L’apicoltura umbra in prima linea in Palestina

2014-05-07 10.46.53Fino al 4 marzo un pezzo dell’eccellenza umbra sarà in Palestina per una missione di formazione tecnica sul tema dell’allevamento delle api regine e su aspetti pratici di miglioramento nel campo delle tecniche di lotta alle malattie delle api. A guidare i lavori sarà Alberto Ciampelli, umbro, vicepresidente di APAU (Associazione Produttori Apistici Umbri) ed esperto tecnico di Apimed, la Federazione degli Apicoltori del Mediterraneo) costituita a Foligno nel 2011. La missione in Palestina si inserisce all’interno di un lungo percorso a sostegno dell’apicoltura nel Mediterraneo iniziato proprio a Foligno nel 2007 grazie all’impegno di FELCOS Umbria e del Comune di Foligno, insieme all’APAU, poi sfociato nell’importante progetto triennale “Mediterranean CooBEEration: una rete per l’apicoltura, la biodiversità e la sicurezza alimentare” – ad oggi in corso – finanziato dall’Unione Europea. Rafforzamento delle capacità degli apicoltori del Mediterraneo, diffusione di una nuova visione di apicoltura come bene comune globale, esaltazione del ruolo delle api per il mantenimento della biodiversità e per una maggiore garanzia di accesso al cibo, miglioramento della qualità delle produzioni apistiche mediterranee, collaborazione nei processi utili allo sviluppo umano: questi i temi e gli obiettivi principali di cui si occupa il progetto. Alberto Ciampelli condurrà una formazione di 15 giorni rivolta a un gruppo di 20 apicoltori palestinesi nel centro di formazione di Tulkarem, messo a disposizione dal Ministero dell’Agricoltura palestinese, per un intenso e proficuo scambio di esperienze e formazione sui temi allevamento di api regine e lotta alle principali malattie delle api, che sono da anni la sua principale specializzazione. Come spiega Lucia Maddoli di Felcos Umbria, coordinatrice internazionale del progetto CooBEEration:“nel quadro del contesto di tensioni e difficoltà che sta mettendo a dura prova tutta l’area del Mediterraneo, questa missione,, al di la’ degli aspetti prettamente tecnici, assume anche una valenza in un certo senso politica e sociale, cercando di aprire una piccola breccia nel muro di isolamento all’interno del quale sono costretti a vivere gli abitanti dei territori palestinesi. Lavorare per lo sviluppo dell’apicoltura in un’area come quella mediterranea dove il settore presenta grandi potenzialità, significa infatti portare un gesto concreto di solidarietà alla popolazione palestinese, promuovendo nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile che potrebbero tradursi in opportunità di lavoro per tanti giovani e donne, sottraendoli al rischio dell’emarginazione e dell’esclusione sociale”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*