BPS SpA: legalità e trasparenza, le richieste della CGIL dell’Umbria

banca_pop_spoleto(umbriajournal.com) PERUGIA – Sarebbe troppo facile, e non è nel nostro stile, dire che noi avevamo richiesto un cambio deciso di gestione aziendale in tempi quasi insospettabili. Certamente non avremmo mai potuto nemmeno immaginare una girandola di favori e corruzione come ipotizzato nelle accuse gravissime che hanno colpito l’ex Presidente della Banca Popolare di Spoleto SpA, ma in più occasioni abbiamo avuto modo di esternare la nostra posizione, a partire dalle note vicende dal marzo 2011.

All’epoca prendemmo decisamente le distanze dall’interpellanza di un parlamentare del PDL che parlava “d’imposizioni (da parte della Banca d’Italia ndr) di politica aziendale distruttiva nei confronti delle banche vigilate. … rivolta in riferimento ad accertamenti ispettivi nei confronti della Banca Popolare di Spoleto, con conseguente valutazione sfavorevole delle strategie di politica aziendale adottate, e richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio di Amministrazione.

L’interpellanza conteneva anche la richiesta al ministro Tremonti di “adottare, in sinergia con il Governo, provvedimenti per impedire che operazioni poco trasparenti possano portare la Banca Popolare di Spoleto a subire provvedimenti da parte della Vigilanza, dando avvio alla revisione della governance aziendale e alla ristrutturazione dell’impresa bancaria”.

Una specie di intreccio di poteri che avevano lo stesso preciso obiettivo: mantenere al timone di una azienda oggi commissariata, lo stesso capitano che l’ha portata in un mare in tempesta.

Oggi sembra che non sia solo una semplice supposizione ma una certezza, ricorrendo, se vero quanto riportano i giornali, alla corruzione vera e propria di chi avrebbe potuto decidere.

In quell’occasione (marzo 2011) ci accusarono di essere una rappresentanza minoritaria per poterci permettere di biasimare la governance accusata di scarsa trasparenza e per richiedere che venissero rispettate le indicazioni della Banca d’Italia, che fino a prova contraria è e resta, l’organo di vigilanza del sistema del credito in Italia.

Altri soggetti nostri naturali referenti aziendali si schierarono a fianco dell’ex Presidente in modo più o meno esplicito, per poi oggi smarcarsi come se non esistesse un passato, conclamato nei fatti e nella sostanza, che oggi presenta il conto alle lavoratrici e ai lavoratori della BPS.

La Fisac e la CGIL regionale e provinciale hanno invece tenuto un comportamento sempre lineare. Ci siamo dissociati da qualsiasi schieramento pro o contro, prendendone attentamente le distanze con il solo obiettivo di perseguire in questa fase una correttezza ed una trasparenza che faccia emergere una legalità senza se e senza ma.

È una istanza non solo della CGIL ma di tutti i lavoratori e delle lavoratrici che oggi vogliono certezza del loro diritto al lavoro.

Ed è proprio la legalità che vorremmo veder trionfare, a tutti i livelli, per questo chiediamo alla magistratura di far luce in tempi rapidissimi sull’intricata vicenda ed evitare che, a farne le spese, siano appunto i dipendenti della Banca Popolare di Spoleto SpA i quali vivono oggi la vicenda della loro azienda attraverso i comunicati on-line e quanto la stampa copiosamente ogni mattina riporta sulla questione.

Legalità e trasparenza, le richieste della CGIL dell’Umbria e della FISAC regionale anche nell’interesse di tutta la collettività e del territorio in cui la BPS svolge la sua importante attività di raccolta di risorse ed i conseguenti impieghi in attività produttive su un contesto di corpo sociale ed economico della nostra regione che ha assoluto bisogno di certezze.

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