CGIL: Sicurezza e diritto alla casa non possono essere strumentalizzati per scopi politici [VIDEO]

Con il requisito della residenza, un cittadino residente a Corciano o a Magione che vuole spostarsi a Perugia per motivi di lavoro sarebbe penalizzato ingiustamente

La conferenza stampa di questa mattina alla Camera del Lavoro della CGIL di Perugia
La conferenza stampa di questa mattina alla Camera del Lavoro della CGIL di Perugia

CGIL: Sicurezza e diritto alla casa non possono essere strumentalizzati per scopi politici

Due proposte concrete da contrapporre a slogan e polemiche sterili. La Cgil di Perugia interviene così su due argomenti “caldi”, quello dell’utilizzo dell’esercito a Perugia nel quartiere di Fontivegge (che ospita peraltro la sede del sindacato provinciale e regionale), e quello del bando per le case popolari, sul quale nelle ultime settimane è montata una polemica del tutto fuorviante.

L’occasione per fare chiarezza è data da una conferenza stampa tenuta dal segretario generale della Camera del Lavoro, Filippo Ciavaglia, affiancato dalla segretaria provinciale Vanda Scarpelli, e dai rappresentanti del Sunia (il sindacato inquilini) Rossano Iannoni e Cristina Piastrelli.


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“L’idea di chiamare l’esercito – ha esordito il segretario Ciavaglia – è talmente poco credibile da non meritare grande attenzione. Siamo certi, peraltro, che anche l’amministrazione comunale, in gran parte, non la consideri come una possibilità reale. Ma detto questo, è indubbio che vi sia, in particolare qui a Fontivegge, preoccupazione e malessere nella cittadinanza, soprattutto a causa della cosiddetta ‘microcriminalità predatoria’ (risse, furti, spaccate, etc.) che essendo più visibile desta spavento e distorce anche la percezione rispetto all’andamento generale dei fenomeni criminosi, che vedono Perugia in una situazione non diversa dalle altre realtà italiane comparabili”.

Che fare allora per invertire questa tendenza? “Noi proponiamo all’amministrazione un ‘Progetto Cgil per Fontivegge’ – ha spiegato ancora Ciavaglia – mettendo a disposizione i nostri spazi che insistono proprio in questo quartiere per creare socialità”.

“In sinergia con gli altri soggetti – spiega ancora Ciavaglia – associazioni, comitati e istituzioni, presenti sul territorio, nella convinzione che la risposta vada data prima di tutto in termini di partecipazione attiva della cittadinanza alla vita del quartiere”.

Naturalmente, per la Cgil ad incidere fortemente sulla questione sicurezza c’è in primo luogo la crisi economica ed occupazionale, che continua a colpire duramente anche il capoluogo Perugia e soprattutto le giovani generazioni. “Ragion per cui, la prima vera risposta da dare è quella di un lavoro dignitoso e sicuro per tutti”, ha sottolineato Ciavaglia.

Ma subito dopo il problema lavoro c’è quello della casa. “Questa è la seconda questione che vogliamo affrontare, anche qui con serietà e uscendo dalla polemica politica – ha aggiunto Ciavaglia – perché non è pensabile che i Comuni, tra cui Perugia, aggirino la normativa regionale inserendo nei bandi per le case popolari condizioni palesemente in contrasto con la stessa legge, rischiando di aprire un contenzioso amministrativo che potrebbe mandare in tilt l’intero meccanismo di assegnazione degli alloggi”. Il riferimento è in particolare al bando predisposto dal Comune di Perugia, nel quale tra le “condizioni di disagio” che assegnano punteggio a chi presenta domanda è stata inserita la residenza da almeno 15 anni nel comune capoluogo.

Come si fa a ritenere che la residenza prolungata in un Comune sia una condizione di disagio? – hanno osservato dalla Cgil – Pensate a un cittadino residente a Corciano o a Magione che per motivi di lavoro vuole spostarsi a Perugia: ebbene questo cittadino sarà penalizzato in maniera del tutto ingiusta”. Di qui, la richiesta di un confronto urgente al Comune di Perugia, ma anche all’Anci e alla Regione, per “evitare che si possa ingenerare il caos dei ricorsi” e per affrontare in maniera corretta le eventuali mancanze della legge regionale, “anziché aggirarla in maniera del tutto illegittima”.

E di mancanze nella legge regionale, secondo la Cgil, ne esistono certamente. Qui arriva la seconda proposta avanzata dal sindacato: “Visto che l’offerta di alloggi popolari riesce a soddisfare solo una piccolissima quota della domanda – hanno osservato i rappresentanti di Cgil e Sunia – è necessario far entrare il privato, e cioè quella enorme quantità di abitazioni attualmente inutilizzate, nella filiera dell’edilizia sociale. Ma per fare questo serve prevedere le giuste garanzie per chi accetta di mettere la sua proprietà a disposizione di chi ne ha bisogno, serve cioè un fondo di garanzia regionale che assicuri il diritto dei proprietari a veder remunerato il proprio investimento, ma anche quello di migliaia di cittadine e cittadini, soprattutto giovani, ad avere una possibilità concreta di costruirsi una famiglia e un futuro”.



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