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   Scienze                                                                                                                                                                                                   

Tumori in Umbria,
5000 casi l'anno

Circa 5.000 nuovi casi di tumore si registrano ogni anno in Umbria, dove tuttavia sono in diminuzione i decessi dovuti a questa malattia: e' quanto emerso nella 16/a Conferenza nazionale ''Aiom'' (Associazione italiana di oncologia medica), in corso fino a domani proprio a Perugia, con la partecipazione di oltre 300 medici specialisti di tutta Italia. In media, nel triennio 2003-2005, i morti sono stati 1.555 ogni anno. ''Nella regione - ha spiegato Lucio Crino', direttore dell'Oncologia medica di Perugia - i morti per cancro sono in costante calo dalla fine degli anni '80, con una percentuale pari a meno 1% ogni anno. Il cancro allo stomaco, un problema che affligge in modo particolare la zona nord dell'Umbria, costituisce ancora una importante causa di morte, ma incidenza e mortalita' sono anche in questo caso in calo''. ''E' una fotografia - ha commentato - che premia la buona ricerca e la buona assistenza umbra''. In base ai dati del Registro tumori umbro, resi noti oggi - e' detto in una nota - ogni anno in Umbria si registrano circa 5000 nuovi casi di tumore: il piu' frequente nei maschi e' il cancro della prostata (con 1.222 casi nel 2003-2004, pari al 21% di tutti i tumori maligni, esclusi quelli della pelle), seguito dal grosso intestino (926 casi, pari al 16% del totale) e dal polmone (755 casi pari al 13% del totale). Nelle donne, invece, il cancro piu' frequente e' quello alla mammella (1.274 casi nel biennio 2003-2004 pari al 28% di tutti i tumori maligni, esclusi i tumori della pelle). Al secondo posto si trovano i tumori del grosso intestino (731 casi pari al 16% del totale) seguiti dal cancro gastrico (324 casi pari al 7.3%). ''Il miglioramento delle terapie - ha spiegato ancora Crino' - ha senza dubbio contribuito al controllo della mortalita': un caso emblematico e' quello della mammella che puo' essere in larga misura attribuito al progresso della chemioterapia e del trattamento ormonale. Ma ci attendiamo risultati ancora piu' soddisfacenti dalla diffusione della diagnosi precoce. Recentemente infatti anche in Umbria sono stati introdotti nuovi screening per il cancro della mammella e del colon retto. L'effetto benefico di questi interventi non si e' ancora manifestato, ma senza dubbio possiamo attenderci nel prossimo futuro un'ulteriore riduzione della mortalita'''.
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Vaccino anti Aids sperimentato a Perugia
(RCS) Un vaccino «sosia» per combattere il virus dell'Aids: l'idea è di un microbiologo dell'Università di Brescia, Arnaldo Caruso, e le prove sui pazienti partiranno entro poco tempo negli ospedali delle città di Brescia, Torino, Milano e Perugia. Se le ricerche sul vaccino preventivo (che potrebbe impedire l'infezione del virus, ma è troppo complicato da costruire) sono state per ora accantonate, quelle del vaccino «curativo», da usare cioè nelle persone già infette, stanno riprendendo quota. «Oggi abbiamo farmaci efficaci per tenere sotto controllo l'infezione — premette Giampiero Carosi, infettivologo all'Università di Brescia — ma stiamo pensando alla possibilità di alternare la loro somministrazione con quella di un vaccino capace di potenziare le difese immunitarie dell'organismo contro il virus». Ecco allora il preparato messo a punto da un'industria italiana, in sigla AT20 KLH: appunto il «sosia» della proteina p17 prodotta dal virus stesso, ottenuto con un gioco di ingegneria genetica. «La proteina P17 — spiega Caruso — viene liberata dalle cellule infettate dal virus e a sua volta rende altre cellule vulnerabili all'aggressione dell'Hiv. È un bersaglio ottimale per il vaccino, perché bloccarla significa rendere le cellule meno aggredibili dal virus e potenziare le difese immunitarie dell'organismo ». L'obiettivo è trasformare il paziente sieropositivo in un «portatore sano del virus» che non sarà infettivo per gli altri perché la moltiplicazione virale verrebbe tenuta sotto controllo proprio dalla vaccinazione. «La proteina contenuta nel vaccino — precisa Caruso — è soltanto una porzione della p17, capace però di stimolare la produzione di anticorpi da parte dell'organismo. Somministrare la proteina "vera" potrebbe essere rischioso per il paziente». Lo studio, che sarà presentato a Brescia con una conferenza stampa il 27 marzo prossimo, è già stato autorizzato dall'Istituto Superiore di Sanità e prevede la partecipazione di una cinquantina di pazienti. I centri coinvolti saranno quattro: oltre all'Università di Brescia, quelle di Torino, di Perugia e di Milano. In questa prima fase della ricerca si potrà valutare la sicurezza del preparato, per escludere che possa provocare effetti collaterali, ma si potrà anche misurare la produzione di anticorpi anti-p17 da parte dell'organismo e avere così una prima idea dell'efficacia. «La p17 è una proteina importante per la moltiplicazione del virus — commenta Carosi — ma è probabile che il vero vaccino del futuro dovrà essere un mosaico di più componenti virali, in modo da stimolare la produzione di anticorpi contro più bersagli. Solo così potremo sperare di arrivare al vero obiettivo della terapia, che finora non è stato raggiunto: quello della completa eliminazione del virus dall'organismo». STUDIO La ricerca sul vaccino anti Aids coinvolge Brescia, Torino, Perugia e Milano Adriana Bazzi.
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Ospedale di Branca, tutto pronto per il taglio del nastro
di Monia Rossi
Dopo soli tre anni dalla posa del primo mattone, inaugura domani (sabato 1 marzo) l'ospedale comprensoriale di Gubbio-Gualdo Tadino, realizzato per volontà dell’Inail su iniziativa della Regione Umbria e dell’ASL1 Umbria, in sostituzione dei due complessi esistenti e in posizione baricentrica tra i due comuni. A sottolineare la straordinarietà dell’evento, anche il Campanone di Gubbio festeggerà l’apertura del nuovo centro ospedaliero. Il polo ospedaliero di Branca nasce come una vera e prorpia Città-Salute ideata e costruita sulle linee-guida dell’Ospedale Modello della Commissione Umberto Veronesi/Renzo Piano coordinata da Lamberto Rossi, progettista della struttura, e da Maurizio Mauri, consulente per il progetto sanitario. Fedele ai principi informatori della Commissione, l’ospedale realizza il principio della centralità del cittadino-paziente ancorata a una rigorosa dimensione scientifica e a un’organizzazione radicalmente rinnovata. L’immagine architettonica, inusuale per un ospedale, è quella di un complesso a gradoni nel verde, di altezza contenuta, in rapporto osmotico con il delicato paesaggio umbro, del quale reinterpreta, nella sequenza dei patii interni e dei giardini pensili, i caratteristici orti eugubini. Luce, trasparenza, leggerezza sono gli elementi costitutivi di questa accogliente Città-Salute in cui il carattere domestico e confortevole si incontra con la funzionalità altamente tecnologica, ponendosi al servizio della fase acuta della malattia ma anche della prevenzione. La cura dell'acuto non è infatti la sua unica missione; il nuovo ospedale instaurerà uno stretto rapporto con la cittadinanza locale come centro di riferimento per la prevenzione e l’educazione sanitaria, e come luogo di ricerca intellettuale e di aggiornamento professionale continuo per i medici interni, per i medici di famiglia e per il personale infermieristico, tecnico e gestionale. Nato con l’obiettivo di implementare nuovi modelli di gestione attraverso la soluzione organizzativa dei dipartimenti e di nuovi modelli di degenza, l’ospedale si fonda su integrazione, interdisciplinarità e un’alta flessibilità che consenta alle strutture fisiche ed organizzative di adattarsi più velocemente e più facilmente alle esigenze delle attività senza che siano le funzioni a doversi adattare a strutture fisse. * * * * * Alle 10.30 la “sonata” eccezionale del Campanone di Gubbio, darà inizio alla cerimonia di inaugurazione che sarà aperta dei sindaci di Gubbio e Gualdo Tadino, Orfeo Goracci e Angelo Scassellati, e dal presidente nazionale INAIL Vincenzo Mungari. Interverranno al taglio del nastro la presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, l’assessore alla Sanità della Regione Umbria Maurizio Rosi, il direttore generale della ASL1 Vincenzo Panella e Lamberto Rossi coordinatore del progetto per la parte architettonica. Il programma della giornata inaugurale proseguirà nel pomeriggio con una vera e propria festa: a partire dalle 15,30 e per tutto il pomeriggio l’ospedale rimarrà aperto ai cittadini che in un clima di festa - tra musica, degustazioni gastronomiche e animazioni per bambini - potranno effettuare delle visite guidate dei reparti e dei percorsi. Negli spazi esterni, con l’accompagnamento musicale delle bande di Gubbio e Gualdo Tadino, si potrà assistere all’esibizione degli sbandieratori di Gubbio e allo spettacolo dei “Giochi de le Porte” di Gualdo Tadino. Con questo evento la ASL si è proposta non soltanto di festeggiare l’avvio di un progetto che ha valenze innovative sul piano architettonico, tecnologico, funzionale e strettamente sanitario, ma anche di far conoscere la struttura alla cittadinanza affinché i fruitori del servizio sanitario possano prendere familiartà con gli accessi, i nuovi spazi, la segnaletica e i percorsi. Dal punto di vista tanto strutturale quanto organizzativo, il nuovo nosocomio è stato infatti studiato “ad uso e consumo dell’utente”, in modo da rendere massima la fruibilità, ottimizzando le principali funzioni pubbliche e di accoglienza e garantendo una maggiore accessibilità e una maggiore sicurezza dei percorsi. Dal lunedì successivo, le operazioni di trasferimento dai due ospedali cittadini di Gubbio e Gualdo Tadino riprenderanno a pieno ritmo, secondo un cronogramma che sarà ufficializzato durante l’inaugurazione e che fissa entro il 13 marzo l’avvio a pieno regime del nuovo ospedale.
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Campagna no al melanoma
di Mario Mariano
La salvezza ha sempre e solo un nome:prevenzione. Per allontanare ansie,paure ed angoscie c'è una via infallibile:arrivare prima della malattia, precederla,anticiparla con tutti i mezzi della scienza moderna.Sulle insidie che si nascondono sui nei e sui tumori della pelle in generale si è soffermato il Professor Paolo Lisi,responsabile della S.C. di Dermatologia ed Allergologia dello Ospedale Santa Maria della Misericordia durante la conferenza stampa che si è svolta nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori per la prossima campagna di prevenzione contro il Melanoma. "Vogliamo puntare sulla informazione- ha dichiarato il Professor Lisi, ed è bene che i primi a conoscere le nozioni più semplici sui nei e sulle loro conseguenze siano i bambini. Scuola e media possono dare davvero un grande contributo a sensibilizzare la cittadinanza, perchè la patologia è subdola, e può essere sconfitta solo con visite di controllo da specialisti dermatologi, allertati da medici di base che nella nostra organizzazione sanitaria sono sempre un avamposto molto importante". "La campagna di prevenzione,denominata "No al Melanoma", si svolgerà dal 3 all' 8 Marzo e si avvarrà della collaborazione di tutti i dermatologi della provincia di Perugia , che provvederanno a visitare, informare e sensibilizzare i cittadini che si presenteranno nella Clinica dermatologica del Policlinico di Perugia", ha annunciato il Dottor Marco Tomassini, chirurgo dermatologo,da anni in prima linea nel partecipare con grande attivismo alle campagne di sensibilizzazione contro i tumori della pelle. Il giovane professionista per il quinto anno di fila è riuscito a far sì che il mondo della assistenza e della ricerca medica si unisse a quello della cultura, del teatro:"Con la sua passione e il suo entusiasmo l'amico Marco Tomassini riesce a coinvolgere cittadini ed Istituzioni, ed è per questo suo impegno civico che il Comune di Perugia, mio tramite, è felice di aver dato il miglior sostegno alla campagna di prevenzione che troverà poi la sera dell'8 Marzo al Teatro Lyrich la giusta visibilità con lo spettacolo di beneficenza "Matrimonio in Famiglia", realizzato dalla Compagnia Teatrale i Mattacchioni”:Andrea Cernicchi ,assessore alla Cultura del Comune di Perugia ha avuto espressioni di stima per chi è impegnato in prima linea nel mondo della solidarietà. L’intero ricavato della serata al Lyrich Teatro che sarà resa possibile anche grazie all’importante sostegno di numerosi imprenditori umbri, servirà per l’acquisto di un nuovo video-dermatoscopio digitale che garantirà una migliore osservazione delle lesioni pigmentate e non, di acquisire immagini ad altissima e di ottimizzare la diagnosi, lo studio e la gestione dei tumori della pelle. All’iniziativa hanno aderito la Regione dell’Umbria,rappresentata dall’Assessore Maurizio Rosi(“Le campagne di prevenzione delle più importanti patologie ci hanno visto sempre impegnati con dispendio di risorse umane ed economiche, e con questo spirito intendiamo sostenere quella sul Melanoma”); ed ancora: alla presentazione del progetto erano presenti il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Walter Orlandi (“L’impatto sociale dei tumori della pelle è fortissimo ed i risultati ottimali si ottengono solo grazie alla capacità e alla compattezza del gruppo di professionisti che intervengono”) e il Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Perugia Adolfo Puxxeddu (“La ricerca è l’asso vincente ed anche questa volta sarà importante affidarsi ai nostri medici,sempre in prima linea su questo fronte, e il gruppo guidato dal professor Lisi ha dimostrato nei fatti di essere all’avanguardia,capace di gestire le patologie con gli apparecchi di tecnologia avanzata”). ..
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Il primo marzo apre il nuovo centro didattico
della Facoltà di Medicina e Chirurgia
di Luana Pioppi

(UJ.com) PERUGIA – Cinquemiladuecentonovanta metri quadrati di spazi, suddivisi in due edifici, che ospitano quattro aule didattiche - che variano da una capienza che va dai 90 agli oltre 300 posti l'una - 35 laboratori, sei uffici, quattro studi dentistici, un'aula manichini ed una sala con 11 riuniti dentistici. E' così composto il nuovo centro didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia inaugurato presso il polo unico di Santa Maria della Misericordia, situato a Sant'Andrea delle Fratte di Perugia. Alla cerimonia hanno partecipato il rettore dell'Università degli studi di Perugia, Francesco Bistoni, la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, il preside della facoltà di Medicina, Adolfo Puxeddu, l'assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, il direttore generale dell'azienda ospedaliera, Walter Orlandi, e l'assessore comunale all'urbanistica, Wladimiro Boccali. Presente anche l'arcivescovo della città di Perugia e Città della Pieve, monsignore Giuseppe Chiaretti, che ha benedetto i locali della nuova struttura. "L'inaugurazione di oggi - ha dichiarato il rettore Bistoni aprendo gli interventi delle autorità - rappresenta una tappa significativa del sogno del polo unico, dove si affiancano attività assistenziali con quelle tecnico-scientifiche. L'attività prenderà il via il primo marzo ed ad aprile del 2009 trasferiremo tutte le nostre attività da via del Giochetto al polo unico di Perugia. Dopo questo passaggio partirà il progetto di trasferire le facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche in quegli spazi". Dell'importanza dell'inaugurazione ha parlato il preside della facoltà di Medicina e Chirurgia, Adolfo Puxeddu, che ha dichiarato: "non a caso l'evento coincide con i 700 anni della fondazione dell'Università. La facoltà di medicina è un punto di riferimento anche per la clinica"...

"Santa Maria della Misericordia" e l'ortopedia

di
Luana Pioppi (UJ.com) PERUGIA - Curare sempre di più il rapporto medico-paziente; assicurare la continuità di trattamento; continuare l'azione per i settori noti dell'ortopedia e sviluppare gli altri; rendere la Traumatologia di Perugia un riferimento a livello nazionale così da farlo diventare un "Teaching Center". Sono questi gli obiettivi su cui sta lavorando la clinica ortopedica e traumatologica di Perugia. Di questo e di altro ancora si è parlato nel corso della conferenza stampa, indetta all'interno dello stesso Polo unico, per illustrare l'attività assistenziale che la struttura ha operato nel 2007. Erano presenti Walter Orlandi, direttore generale dell'azienda ospedaliera, Giuliano Cerulli, responsabile del dipartimento di chirurgia e traumatologia specialistica, e Auro Caraffa, direttore struttura complessa di clinica ortopedica e traumatologica. Nel 2007 sono stati ben 7.593 i pazienti valutati al Pronto soccorso traumatologico. Di questi 5.835 hanno subito un trattamento ambulatoriale e 3.995 sono stati ricoverati. Di questi ultimi il 76 per cento sono stati sottoposti ad intervento chirurgico che sta ad indicare, come ha sottolineato Auro Caraffa, "come i ricoveri decisi siano stati appropriati". Dei 3900 interventi eseguiti 3040 sono stati fatti all'interno dell'ospedale di "Santa Maria della Misericordia" mentre il resto in altre strutture regionali. Nel complesso il 38 per cento dei pazienti erano di provenienza estra-regionale. Il numero degli interventi di chirurgia ortopedica sono stati 2328, di cui 370 protesi  - anca, ginocchio e spalla - e 612 ricostruzioni legamentose di ginocchio, e 1572 traumatologica. Di questi solo il 2,3 per cento ha riscontrato complicazioni o si è rilevato un insuccesso. Secondo i dati illustrati, inoltre, già sono in lista di attesa, per le diverse patologie, 1271 pazienti. "La novità - ha dichiarato Giuliano Cerulli - è l'organizzazione, grazie all'Università, all'Azienda e alla Regione, che prevede il coinvolgimento di figure apicali di grande professionalità e di grande spessore umano. La seconda novità è che si affrontano, inoltre, le tematiche ortopediche al meglio potenziando i settori che sono già noti in Italia, che qualificano l'attività della clinica ortopedica di Perugia, ed intensificandone altri altrettanto importanti come la chirurgia della mano, della spalla e del piede. E poi grande attenzione alla traumatologia". Walter Orlandi, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Perugia, ha fatto il punto della situazione sul completamento dei lavori. "Entro fine febbraio - ha detto - dovremmo completare il trasferimento dei reparti chirurgici, quello dell'otorino e dell'oculistica, la dermatologia, il reparto di chirurgia del dottor Noglia e la rianimazione. Rimangono ancora alcune attività ambulatoriali che stiamo trasferendo in via del Giochetto mentre altri servizi di diagnostica, come la radiologia e la medicina nucleare, saranno spostati prossimamente. Il nostro cronoprogramma, per quanto riguarda l'attività di degenza, lo stiamo rispettando

Che cos'è la meningite, cosa
fare, come si cura

La meningite è una infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva e può essere virale o batterica. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, solitamente non ha conseguenze gravi e si risolve nell'arco di una decina di giorni. Uno degli agenti più diffusi della meningite virale è un virus appartenente al gruppo degli enterovirus, gli stessi che danno influenza gastrica. La forma batterica, invece, è più rara ma estremamente più seria e può avere conseguenze fatali. Gli agenti della meningite batterica sono diversi e il più temuto, Neisseria meningitidis detto meningococco, è stato identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia fu descritta nel 1805 nel corso di una epidemia diffusa a Ginevra. Solitamente, l'infezione batterica origina in un altro punto del corpo, da cui i batteri possono raggiungere le meningi attraverso il flusso sanguigno. La meningite può però anche svilupparsi da otiti o sinusiti o direttamente da un'infezione a livello cerebrale derivata da una frattura del cranio. La meningite batterica può insorgere in modo improvviso, accompagnata da febbri molto alte, mal di testa acuto e vomito. L'infiammazione provoca un accumulo di cellule infiammatorie nel liquor cerebrospinale, quindi un aumento della pressione all'interno del canale spinale e della scatola cranica. La diagnosi si effettua con un'analisi del contenuto del liquor e con una coltura batterica. Un intervento tempestivo può costituire l'unica possibilità per salvare la persona malata. Sintomi e diagnosi I primi sintomi della meningite possono facilmente essere confusi con quelli dell'influenza. Solitamente i sintomi peggiorano nell'arco di un paio di giorni, ma in qualche caso la decorrenza della malattia è estremamente rapida, con il rischio per il malato di subire un danno cerebrale o addirittura di morire. La malattia si manifesta con: irrigidimento del collo febbre alta mal di testa acuto vomito o nausea con mal di testa senso di confusione sonnolenza convulsioni fotosensibilità inappetenza Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti. Invece, può esserci un pianto continuo, irritabilità e sonnolenza al di sopra della norma, e scarso appetito. A volte si nota l'ingrossamento della testa, soprattutto nei punti non ancora saldati completamente (le fontanelle), che può essere palpato facilmente. Cause e agenti patogeni La meningite può essere causata sia da batteri che da virus e funghi. Gli agenti batterici sono i più pericolosi e comprendono diverse specie. L'identificazione della specie batterica causa dell'infezione, tramite isolamento del ceppo dal liquido spinale, è l'unico metodo per agire in modo adeguato sia con il trattamento che con la prevenzione del contagio ad altri individui. I batteri principalmente responsabili per la meningite sono appartenenti a tre specie: Neisseria meningitidis ( (meningococcus). Neisseria è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. Dal 2 al 30% dei portatori sono asintomatici, e questa presenza non è correlata a un aumentato rischio di meningite o altre malattie gravi. Evidenze indicano che la malattia insorge generalmente in persone che sono state infettate in tempi recenti. Alcuni ceppi batterici agenti della meningite sono contagiosi e possono quindi essere trasmessi da una persona all'altra attraverso la tosse, gli starnuti, il contatto diretto, la condivisione di spazzolini da denti o delle posate durante i pasti. Le persone a contatto con un malato di meningite sono ad alto rischio. Per questo è necessario identificare immediatamente i contatti avuti da una persona colpita da meningite per avviare adeguate profilassi antibiotiche preventive. Un adeguato sistema di sorveglianza è quindi una delle strategie più efficaci per prevenire la diffusione e il contagio da meningite. Maggiori informazioni sul sistema di sorveglianza italiano e sulle pratiche di prevenzione sono disponibili in un contributo di Marta Ciofi degli Atti e Stefania Salmaso del Cnesps. Dagli anni '90 è ormai comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo B (Hib), che nel nostro paese rientra tra quelle obbligatorie per i neonati. Sono disponibili sul mercato anche una serie di vaccini contro molti ceppi di pneumococco e alcuni ceppi di meningococco. Per quanto riguarda pneumococco, sono disponibili il vaccino coniugato PCV7, raccomandato in alcuni paesi per l'immunizzazione di tutti i neonati, e il vaccino polisaccaridico PPV, raccomandato ad esempio dai Cdc americani per tutti i soggetti immunodepressi. Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini contro i sierogruppi A, C, Y e W135, mentre non esistono vaccini per prevenire le meningiti da gruppo B. Solo il vaccino contro il gruppo C è efficace già nel primo anno di vita, e in alcune nazioni a elevata incidenza è stata introdotta la vaccinazione per tutti i nuovi nati. La valutazione della sua efficacia è difficile da stimare data la rarità dei casi, anche se c'è una raccomandazione a utilizzarlo quando l'incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti nell'arco di tre mesi...
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Bilancio positivo per
l'ospedale di Perugia
di Luana Pioppi
(UJcom) PERUGIA - L'azienda ospedaliera perugina chiuderà il 2006 in parità, al massimo con un meno 2 per cento. Nel complesso è sana ma sarà necessario inventare un nuovo modello di governo viste le dimensioni e la complessità raggiunta dalla struttura. Questo è quanto emerso nel corso del bilancio delineato dal commissario straordinario Vito Mastrandrea, dopo sei mesi di mandato in scadenza alla fine del mese di gennaio. Alla conferenza, indetta per questo scopo presso palazzo Donini a Perugia, erano presenti anche l'assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, e il rettore dell'Università, Francesco Bistoni. In sala anche numerosi primari del policlinico perugino. Mastrandrea ha fatto una panoramica generale della situazione menzionando sia le caratteristiche generali sia i progetti intrapresi e i vari servizi. ''Abbiamo operato in condizioni difficili - ha detto - ma le cose hanno funzionato bene. Merito soprattutto del personale''. Riguardo alle diverse figure professionali presenti nell'azienda ospedaliera, il commissario ha definito ''non più accettabile'' il rapporto tra esse aggiungendo che ''bisogna rivederlo e superarlo''. Nel policlinico di Perugia, infatti, operano attualmente 577 medici strutturati e 430 in formazione. Mastrandrea ha spiegato che in base alla attuale situazione emerge un fabbisogno di altri 70 infermieri professionali, 30 tecnici di diverse discipline e 30 operatori socio-sanitari. Il commissario straordinario ha anche reso noto che i casi di alta specialità trattati sono stati  pari all' 8,1 per cento del totale, dato comunque in aumento. Ha poi affermato che la Regione ha investito negli ultimi tre anni 23 milioni di euro per le cosiddette ''alte tecnologie'' evidenziando però la necessità di una migliore ottimizzazione del loro impiego. Mastrandrea ha anche spiegato di considerare obiettivi fondamentali la collaborazione con l'Ausl e l'applicazione della convenzione con Regione e Università. Dopo l'esposizione del commissario ha preso la parola il rettore Francesco Bistoni ribadendo la necessità di una maggiore organizzazione e di una programmazione economica precisa per far diventare l'ospedale perugino un punto nevralgico. Ha poi definito la relazione di Mastrandrea come "un ottimo punto di partenza per approfondire questioni finora basate più che altro sul sentito dire''. Il rettore ha anche chiesto un tavolo di confronto ''per sciogliere i nodi più' complessi con scelte coraggiose''. Secondo Bistoni si pone ora l'occasione ''per una riflessione su come Sara la sanità in Umbria. Occorre un cambiamento radicale - ha concluso - che punti sulla qualità''. L'assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, ha condiviso il pensiero di Bistoni sull'apertura di una fase di innovazione. ''Parlare dei risultati ottenuti, - ha dichiarato - che sono stati tanti, ma serve anche comprendere che l'invecchiamento della popolazione modifica il modo di concepire il sistema sanitario regionale''. Rosi ha tra l'altro sottolineato l'apertura dal 1998 di tre nuovi ospedali nella regione, mentre I piccoli vengono riconvertiti e accorpati. ''Ci sarà una rete del tutto rinnovata'' ha affermato. Riguardo all'azienda ospedaliera di Perugia, l'assessore ha evidenziato che ''si è lavorato bene, ha dimostrato grande capacità. Abbiamo investito sul nuovo polo ospedaliero - ha concluso - 42 milioni di euro, quanto ricaveremo da Monteluce anche se non abbiamo ancora incassato quei soldi''. 8 1 06...
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I professori, Falini, Crino' e Pievani, parlano delle novità sulle terapie oncologiche
Un centinaio di studenti delle scuole superiori hanno partecipato stamani a Foligno all' incontro promosso dall' Airc sulla ricerca contro il cancro. L' iniziativa si e' svolta a palazzo Trinci. Presenti Brunangelo Falini, ricercatore dell' Universita' di Perugia, Lucio Crino', responsabile della struttura complessa dell' oncologia medica dell' ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, ed il filosofo della scienza Telmo Pievani. Il dibattito e' stato coordinato dal direttore del Corriere dell' Umbria, Federico Fioravanti, presente il professor Fausto Grignani, del consiglio direttivo di Airc Umbria. Gli studenti hanno posto agli esperti numerose domande: da come le scoperte in ambito molecolare possano portare a modalita' di diagnostica piu' veloce, alle cause del cancro per quanto riguarda i fattori ambientali, come il fumo, i cibi e la qualita' dell' aria. Hanno pero' anche chiesto se praticare sesso protetto puo' aiutare contro l' insorgenza delle neoplasie. ''Sicuramente si''', ha risposto Crino' a quest' ultimo quesito, facendo riferimento in particolare ai tumori del collo dell' utero che sono anchelegati - ha spiegato - alla diffusione dei virus. Il professor Falini ha evidenziato l' importanza delle sonde molecolari per l' individuazione dei tumori in fase precoce. ''Discorso che vale in particolare - ha spiegato - nelle leucemie, dove individuare cellule anomale in quantita' anche minime puo' aiutare nelle terapie''. Pievani, rispondendo agli studenti, si e' soffermato sull' importanza della comunicazione. Ha criticato chi ''per semplificare produce effetti di paura''. L'incontro, dedicato al tema ''Il cancro e i suoi geni - A ciascuno la propria cura'', e' stato aperto dall' intervento del professor Falini, che si e' soffermato sui meccanismi genetici delle neoplasie. Agli studenti ha illustrato come da una mutazione del dna si producano poi proteine in grado di indurre i tumori. Il professor Falini ha quindi sottolineato l' importanza degli anticorpi monoclonali che riconoscono proteine specifiche. ''Servono - ha spiegato - per distinguere tra le cellule normali e quelle maligne, ma anche tra una neoplasia e l' altra''. Il ricercatore perugino si e' infine soffermato sull' importanza di procedere nella ricerca per arrivare ai cosiddetti farmaci intelligenti. ''Farmaci che - ha sottolineato - colpiscono direttamente la mutazione genetica e quindi 'quel' tumore. E' questo l' obiettivo della ricerca nei prossimi cinque-dieci anni''. Della necessita' di identificare bersagli da utilizzare con i prodotti di prossima generazione ha parlato ancheil professor Crino'.
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Trapianto di pancreas, rigetto superato
Incapsulate in microsfere e collocate in una zona precisa, vicinissime al fegato. Per la prima volta al mondo, un trapianto di cellule pancreatiche (le insule, che sono addette alla produzione di insulina e la cui carenza determina l'insorgenza del diabete) e' avvenuto realizzando queste due condizioni. Con un due enormi vantaggi: le capsule, in materiale biocompatibile, evitano il rischio del rigetto, mentre la nuova tecnica laparoscopica consente di rendere il rilascio dell'insulina prodotta estremamente efficace, tanto che la speranza e' di arrivare a sospenderla totalmente nei diabetici cosi' trapiantati. L'intervento e' stato eseguito al Policlinico Umberto I di Roma dal direttore del Centro Trapianti dell'Umberto I Pasquale Berloco, dal professor Massimo Rossi dello stesso Centro e dal Gruppo Diabetologico dell'Universita' di Perugia coordinato dal professor Riccardo Calafiore. Il paziente e' un uomo romano di 44 anni affetto da diabete di tipo I dall'eta' di 10 anni e le cellule utilizzate provengono dal laboratorio dell'Universita' dell'Illinois di Chicago. A chiarire la novita' dell'intervento, lo stesso Berloco: ''E' un metodo unico al mondo, al quale stiamo lavorando da 20 anni. In pratica, in precedenza le insule venivano direttamente iniettate negli organi addominali del paziente tramite iniezioni. In questo modo, pero', l'organismo le classifica come elementi 'estranei' e il rischio e' che si scateni la reazione del rigetto, per evitare la quale il paziente e' costretto ad assumere pesanti farmaci immunosoppressivi per tutta la vita''. Con la nuova tecnica, invece, le insule vengono 'incapsulate' in microsfere fatte di materiale biocompatibile (alginato): ''L'organismo, in questo caso - spiega l'esperto - riconosce le microsfere come elementi non estranei''. Risultato: viene evitato il rischio del rigetto e il paziente non ha dunque piu' bisogno di assumere i farmaci immunosoppressivi. Allo stesso tempo, le sferette sono in grado di assicurare il rilascio dell'insulina, essendo dotate di microfori. Ma l'intervento presenta anche un secondo elemento di novita', cioe' l'utilizzodella tecnica laparoscopica: ''In precedenza - chiarisce Calafiore - le insule venivano iniettate sotto la guida di un ecografo, ma in questo modo la sede dell'impianto non e' ben visibile. Con la laparoscopia, invece, siamo in grado di collocare le cellule pancreatiche in punti precisi e avendo ben visibile il luogo dell'impianto''....
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