della Regione affinché venga finalmente e pienamente applicata la norma che prevede di riservare una quota di almeno il 5 per cento agli affidamenti diretti alle cooperative di tipo B da parte dell’intero sistema degli enti pubblici regionali. Crediamo che sia fondamentale, anche per dare seguito al processo di semplificazione del sistema amministrativo, avanzare speditamente nel percorso di riduzione dei costi di funzionamento delle agenzie e degli enti intermedi; occorre che si faccia di più per vedere finalmente applicato il dettato referendario che riguarda l’abolizione del 7 per cento relativo alla remunerazione del capitale sulle bollette del servizio idrico. Crediamo che la Regione, oltre a garantire la bonifica dei territori inquinati, debba provvedere a istituire un fondo speciale per supportare, almeno in quota parte, le famiglie obbligate di fatto ad allacciarsi all’acquedotto pubblico. La solidarietà internazionale, l’educazione alla pace e ai diritti umani, il commercio equo e solidale, devono continuare ad occupare un posto di rilievo nell’agenda di governo della Regione. E tuttavia sarebbe molto rischioso accodarsi alle retoriche del momento o alle ricette del passato, attendere che le soluzioni calino dall’alto senza avere l’ambizione di individuare una strada nuova o cogliere quanto di buono sta nascendo anche nella nostra regione. Il cambiamento o lo si guida o si è destinati a subirlo”.

RAFFAELE NEVI (capogruppo PDL): “SIAMO MOLTO PREOCCUPATI PER LA SORDITA’ RISPETTO AL ‘GRIDO DI DOLORE’ CHE EMERGE DALLA SOCIETA’ UMBRA – Nelle audizioni abbiamo ascoltato le associazioni di categoria, i sindacati, i cittadini chiedere non tanto la solita razione di finanziamenti pubblici ma piuttosto le condizioni per poter operare, e questo Dap nasce deficitario in molti suoi aspetti. Nonostante siano state da tempo indicate, vedi i Dap degli Anni scorsi, le strade da seguire per dare all’Umbria un nuovo modello di sviluppo siamo ancora lontani dall’attuazione effettiva della riforma sanitaria: a parte la riduzione delle Asl non si sa nulla di primariati, riduzione dei costi, dell’indicata messa a sistema delle migliori risorse della sanità e della convenzione con l’Università. La fondamentale legge sulla semplificazione, per la quale votammo a favore, non ha prodotto effetti tangibili e visibili per i cittadini e le imprese: la Pubblica amministrazione non dà ancora riposte in 60 giorni, come ci si riprometteva, e non c’è ancora la sussidiarietà di cui sempre si parla ma che rimane lettera morta. Non c’è un Piano trasporti e scoppia la crisi di Umbria mobilità, con dirigenti che vengono premiati lo stesso mentre i dipendenti non hanno la certezza di ricevere puntualmente lo stipendio. Non c’è il tanto atteso Piano zootecnico. Il Piano rifiuti prevedeva entro il 2012 gli inceneritori, come è scritto sul Dap precedente, ma nemmeno questo è stato risolto. Irrisolta anche la questione della privatizzazione di WebRed, così come il nuovo, ed invece mancato, protagonismo di Sviluppumbria e Gepafin per far fronte alla crisi delle nostre imprese. Ho sentito che i capigruppo della maggioranza Locchi e Dottorini hanno ammesso che ci sono gravissimi ritardi, ma adesso servono anche i fatti, al di là delle belle parole. Serve un cambio di passo da parte della presidente Marini che innesti la marcia giusta per risolvere le tante situazioni che attendono una soluzione, anche con un governo regionale non più dipendente dalle logiche di partito, che in questo momento presenta uno sfilacciamento della maggioranza con Italia dei Valori e Rifondazione comunista che mantengono posizioni antagoniste su varie questioni. O si cambia marcia oppure si torni al voto. Come opposizione abbiamo già fatto ampiamente la nostra parte, votando a favore sulla semplificazione purché venisse attuata seriamente e concedendo un voto di astensione, anziché contrario, su altri importanti provvedimenti, che comunque sono stati disattesi. Quindi da ora in avanti saremo inflessibili nel nostro ruolo di forza di opposizione, convinti che in queste condizioni non si possa continuare”.

SANDRA MONACELLI (UDC): “UMBRIA PERICOLOSAMENTE IN LINEA CON LE REGIONI DEL MERIDIONE SERVONO RIFORME VELOCI E SOSTEGNO ALL’ECONOMIA” C’è recessione anche in Umbria con un arretramento del Pil superiore alle regioni del centro Italia e pericolosamente in linea con quelle meridionali. Servono riforme veloci e interventi di sostegno all’economia. In questi ultimi giorni in seconda Commissione si è aperta una discussione con con le imprese medio e piccole. Alcuni dati attestano che nel 2012 ben 4678 hanno chiesto la rateizzazione dei contributi previdenziali da versare all’Inps: figuriamoci come potranno pagare le tasse. Sul fronte occupazionale ben 28mila cittadini umbri hanno perso il lavoro in tre anni. In queste condizioni non si può incrementare la pressione fiscale. Dobbiamo anche preoccuparci della incertezza nazionale per il governo del paese. Non si può continuare a perdere tempo come sembra stia facendo il presidente incaricato Bersani. E’ un momento particolarmente difficile. Tutti dobbiamo fare qualcosa di più nel nome del bene e dell’interesse collettivo.

DAMIANO STUFARA (Prc-Fds) “FORTI ESIGENZE DI CAMBIAMENTO SU QUATTRO PUNTI: EMERGENZA CASA, INCENERIMENTO RIFIUTI, ACQUA E TRASPORTI CHE DEVONO RIMANERE PUBBLICI” – Viviamo lo scenario più drammatico dal dopoguerra in poi con disoccupazione, calo dei consumi, insicurezza. Dobbiamo dire chiaramente che responsabili di queste situazioni sono le politiche nazionali ed europee. Il pareggio di bilancio inserito in Costituzione significa rinunciare agli strumenti minimi per fronteggiare la crisi sociale del lavoro. Le cose non vanno bene nemmeno in Umbria. Il Sole 24 Ore ci indica come la Regione più colpita dalla recessione. È in atto un processo di meridionalizzazione che solo lo Stato può invertire intervenendo su Patto di stabilità, rifinanziamento degli ammortizzatori, rilancio dei consumi delle famiglie. In questa logica il Dap si presenta come un atto strategico, consapevole che la Regione da sola non ce la può fare, ma che comunque può fare molto. Ci auguriamo che il documento finale che accompagnerà il Dap affronti alcune scelte rilevanti che comportano: redistribuzione di risorse; maggior equità; più giustizia sociale; maggior sforzo della Regione per fronteggiare l’emergenza sociale. Sul piano politico dobbiamo anche tener conto della richiesta fortissima di cambiamento che noi indichiamo in almeno quattro punti sui quali intervenire. Nei prossimi giorni dovremo affrontare una nuova emergenza casa per la diminuzione di un milione di euro dal fondo per aiutare le famiglie a pagare l’affitto. Notiamo un forte calo dei rifiuti, effetto della crisi, ma anche di politiche giuste in direzione del recupero: questo ci obbliga a riflettere e reimpostare il piano rifiuti ripensando in modo deciso, sulla base dei dati e dei margini di miglioramento della raccolta differenziata, la scelta del previsto inceneritore. Sulla privatizzazione dei beni comuni oggetto di un chiaro responso referendario, dobbiamo avere il coraggio di ripensare anche a quel 7 per cento di utile garantito alle aziende che gestiscono l’acqua. Ce lo impone anche una sentenza in tal senso di questi ultimi giorni. Quarta ed ultima questione i trasporti pubblici. La soluzione del prestito è un fatto positivo, ma non può essere considerata l’anticamera della privatizzazione. Su questi temi chiediamo impegno e capacità di ascolto nella convinzione che l’esito del confronto non è affatto scontato”.

PAOLO BRUTTI (IdV): “DAP STRUMENTO POCO ANALITICO PER QUESTIONI DOVE, INVECE, DOVREBBE ESSERE DECISIVO – La discussione che si sta sviluppando lascia aperto un problema: L’utilità di questo documento. La struttura del Dap va modificata. Così com’è rappresenta uno strumento poco analitico per questioni dove, invece dovrebbe essere decisivo: politiche delle entrate e delle uscite; l’utilizzo dei Fondi europei. È necessario fare valutazioni sui precedenti interventi per capire come e in che modo indirizzare ed impostare una nuova azione. Si è molto discusso sulla progressività dell’addizionale Irpef. Personalmente , nell’esaminare la questione, ho cercato di capire in che modo fossero state definite le aliquote. Ci troviamo di fronte ad una progressività piatta. Queste politiche, invece che essere decise direttamente dalla Giunta regionale, dovrebbero rappresentare il cuore del Dap. È importante agire sulla rigidezza della spesa e sulla rilevante incidenza del costo del personale. La sfida non può essere rappresentata dalla cassa integrazione, ma guardare verso i livelli apicali degli enti intermedi. Applicare la Spending review del Governo anche ai livelli dirigenziali della Regione, o comunque, proprio agli enti intermedi. È auspicabile prevedere il ricorso immediato dei fondi regionali per saldare le tante aziende creditrici, perché i rimborsi governativi potrebbero arrivare troppo tardi; formazione retribuita per i lavoratori che esauriscono la cassa integrazione e non vengono reinseriti nel posto di lavoro; un limite di tempo per verificare la messa a regime di Webred; l’eliminazione del 7 per cento nelle bollette dell’acqua come deciso dal referendum 2011. Per Umbria mobilità le amministrazioni pubbliche pagano troppo poco il chilometro prodotto e questo causa squilibrio. Dopo la giusta misura del prestito previsto dalla Regione è importante trovare il partner privato che, tuttavia non dovrà far fuori dall’azienda ne ridimensionare i soci pubblici. Questa rappresenta un’operazione che va portata a termine con la massima attenzione perché da qui dipenderanno sia i servizi che i livelli occupazionali”.

ROCCO VALENTINO (PdL): “AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ DELLA P.A.; REVISIONE DRASTICA DELLA SPESA IMPRODUTTIVA; ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ POLITICA DEGLI AMMINISTRATORI – Il Dap che stiamo esaminando con forte ritardo risulta incapace di offrire soluzioni in un momento di contrazione delle spese. La spesa libera a disposizione della Regione è scesa dai 158 milioni di euro del 2010 ai 56 milioni del 2013. Manca l’individuazione di precise priorità di allocazione di risorse scarse e di politiche selettive, nonché l’abbandono del principio della spesa storica a favore del criterio dei costi standard, anche nell’ottica di una maggiore sussidiarietà. Questo atto è esclusivamente incentrato sull’utilizzo dei Fondi europei e non indica la finalizzazione delle risorse residue provenienti dalla programmazione 2007-2013. L’attuale congiuntura richiederebbe un approccio fortemente orientato a pochi e decisivi obiettivi: la stabilizzazione finanziaria (riduzione del debito pubblico attraverso la revisione della spesa corrente e improduttiva); l’aumento della produttività nel settore pubblico; la riduzione dei costi di transazione per imprese e famiglie; la previsione di meccanismi di controllo e valutazione dei risultati raggiunti. I dati recentemente diffusi dall’ISTAT certificano il preoccupante deterioramento della situazione economica regionale e l’impatto superiore alla media nazionale che la crisi ha prodotto sull’Umbria. Oggi veniamo collocati al di sotto della medianità dei dati registrati dalle altre regioni italiane del centro nord. Il settore manifatturiero ha fatto registrare tra il 1995 ed il 2011, una caduta di 7,8 punti percentuali in termini di apporto alla composizione del valore aggiunto regionale ben superiore al dato medio nazionale del 5,7 per cento. Il Documento non contempla azioni concrete di sostegno per la piccola impresa artigiana; riguardo alle politiche attive del lavoro è gravemente assente la previsione di un percorso virtuoso per coniugare insieme formazione professionale, istruzione tecnica e istruzione accademica e universitaria. La riforma endoregionale delineata mal si presta ad una seria politica di sviluppo mantenendo pletoricità e scarsa possibilità di un’armonica e proficua governance. L’assetto del Trasporto Pubblico Locale, con l’emersione delle ultime problematiche, dimostra come l’evoluzione di un velleitarismo dirigenziale con dilapidazione di denaro pubblico causa e causerà ancora un’emorragia delle risorse che potrebbero essere invece destinate allo sviluppo, all’adeguamento strutturale ed energetico del patrimonio pubblico. La governance delle Agenzie regionali è di fatto bloccata dall’indeterminazione delle competenze, dalla impossibilità del controllo politico dovuto alla nomina degli amministratori di fiducia personale del governo regionale e dalle costose e inaccettabili duplicazioni di funzioni. Manca l’impegno a ricapitalizzare i Confidi e di riformare Gepafin e il ‘sistema regionale di garanzia’ con l’attivazione di Fondi di investimento, di percorsi finanziari alternativi a quelli bancari, la creazione di strumenti al servizio del mondo delle costruzioni e delle imprese ad alto contenuto di innovazione. In tema sanitario, sulle liste di attesa non si procede alla fissazione di criteri certi che diano soluzione alla annosa problematica. Non è più rinviabile la semplificazione, l’aumento della produttività della Pubblica Amministrazione, la revisione drastica della spesa improduttiva e la piena attuazione del principio di responsabilità politica degli amministratori che perseverano in gestioni poco oculate e lontane dall’interesse pubblico”.

LUCA BARBERINI (PD): “TRE QUESTIONI PER AGGREDIRE LA CRISI: FARE PRESTO; INNOVAZIONE; TORNARE A CRESCERE. NO ALLA CRESCITA FISCALE. CENTRALITA’ DEL CONSIGLIO NELLA PROGRAMMAZIONE DEI FONDI COMUNITARI. Concordo con le considerazioni del relatore di maggioranza che ha parlato di crisi economico-finanziaria, ma anche e soprattutto da una crisi della politica cheda troppi anni, non riesce a dare risposte. L’esame del Dap non può prescindere dal dato del debito pubblico ‘mostro’ che grava sulle spalle degli italiani, una situazione questa che è stata ben rappresentata dal relatore di maggioranza e che è presente senza finzioni nel documento. Da questa grave situazione si può tentare di uscire fornendo dei segnali di discontinuità. Senza scomodare la crisi del ’29, ricordo quella del ’93 di natura inflattiva 93, che il Governo Ciampi affrontò, com’era giusto che fosse, con un occhio rivolto all’interno. Ma oggi il problema è la crescita: guardare quindi al di là dei nostri confini. L’economia globale ha oggi come nuovi protagonisti Paesi un tempo arretrati, e tutto ciò anche nella riflessione sul nostro Documento di programmazione non dobbiamo dimenticarlo. Rispetto a questo dinamismo in Italia siamo troppo fermi, da troppi anni, Occorre quindi coraggio per ripartire. Indico tre punti: per prima cosa bisogna fare presto e qui dobbiamo riconoscere che discutere oggi , a fine marzo del Dap sia un po’ in ritardo rispetto alle esigenze e ai tempi imposti dalla crisi. E va riconosciuto alla opposizione senso di responsabilità nel non aver utilizzato tattiche ostruzionistiche. La seconda questione questione riguarda la necessità di essere innovativi, dando letture diverse dei fenomeni. Non credo, come alcuni, che dalla crisi nascano necessariamente nuove opportunità, però una lettura diversa può e deve essere data. La terza questione riguarda la necessità di tornare a crescere, perché non c’è distribuzione di risorse, non c’è equità, non c’è attenzione, se non si torna a crescere. Penso che il riferimento alla decrescita ‘felice’, al PIL che non è un misuratore vero della situazione, ma da aggiustare con il ‘PIL misuratore del benessere equo e sostenibile’, siano belle parole, ma di scarta coerenza e utilità. Bene lo stop alla crescita fiscale. La battaglia vera è far pagare le tasse a chi oggi non le paga, perché è dimostrato che alzando i livelli fiscali si abbassa il gettito. Gli amici della maggioranza che hanno proposto la rimodulazione fiscale hanno individuato il problema ma sbagliate la diagnosi e la cura. Dare più centralità alla questione del rapporto con l’Unione europea; occorre rendere più vicina questa istituzione alle realtà territoriali, e il Consiglio regionale deve avere la possibilità di discutere e valutare le politiche di programmazione dei fondi comunitari, cosa mai fatta finora. Sulle aziende pubbliche occorre direche non esistono solo Web red e Umbria mobilità, ma una serie di altre aziende che rappresentano uno spaccato importante dal punto di vista economico ed occupazionale della regione. Occorre colmare quel vuoto di strategie di cui siamo responsabili, garantendo più attenzione ad esse, magari attivando un tavolo di confronto regionale. Necessario inoltre accelerare l’attuazione della semplificazione amministrativa per razionalizzare risorse e rendere più efficaci e funzionali allo sviluppo i servizi. Occorrono infine scelte coraggiose nella spesa, spendere meglio per dare risposte più ampie su tre direzioni: pagamento dei debiti della PA; supporto a chi perde lavoro; sostegno alla ricerca e all’innovazione”.

Gli interventi conclusivi dei consiglieri regionali. Seguirà il comunicato con le conclusioni della presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini e l’esito della votazione sull’atto. INTERVENTI: GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “ TUTTI INSIEME DOBBIAMO VINCERE LA SFIDA DELLA GLOBALIZZAZIONE – Sostanzialmente tutti, chi più chi meno, ci sentiamo spesso insufficienti rispetto al difficilissimo compito di affrontare la crisi secondo l’orientamento della società. Una crisi caratterizzata dall’assenza di credito, dal calo della domanda interna, da un grandissimo debito pubblico, corruzione, malavita organizzata e dal fortissimo grido di aiuto che ci arriva giornalmente dalla grande industria fino alle piccole e medie imprese. Il nostro obiettivo di inizio legislatura era quello di riuscire a mantenere alta la qualità dei servizi e il livello del welfare attraverso concrete riforme nel sistema regionale. Da qui abbiamo dato seguito a molteplici iniziative, ma la situazione è andata precipitando. Nonostante tutto abbiamo dato corso ed attuato un processo riformatore molto forte sul sistema sanitario, sul mondo della forestazione ed avviato la riforma del trasporto pubblico, oltre a quelle, più in generale, della macchina amministrativa regionale. Oggi è necessario accelerare il processo riformatore perché la crisi non accenna a calare, ma anzi è ancora più forte ed incisiva. Non si può pensare di tornare al ‘tutto pubblico’, dove è possibile, è giusto affidare al mercato la gestione di molteplici realtà e servizi, inserendo chiaramente misuratori di efficienza. Una insoddisfazione generalizzata proviene direttamente dalla società. E noi non possiamo perdere neanche un minuto nell’affrontare la crisi del sistema economico e produttivo dell’Umbria. Non è assolutamente vero che la sinistra italiana sa soltanto fare una politica fiscale e contributiva, noi sappiamo fare bene la politica della crescita mettendo in campo le giuste soluzioni. Dobbiamo capire se gli strumenti che abbiamo, come Sviluppumbria e Gepafin, li stiamo utilizzando bene, fino in fondo o se invece c’è la necessità di rivederli e rafforzarli. Dobbiamo giocare la partita dei finanziamenti europei attraverso la predisposizione di progetti concreti ed attuabili, indispensabili per ridare ossigeno alle nostre imprese e ai nostri imprenditori a cui dobbiamo essere vicini. Tutti insieme dobbiamo vincere la sfida della globalizzazione”.

ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “VOTO CONTRARIO SUL DOCUMENTO CHE È DEBOLE, PUR CONTENENDO DIVERSE COSE CONDIVISIBILI – Spiegherò il mio voto non favorevole dandone una lettura sia politico amministrativa che riguardo le relazioni politico-istituzionali. Voterò favorevolmente, invece, le eventuali proposte emendative nelle quali mi riconosco. Si tratta di un documento debole, che contiene comunque diverse cose condivisibili, non solo per la critica al liberismo, fermo restando che nessuno è stato più liberista di Monti, appoggiato in maniera trasversale dalle forze politiche rappresentate anche in quest’Aula. Non si è capito che la gente, il popolo, non accetta più di essere scavalcato nelle decisioni su argomenti che devono essere partecipati e condivisi: sulla questione dei rifiuti sento silenzi assordanti. Si potrà bruciare di tutto, anche le gomme, ciò che di più inquinante viene prodotto. La riforma della sanità è la fotografia di paletti che, nonostante il dibattito politico e istituzionale, nessuno ha voluto intaccare. E così la convenzione già predisposta evidenzia che il potere dell’Università è maggiore di quanto ci aspettavamo, e non lo dico solo io ma è evidente a molti, a cominciare dai sindacati. Per quanto riguarda il lavoro la questione diventa sconcertante: non siamo più in grado di garantire nemmeno 700 euro al mese, cifra di poco sopra la soglia della povertà, ai 22 dipendenti della Sirio ecologica, che ci guardano assistendo inermi alla nostra impossibilità di aiutarli concretamente. Non si pensa di trovare il modo giusto, anche chiedendo a Roma come fare, magari annullando l’acquisto degli F35 per tornare ad occuparci della nostra gente. L’altra motivazione che adduco al mio voto non favorevole attiene ai rapporti politico-istituzionali: non rimarcherò i mancati inviti al sottoscritto in diverse occasioni dove avrei potuto dare un contributo, se non altro come componente della maggioranza, ma problemi di relazione ve ne sono: se pongo un problema e lo faccio conoscendo bene la realtà di cui si parla, non mi si venga a dire, faccio l’ultimo esempio, che a Gubbio di farmacie se ne possono fare quattro, quando la realtà è che due già hanno fatto domanda per uscire dal centro storico”.

MASSIMO BUCONI (Psi) “LAVORO E WELFARE AL CENTRO DI TUTTI GLI IMPEGNI; VERIFICA SUL PIANO RIFIUTI E RIDUZIONE DEI COSTI DELLE SOCIETÀ PARTECIPATE” – Siamo consapevoli delle difficoltà del momento e della conseguente difficoltà a fare importanti scelte di bilancio. Questo ci obbliga a scelte politiche chiare su temi qualificanti. Noi ne individuiamo due, il lavoro e il welfare. Il primo inteso anche come sostegno al sistema di sviluppo delle imprese, al superamento del patto di stabilità alla cassa integrazione in deroga, a favorire al meglio la futura ripresa economica. Sul welfare la Regione ha mantenuto gli impegni finanziari dell’anno scorso con qualche piccola aggiunta consentita da risorse nazionali aggiuntive. Riteniamo importante anche lavorare ad un testo unico delle leggi sul welfare nella convinzione che occorra sviluppare una economia sociale e valorizzare le tante forme di volontariato. In questa logica dobbiamo elaborare e dare dignità ad un piano di interventi contro la povertà ed a favore dei più deboli. Su questi temi, prima ancora che sulle grandi opere difficili da realizzare, dobbiamo tornare a confrontarci con i cittadini. La Regione con difficoltà sta facendo il proprio dovere; ma occorre garantire l’impegno di tutte le amministrazioni. Suggerisco la convocazione di un Consiglio regionale specifico sullo stato dell’arte del Piano regionale dei rifiuti. Deve essere chiuso con chiarezza e in tempi certi il cosiddetto ciclo dei rifiuti. Una riflessione va fatta anche sulla riduzione dei costi delle società partecipate dalla Regione, sugli stessi trasporti; sulle politiche fiscali anche in riferimento agli strumenti di effettivo accertamento del reddito. In ultimo da non trascurare il rapporto con i cittadini con la Pubblica amministrazione e la politica. Dobbiamo capire come far partecipare attivamente i singoli, già nella fase di elaborazione dei programmi e non più sulle scelte calate dall’alto”.

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