Conferenza Uil Umbria, Barbagallo: il lavoro come motore di sviluppo

Incontro a Perugia tra dirigenti e militanti per prepararsi ad affrontare le sfide del futuro. Il segretario generale di Uil: ripensare la globalizzazione e l’Europa dell’austerità

(umbriajournal.com) by AVInews PERUGIA – L’Unione italiana del lavoro ha chiuso a Perugia il suo ciclo di conferenze di organizzazione regionali iniziato a novembre. Con l’obiettivo di individuare le sfide future del lavoro e i cambiamenti della società e prepararsi, così, ad affrontarli nel migliore dei modi, si è tenuto venerdì 5 maggio a San Martino in Campo l’incontro che ha coinvolto e interessato circa 150 dirigenti sindacali, delegati, militanti e operatori dei servizi di Uil Umbria. Presenti all’iniziativa, oltre a Claudio Bendini, segretario regionale di Uil Umbria, anche il segretario generale di Uil Carmelo Barbagallo e il segretario organizzativo Pierpaolo Bombardieri.

Barbagallo sui temi internazionali. “Ci stiamo riorganizzando – ha spiegato Barbagallo – per essere più vicini ai lavoratori, ai pensionati e ai territori. Bisogna stare tra la gente per capire ciò che sta avvenendo: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Evidentemente il sindacato non ha saputo ridistribuire la ricchezza e i governi hanno dato troppo spazio al liberismo più sfrenato. La globalizzazione deve essere regolata altrimenti le multinazionali scorrazzano liberamente per il mondo creando problemi economici e occupazionali”. Altri temi affrontati dal segretario sono stati quelli della pace “vediamo segnali in questo senso che non ci piacciono per niente”, e di un’Europa che vorrebbe non incentrata sull’austerità. “Bisogna fare una battaglia – ha detto Barbagallo – per dire basta e per cambiare i trattati europei. Non è questa l’Europa che i nostri padri sognavano e che possiamo consegnare ai nostri figli”.

Bendini sulla situazione umbra. Dalle grandi questioni internazionali si è quindi passati ai problemi nazionali e locali. “Gli indicatori economici per l’Umbria sono tutti negativi – ha commentato Bendini – e siamo la regione che nell’ultimo anno ha perso più posti di lavoro. Pensiamo quale valore sarebbe stato oggi per l’Umbria avere la Buitoni-Perugina o la Ellesse. Le istituzioni e la politica avrebbero dovuto integrare le carenze della classe imprenditoriale. Gli incentivi per le imprese avrebbero dovuto valorizzare le realtà produttive più meritevoli e quelle con più prospettive di sviluppo e non essere dati in modo generico, orientati più che altro alla ricerca del consenso. Oggi per l’Umbria ci sono grandi opportunità: i finanziamenti per l’area di crisi dell’‘Antonio Merloni’ e per l’area di crisi complessa di Terni, i fondi europei, quelli per l’industria 4.0 e quelli per la ricostruzione post terremoto. Questi soldi dovranno essere sfruttati al meglio e chiediamo alla Regione Umbria di conoscere fin da adesso come vengono spesi”.

Le ricette del sindacato. “Bisogna fare innovazione e ricerca – ha aggiunto Barbagallo – e sfidiamo gli imprenditori a discutere con noi di produttività. Visto, inoltre, che sempre più aziende investiranno in robot, nanotecnologia e digitalizzazione, e siccome ciò comporterà una riduzione dell’occupazione, bisognerà ridiscutere anche dell’orario di lavoro: lavorare meno per lavorare tutti, ma con benessere produttivo e lavorativo. Gli imprenditori non pensano che se un lavoratore lavora bene ed è motivato, se è visto come una persona e non come un numero, produce molto di più”. Sempre nell’ambito del rilancio e dello sviluppo del Paese, Barbagallo ha lanciato anche alcune proposte del sindacato. “Il nostro – ha ricordato il segretario generale di Uil – è un Paese che ha il 68 per cento del territorio in zona sismica, senza contare le aree soggette ad altre calamità naturali. Ogni anno spendiamo un sacco di soldi per recuperare i danni, ma basterebbe investirne la metà nella sicurezza del territorio per rilanciare l’edilizia. Ricostruire e mettere in sicurezza non significa cementificare ma dare una prospettiva di occupazione importante in uno dei settori che più ha pagato il costo della crisi”.

Nicola Torrini
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