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Tumori in Umbria,
5000 casi l'anno
Circa 5.000 nuovi casi di tumore si
registrano ogni anno in Umbria, dove tuttavia sono in diminuzione i
decessi dovuti a questa malattia: e' quanto emerso nella 16/a Conferenza
nazionale ''Aiom'' (Associazione italiana di oncologia medica), in corso
fino a domani proprio a Perugia, con la partecipazione di oltre 300
medici specialisti di tutta Italia. In media, nel triennio 2003-2005, i
morti sono stati 1.555 ogni anno. ''Nella regione - ha spiegato Lucio
Crino', direttore dell'Oncologia medica di Perugia - i morti per cancro
sono in costante calo dalla fine degli anni '80, con una percentuale
pari a meno 1% ogni anno. Il cancro allo stomaco, un problema che
affligge in modo particolare la zona nord dell'Umbria, costituisce
ancora una importante causa di morte, ma incidenza e mortalita' sono
anche in questo caso in calo''. ''E' una fotografia - ha commentato -
che premia la buona ricerca e la buona assistenza umbra''. In base ai
dati del Registro tumori umbro, resi noti oggi - e' detto in una nota -
ogni anno in Umbria si registrano circa 5000 nuovi casi di tumore: il
piu' frequente nei maschi e' il cancro della prostata (con 1.222 casi
nel 2003-2004, pari al 21% di tutti i tumori maligni, esclusi quelli
della pelle), seguito dal grosso intestino (926 casi, pari al 16% del
totale) e dal polmone (755 casi pari al 13% del totale). Nelle donne,
invece, il cancro piu' frequente e' quello alla mammella (1.274 casi nel
biennio 2003-2004 pari al 28% di tutti i tumori maligni, esclusi i
tumori della pelle). Al secondo posto si trovano i tumori del grosso
intestino (731 casi pari al 16% del totale) seguiti dal cancro gastrico
(324 casi pari al 7.3%). ''Il miglioramento delle terapie - ha spiegato
ancora Crino' - ha senza dubbio contribuito al controllo della
mortalita': un caso emblematico e' quello della mammella che puo' essere
in larga misura attribuito al progresso della chemioterapia e del
trattamento ormonale. Ma ci attendiamo risultati ancora piu'
soddisfacenti dalla diffusione della diagnosi precoce. Recentemente
infatti anche in Umbria sono stati introdotti nuovi screening per il
cancro della mammella e del colon retto. L'effetto benefico di questi
interventi non si e' ancora manifestato, ma senza dubbio possiamo
attenderci nel prossimo futuro un'ulteriore riduzione della mortalita'''.
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Vaccino
anti Aids sperimentato a Perugia
(RCS)
Un vaccino «sosia» per combattere il virus dell'Aids: l'idea è di un
microbiologo dell'Università di Brescia, Arnaldo Caruso, e le prove sui
pazienti partiranno entro poco tempo negli ospedali delle città di
Brescia, Torino, Milano e Perugia. Se le ricerche sul vaccino
preventivo (che potrebbe impedire l'infezione del virus, ma è troppo
complicato da costruire) sono state per ora accantonate, quelle del
vaccino «curativo», da usare cioè nelle persone già infette, stanno
riprendendo quota. «Oggi abbiamo farmaci efficaci per tenere sotto
controllo l'infezione — premette Giampiero Carosi, infettivologo
all'Università di Brescia — ma stiamo pensando alla possibilità di
alternare la loro somministrazione con quella di un vaccino capace di
potenziare le difese immunitarie dell'organismo contro il virus». Ecco
allora il preparato messo a punto da un'industria italiana, in sigla
AT20 KLH: appunto il «sosia» della proteina p17 prodotta dal virus
stesso, ottenuto con un gioco di ingegneria genetica. «La proteina P17 —
spiega Caruso — viene liberata dalle cellule infettate dal virus e a sua
volta rende altre cellule vulnerabili all'aggressione dell'Hiv. È un
bersaglio ottimale per il vaccino, perché bloccarla significa rendere le
cellule meno aggredibili dal virus e potenziare le difese immunitarie
dell'organismo ». L'obiettivo è trasformare il paziente sieropositivo in
un «portatore sano del virus» che non sarà infettivo per gli altri
perché la moltiplicazione virale verrebbe tenuta sotto controllo proprio
dalla vaccinazione. «La proteina contenuta nel vaccino — precisa Caruso
— è soltanto una porzione della p17, capace però di stimolare la
produzione di anticorpi da parte dell'organismo. Somministrare la
proteina "vera" potrebbe essere rischioso per il paziente». Lo studio,
che sarà presentato a Brescia con una conferenza stampa il 27 marzo
prossimo, è già stato autorizzato dall'Istituto Superiore di Sanità e
prevede la partecipazione di una cinquantina di pazienti. I centri
coinvolti saranno quattro: oltre all'Università di Brescia, quelle di
Torino, di Perugia e di Milano. In questa prima fase della ricerca si
potrà valutare la sicurezza del preparato, per escludere che possa
provocare effetti collaterali, ma si potrà anche misurare la produzione
di anticorpi anti-p17 da parte dell'organismo e avere così una prima
idea dell'efficacia. «La p17 è una proteina importante per la
moltiplicazione del virus — commenta Carosi — ma è probabile che il vero
vaccino del futuro dovrà essere un mosaico di più componenti virali, in
modo da stimolare la produzione di anticorpi contro più bersagli. Solo
così potremo sperare di arrivare al vero obiettivo della terapia, che
finora non è stato raggiunto: quello della completa eliminazione del
virus dall'organismo». STUDIO La ricerca sul vaccino anti Aids coinvolge
Brescia, Torino, Perugia e Milano Adriana Bazzi...
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Ospedale
di Branca, tutto pronto per il
taglio del nastro
di
Monia Rossi
Dopo soli tre anni dalla posa
del primo mattone, inaugura domani (sabato 1 marzo) l'ospedale
comprensoriale di Gubbio-Gualdo Tadino, realizzato per volontà
dell’Inail su iniziativa della Regione Umbria e dell’ASL1 Umbria, in
sostituzione dei due complessi esistenti e in posizione baricentrica tra
i due comuni. A sottolineare la straordinarietà dell’evento, anche il
Campanone di Gubbio festeggerà l’apertura del nuovo centro ospedaliero.
Il polo ospedaliero di Branca nasce come una vera e prorpia Città-Salute
ideata e costruita sulle linee-guida dell’Ospedale Modello della
Commissione Umberto Veronesi/Renzo Piano coordinata da Lamberto Rossi,
progettista della struttura, e da Maurizio Mauri, consulente per il
progetto sanitario. Fedele ai principi informatori della Commissione,
l’ospedale realizza il principio della centralità del cittadino-paziente
ancorata a una rigorosa dimensione scientifica e a un’organizzazione
radicalmente rinnovata. L’immagine architettonica, inusuale per un
ospedale, è quella di un complesso a gradoni nel verde, di altezza
contenuta, in rapporto osmotico con il delicato paesaggio umbro, del
quale reinterpreta, nella sequenza dei patii interni e dei giardini
pensili, i caratteristici orti eugubini. Luce, trasparenza, leggerezza
sono gli elementi costitutivi di questa accogliente Città-Salute in cui
il carattere domestico e confortevole si incontra con la funzionalità
altamente tecnologica, ponendosi al servizio della fase acuta della
malattia ma anche della prevenzione. La cura dell'acuto non è infatti la
sua unica missione; il nuovo ospedale instaurerà uno stretto rapporto
con la cittadinanza locale come centro di riferimento per la prevenzione
e l’educazione sanitaria, e come luogo di ricerca intellettuale e di
aggiornamento professionale continuo per i medici interni, per i medici
di famiglia e per il personale infermieristico, tecnico e gestionale.
Nato con l’obiettivo di implementare nuovi modelli di gestione
attraverso la soluzione organizzativa dei dipartimenti e di nuovi
modelli di degenza, l’ospedale si fonda su integrazione,
interdisciplinarità e un’alta flessibilità che consenta alle strutture
fisiche ed organizzative di adattarsi più velocemente e più facilmente
alle esigenze delle attività senza che siano le funzioni a doversi
adattare a strutture fisse. * * * * * Alle 10.30 la “sonata” eccezionale
del Campanone di Gubbio, darà inizio alla cerimonia di inaugurazione che
sarà aperta dei sindaci di Gubbio e Gualdo Tadino, Orfeo Goracci e
Angelo Scassellati, e dal presidente nazionale INAIL Vincenzo Mungari.
Interverranno al taglio del nastro la presidente della Regione Umbria
Maria Rita Lorenzetti, l’assessore alla Sanità della Regione Umbria
Maurizio Rosi, il direttore generale della ASL1 Vincenzo Panella e
Lamberto Rossi coordinatore del progetto per la parte architettonica. Il
programma della giornata inaugurale proseguirà nel pomeriggio con una
vera e propria festa: a partire dalle 15,30 e per tutto il pomeriggio
l’ospedale rimarrà aperto ai cittadini che in un clima di festa - tra
musica, degustazioni gastronomiche e animazioni per bambini - potranno
effettuare delle visite guidate dei reparti e dei percorsi. Negli spazi
esterni, con l’accompagnamento musicale delle bande di Gubbio e Gualdo
Tadino, si potrà assistere all’esibizione degli sbandieratori di Gubbio
e allo spettacolo dei “Giochi de le Porte” di Gualdo Tadino. Con questo
evento la ASL si è proposta non soltanto di festeggiare l’avvio di un
progetto che ha valenze innovative sul piano architettonico,
tecnologico, funzionale e strettamente sanitario, ma anche di far
conoscere la struttura alla cittadinanza affinché i fruitori del
servizio sanitario possano prendere familiartà con gli accessi, i nuovi
spazi, la segnaletica e i percorsi. Dal punto di vista tanto strutturale
quanto organizzativo, il nuovo nosocomio è stato infatti studiato “ad
uso e consumo dell’utente”, in modo da rendere massima la fruibilità,
ottimizzando le principali funzioni pubbliche e di accoglienza e
garantendo una maggiore accessibilità e una maggiore sicurezza dei
percorsi. Dal lunedì successivo, le operazioni di trasferimento dai due
ospedali cittadini di Gubbio e Gualdo Tadino riprenderanno a pieno
ritmo, secondo un cronogramma che sarà ufficializzato durante
l’inaugurazione e che fissa entro il 13 marzo l’avvio a pieno regime del
nuovo ospedale.
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Campagna no al melanoma
di Mario Mariano
La salvezza ha sempre e solo un nome:prevenzione. Per allontanare
ansie,paure ed angoscie c'è una via infallibile:arrivare prima della
malattia, precederla,anticiparla con tutti i mezzi della scienza moderna.Sulle
insidie che si nascondono sui nei e sui tumori della pelle in generale
si è soffermato il Professor Paolo Lisi,responsabile della S.C. di
Dermatologia ed Allergologia dello Ospedale Santa Maria della
Misericordia durante la conferenza stampa che si è svolta nella Sala
Rossa di Palazzo dei Priori per la prossima campagna di prevenzione
contro il Melanoma. "Vogliamo puntare sulla informazione- ha dichiarato
il Professor Lisi, ed è bene che i primi a conoscere le nozioni più
semplici sui nei e sulle loro conseguenze siano i bambini. Scuola e
media possono dare davvero un grande contributo a sensibilizzare la
cittadinanza, perchè la patologia è subdola, e può essere sconfitta solo
con visite di controllo da specialisti dermatologi, allertati da medici
di base che nella nostra organizzazione sanitaria sono sempre un
avamposto molto importante". "La campagna di prevenzione,denominata "No
al Melanoma", si svolgerà dal 3 all' 8 Marzo e si avvarrà della
collaborazione di tutti i dermatologi della provincia di Perugia , che
provvederanno a visitare, informare e sensibilizzare i cittadini che si
presenteranno nella Clinica dermatologica del Policlinico di Perugia",
ha annunciato il Dottor Marco Tomassini, chirurgo dermatologo,da anni in
prima linea nel partecipare con grande attivismo alle campagne di
sensibilizzazione contro i tumori della pelle. Il giovane professionista
per il quinto anno di fila è riuscito a far sì che il mondo della
assistenza e della ricerca medica si unisse a quello della cultura, del
teatro:"Con la sua passione e il suo entusiasmo l'amico Marco Tomassini
riesce a coinvolgere cittadini ed Istituzioni, ed è per questo suo
impegno civico che il Comune di Perugia, mio tramite, è felice di aver
dato il miglior sostegno alla campagna di prevenzione che troverà poi la
sera dell'8 Marzo al Teatro Lyrich la giusta visibilità con lo
spettacolo di beneficenza "Matrimonio in Famiglia", realizzato dalla
Compagnia Teatrale i Mattacchioni”:Andrea Cernicchi ,assessore alla
Cultura del Comune di Perugia ha avuto espressioni di stima per chi è
impegnato in prima linea nel mondo della solidarietà. L’intero ricavato
della serata al Lyrich Teatro che sarà resa possibile anche grazie
all’importante sostegno di numerosi imprenditori umbri, servirà per
l’acquisto di un nuovo video-dermatoscopio digitale che garantirà una
migliore osservazione delle lesioni pigmentate e non, di acquisire
immagini ad altissima e di ottimizzare la diagnosi, lo studio e la
gestione dei tumori della pelle. All’iniziativa hanno aderito la Regione
dell’Umbria,rappresentata dall’Assessore Maurizio Rosi(“Le campagne di
prevenzione delle più importanti patologie ci hanno visto sempre
impegnati con dispendio di risorse umane ed economiche, e con questo
spirito intendiamo sostenere quella sul Melanoma”); ed ancora: alla
presentazione del progetto erano presenti il Direttore Generale
dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Walter Orlandi (“L’impatto sociale
dei tumori della pelle è fortissimo ed i risultati ottimali si ottengono
solo grazie alla capacità e alla compattezza del gruppo di
professionisti che intervengono”) e il Preside della Facoltà di Medicina
dell’Università di Perugia Adolfo Puxxeddu (“La ricerca è l’asso
vincente ed anche questa volta sarà importante affidarsi ai nostri
medici,sempre in prima linea su questo fronte, e il gruppo guidato dal
professor Lisi ha dimostrato nei fatti di essere all’avanguardia,capace
di gestire le patologie con gli apparecchi di tecnologia avanzata”). ..
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Il
primo marzo apre il nuovo centro didattico
della Facoltà di Medicina e Chirurgia
di Luana Pioppi
(UJ.com) PERUGIA –
Cinquemiladuecentonovanta metri quadrati di spazi, suddivisi in due
edifici, che ospitano quattro aule didattiche - che variano da una
capienza che va dai 90 agli oltre 300 posti l'una - 35 laboratori, sei
uffici, quattro studi dentistici, un'aula manichini ed una sala con 11
riuniti dentistici. E' così composto il nuovo centro didattico della
Facoltà di Medicina e Chirurgia inaugurato presso il polo unico di Santa
Maria della Misericordia, situato a Sant'Andrea delle Fratte di Perugia.
Alla cerimonia hanno partecipato il rettore dell'Università degli studi
di Perugia, Francesco Bistoni, la presidente della Regione Umbria, Maria
Rita Lorenzetti, il preside della facoltà di Medicina, Adolfo Puxeddu,
l'assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, il direttore generale
dell'azienda ospedaliera, Walter Orlandi, e l'assessore comunale
all'urbanistica, Wladimiro Boccali. Presente anche l'arcivescovo della
città di Perugia e Città della Pieve, monsignore Giuseppe Chiaretti, che
ha benedetto i locali della nuova struttura. "L'inaugurazione di oggi -
ha dichiarato il rettore Bistoni aprendo gli interventi delle autorità -
rappresenta una tappa significativa del sogno del polo unico, dove si
affiancano attività assistenziali con quelle tecnico-scientifiche.
L'attività prenderà il via il primo marzo ed ad aprile del 2009
trasferiremo tutte le nostre attività da via del Giochetto al polo unico
di Perugia. Dopo questo passaggio partirà il progetto di trasferire le
facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche in quegli
spazi". Dell'importanza dell'inaugurazione ha parlato il preside della
facoltà di Medicina e Chirurgia, Adolfo Puxeddu, che ha dichiarato: "non
a caso l'evento coincide con i 700 anni della fondazione
dell'Università. La facoltà di medicina è un punto di riferimento anche
per la clinica"...
"Santa Maria della
Misericordia" e l'ortopedia
di
Luana Pioppi (UJ.com) PERUGIA - Curare sempre di più il
rapporto medico-paziente; assicurare la continuità di trattamento;
continuare l'azione per i settori noti dell'ortopedia e sviluppare gli
altri; rendere la Traumatologia di Perugia un riferimento a livello
nazionale così da farlo diventare un "Teaching Center". Sono questi gli
obiettivi su cui sta lavorando la clinica ortopedica e traumatologica di
Perugia. Di questo e di altro ancora si è parlato nel corso della
conferenza stampa, indetta all'interno dello stesso Polo unico, per
illustrare l'attività assistenziale che la struttura ha operato nel
2007. Erano presenti Walter Orlandi, direttore generale dell'azienda
ospedaliera, Giuliano Cerulli, responsabile del dipartimento di
chirurgia e traumatologia specialistica, e Auro Caraffa, direttore
struttura complessa di clinica ortopedica e traumatologica. Nel 2007
sono stati ben 7.593 i pazienti valutati al Pronto soccorso
traumatologico. Di questi 5.835 hanno subito un trattamento
ambulatoriale e 3.995 sono stati ricoverati. Di questi ultimi il 76 per
cento sono stati sottoposti ad intervento chirurgico che sta ad
indicare, come ha sottolineato Auro Caraffa, "come i ricoveri decisi
siano stati appropriati". Dei 3900 interventi eseguiti 3040 sono stati
fatti all'interno dell'ospedale di "Santa Maria della Misericordia"
mentre il resto in altre strutture regionali. Nel complesso il 38 per
cento dei pazienti erano di provenienza estra-regionale. Il numero degli
interventi di chirurgia ortopedica sono stati 2328, di cui 370 protesi
- anca, ginocchio e spalla - e 612 ricostruzioni legamentose di
ginocchio, e 1572 traumatologica. Di questi solo il 2,3 per cento ha
riscontrato complicazioni o si è rilevato un insuccesso. Secondo i dati
illustrati, inoltre, già sono in lista di attesa, per le diverse
patologie, 1271 pazienti. "La novità - ha dichiarato Giuliano Cerulli -
è l'organizzazione, grazie all'Università, all'Azienda e alla Regione,
che prevede il coinvolgimento di figure apicali di grande
professionalità e di grande spessore umano. La seconda novità è che si
affrontano, inoltre, le tematiche ortopediche al meglio potenziando i
settori che sono già noti in Italia, che qualificano l'attività della
clinica ortopedica di Perugia, ed intensificandone altri altrettanto
importanti come la chirurgia della mano, della spalla e del piede. E poi
grande attenzione alla traumatologia". Walter Orlandi, direttore
generale dell'Azienda ospedaliera di Perugia, ha fatto il punto della
situazione sul completamento dei lavori. "Entro fine febbraio - ha detto
- dovremmo completare il trasferimento dei reparti chirurgici, quello
dell'otorino e dell'oculistica, la dermatologia, il reparto di chirurgia
del dottor Noglia e la rianimazione. Rimangono ancora alcune attività
ambulatoriali che stiamo trasferendo in via del Giochetto mentre altri
servizi di diagnostica, come la radiologia e la medicina nucleare,
saranno spostati prossimamente. Il nostro cronoprogramma, per quanto
riguarda l'attività di degenza, lo stiamo rispettando
Che cos'è la meningite, cosa
fare, come si cura
La meningite è una infiammazione
delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le
meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva e può
essere virale o batterica. La forma virale, detta anche meningite
asettica, è quella più comune, solitamente non ha conseguenze gravi e si
risolve nell'arco di una decina di giorni. Uno degli agenti più diffusi
della meningite virale è un virus appartenente al gruppo degli
enterovirus, gli stessi che danno influenza gastrica. La forma
batterica, invece, è più rara ma estremamente più seria e può avere
conseguenze fatali. Gli agenti della meningite batterica sono diversi e
il più temuto, Neisseria meningitidis detto meningococco, è stato
identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia fu
descritta nel 1805 nel corso di una epidemia diffusa a Ginevra.
Solitamente, l'infezione batterica origina in un altro punto del corpo,
da cui i batteri possono raggiungere le meningi attraverso il flusso
sanguigno. La meningite può però anche svilupparsi da otiti o sinusiti o
direttamente da un'infezione a livello cerebrale derivata da una
frattura del cranio. La meningite batterica può insorgere in modo
improvviso, accompagnata da febbri molto alte, mal di testa acuto e
vomito. L'infiammazione provoca un accumulo di cellule infiammatorie nel
liquor cerebrospinale, quindi un aumento della pressione all'interno del
canale spinale e della scatola cranica. La diagnosi si effettua con
un'analisi del contenuto del liquor e con una coltura batterica. Un
intervento tempestivo può costituire l'unica possibilità per salvare la
persona malata. Sintomi e diagnosi I primi sintomi della meningite
possono facilmente essere confusi con quelli dell'influenza. Solitamente
i sintomi peggiorano nell'arco di un paio di giorni, ma in qualche caso
la decorrenza della malattia è estremamente rapida, con il rischio per
il malato di subire un danno cerebrale o addirittura di morire. La
malattia si manifesta con: irrigidimento del collo febbre alta mal di
testa acuto vomito o nausea con mal di testa senso di confusione
sonnolenza convulsioni fotosensibilità inappetenza Nei neonati alcuni di
questi sintomi non sono molto evidenti. Invece, può esserci un pianto
continuo, irritabilità e sonnolenza al di sopra della norma, e scarso
appetito. A volte si nota l'ingrossamento della testa, soprattutto nei
punti non ancora saldati completamente (le fontanelle), che può essere
palpato facilmente. Cause e agenti patogeni La meningite può essere
causata sia da batteri che da virus e funghi. Gli agenti batterici sono
i più pericolosi e comprendono diverse specie. L'identificazione della
specie batterica causa dell'infezione, tramite isolamento del ceppo dal
liquido spinale, è l'unico metodo per agire in modo adeguato sia con il
trattamento che con la prevenzione del contagio ad altri individui. I
batteri principalmente responsabili per la meningite sono appartenenti a
tre specie: Neisseria meningitidis ( (meningococcus). Neisseria è un
ospite frequente delle prime vie respiratorie. Dal 2 al 30% dei
portatori sono asintomatici, e questa presenza non è correlata a un
aumentato rischio di meningite o altre malattie gravi. Evidenze indicano
che la malattia insorge generalmente in persone che sono state infettate
in tempi recenti. Alcuni ceppi batterici agenti della meningite sono
contagiosi e possono quindi essere trasmessi da una persona all'altra
attraverso la tosse, gli starnuti, il contatto diretto, la condivisione
di spazzolini da denti o delle posate durante i pasti. Le persone a
contatto con un malato di meningite sono ad alto rischio. Per questo è
necessario identificare immediatamente i contatti avuti da una persona
colpita da meningite per avviare adeguate profilassi antibiotiche
preventive. Un adeguato sistema di sorveglianza è quindi una delle
strategie più efficaci per prevenire la diffusione e il contagio da
meningite. Maggiori informazioni sul sistema di sorveglianza italiano e
sulle pratiche di prevenzione sono disponibili in un contributo di Marta
Ciofi degli Atti e Stefania Salmaso del Cnesps. Dagli anni '90 è ormai
comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo B (Hib), che
nel nostro paese rientra tra quelle obbligatorie per i neonati. Sono
disponibili sul mercato anche una serie di vaccini contro molti ceppi di
pneumococco e alcuni ceppi di meningococco. Per quanto riguarda
pneumococco, sono disponibili il vaccino coniugato PCV7, raccomandato in
alcuni paesi per l'immunizzazione di tutti i neonati, e il vaccino
polisaccaridico PPV, raccomandato ad esempio dai Cdc americani per tutti
i soggetti immunodepressi. Sul fronte della lotta al meningococco, sono
attualmente disponibili vaccini contro i sierogruppi A, C, Y e W135,
mentre non esistono vaccini per prevenire le meningiti da gruppo B. Solo
il vaccino contro il gruppo C è efficace già nel primo anno di vita, e
in alcune nazioni a elevata incidenza è stata introdotta la vaccinazione
per tutti i nuovi nati. La valutazione della sua efficacia è difficile
da stimare data la rarità dei casi, anche se c'è una raccomandazione a
utilizzarlo quando l'incidenza è superiore a 10 casi per 100.000
abitanti nell'arco di tre mesi.....
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Bilancio
positivo per
l'ospedale di
Perugia
di Luana
Pioppi
(UJcom)
PERUGIA -
L'azienda
ospedaliera
perugina
chiuderà il 2006
in parità, al
massimo con un
meno 2 per
cento. Nel
complesso è sana
ma sarà
necessario
inventare un
nuovo modello
di governo
viste le
dimensioni e la
complessità
raggiunta dalla
struttura.
Questo è quanto
emerso nel corso
del bilancio
delineato dal
commissario
straordinario
Vito Mastrandrea,
dopo sei mesi di
mandato in
scadenza alla
fine del mese di
gennaio. Alla
conferenza,
indetta per
questo scopo
presso palazzo
Donini a
Perugia, erano
presenti anche
l'assessore
regionale alla
sanità, Maurizio
Rosi, e il
rettore
dell'Università,
Francesco
Bistoni. In sala
anche numerosi
primari del
policlinico
perugino.
Mastrandrea ha
fatto una
panoramica
generale della
situazione
menzionando sia
le
caratteristiche
generali sia i
progetti
intrapresi e i
vari servizi.
''Abbiamo
operato in
condizioni
difficili - ha
detto - ma le
cose hanno
funzionato bene.
Merito
soprattutto del
personale''.
Riguardo alle
diverse figure
professionali
presenti
nell'azienda
ospedaliera, il
commissario ha
definito ''non
più accettabile''
il rapporto tra
esse aggiungendo
che ''bisogna
rivederlo e
superarlo''. Nel
policlinico di
Perugia,
infatti, operano
attualmente 577
medici
strutturati e
430 in
formazione.
Mastrandrea ha
spiegato che in
base alla
attuale
situazione
emerge un
fabbisogno di
altri 70
infermieri
professionali,
30 tecnici di
diverse
discipline e 30
operatori
socio-sanitari.
Il commissario
straordinario ha
anche reso noto
che i casi di
alta specialità
trattati sono
stati pari all'
8,1 per cento
del totale, dato
comunque in
aumento. Ha poi
affermato che la
Regione ha
investito negli
ultimi tre anni
23 milioni di
euro per le
cosiddette
''alte
tecnologie''
evidenziando
però la
necessità di una
migliore
ottimizzazione
del loro
impiego.
Mastrandrea ha
anche spiegato
di considerare
obiettivi
fondamentali la
collaborazione
con l'Ausl e
l'applicazione
della
convenzione con
Regione e
Università. Dopo
l'esposizione
del commissario
ha preso la
parola il
rettore
Francesco
Bistoni
ribadendo la
necessità di una
maggiore
organizzazione e
di una
programmazione
economica
precisa per far
diventare
l'ospedale
perugino un
punto
nevralgico. Ha
poi definito la
relazione di
Mastrandrea come
"un ottimo punto
di partenza per
approfondire
questioni finora
basate più che
altro sul
sentito dire''.
Il rettore ha
anche chiesto un
tavolo di
confronto ''per
sciogliere i
nodi più'
complessi con
scelte
coraggiose''.
Secondo Bistoni
si pone ora
l'occasione
''per una
riflessione su
come Sara la
sanità in
Umbria. Occorre
un cambiamento
radicale - ha
concluso - che
punti sulla
qualità''.
L'assessore
regionale alla
sanità, Maurizio
Rosi, ha
condiviso il
pensiero di
Bistoni
sull'apertura di
una fase di
innovazione.
''Parlare dei
risultati
ottenuti, - ha
dichiarato - che
sono stati
tanti, ma serve
anche
comprendere che
l'invecchiamento
della
popolazione
modifica il modo
di concepire il
sistema
sanitario
regionale''.
Rosi ha tra
l'altro
sottolineato
l'apertura dal
1998 di tre
nuovi ospedali
nella regione,
mentre I piccoli
vengono
riconvertiti e
accorpati. ''Ci
sarà una rete
del tutto
rinnovata'' ha
affermato.
Riguardo
all'azienda
ospedaliera di
Perugia,
l'assessore ha
evidenziato che
''si è lavorato
bene, ha
dimostrato
grande capacità.
Abbiamo
investito sul
nuovo polo
ospedaliero - ha
concluso - 42
milioni di euro,
quanto
ricaveremo da
Monteluce anche
se non abbiamo
ancora incassato
quei soldi''. 8
1 06...
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I
professori, Falini, Crino' e Pievani, parlano delle novità sulle terapie
oncologiche
Un centinaio di studenti delle scuole superiori hanno partecipato
stamani a Foligno all' incontro promosso dall' Airc sulla ricerca contro il
cancro. L' iniziativa si e' svolta a palazzo Trinci. Presenti Brunangelo
Falini, ricercatore dell' Universita' di Perugia, Lucio Crino', responsabile
della struttura complessa dell' oncologia medica dell' ospedale Santa Maria
della Misericordia di Perugia, ed il filosofo della scienza Telmo Pievani. Il
dibattito e' stato coordinato dal direttore del Corriere dell' Umbria, Federico
Fioravanti, presente il professor Fausto Grignani, del consiglio direttivo di
Airc Umbria. Gli studenti hanno posto agli esperti numerose domande: da come le
scoperte in ambito molecolare possano portare a modalita' di diagnostica piu'
veloce, alle cause del cancro per quanto riguarda i fattori ambientali, come il
fumo, i cibi e la qualita' dell' aria. Hanno pero' anche chiesto se praticare
sesso protetto puo' aiutare contro l' insorgenza delle neoplasie. ''Sicuramente
si''', ha risposto Crino' a quest' ultimo quesito, facendo riferimento in
particolare ai tumori del collo dell' utero che sono anchelegati - ha spiegato -
alla diffusione dei virus. Il professor Falini ha evidenziato l' importanza
delle sonde molecolari per l' individuazione dei tumori in fase precoce.
''Discorso che vale in particolare - ha spiegato - nelle leucemie, dove
individuare cellule anomale in quantita' anche minime puo' aiutare nelle
terapie''. Pievani, rispondendo agli studenti, si e' soffermato sull' importanza
della comunicazione. Ha criticato chi ''per semplificare produce effetti di
paura''. L'incontro, dedicato al tema ''Il cancro e i suoi geni - A ciascuno la
propria cura'', e' stato aperto dall' intervento del professor Falini, che si e'
soffermato sui meccanismi genetici delle neoplasie. Agli studenti ha illustrato
come da una mutazione del dna si producano poi proteine in grado di indurre i
tumori. Il professor Falini ha quindi sottolineato l' importanza degli anticorpi
monoclonali che riconoscono proteine specifiche. ''Servono - ha spiegato - per
distinguere tra le cellule normali e quelle maligne, ma anche tra una neoplasia
e l' altra''. Il ricercatore perugino si e' infine soffermato sull' importanza
di procedere nella ricerca per arrivare ai cosiddetti farmaci intelligenti.
''Farmaci che - ha sottolineato - colpiscono direttamente la mutazione genetica
e quindi 'quel' tumore. E' questo l' obiettivo della ricerca nei prossimi
cinque-dieci anni''. Della necessita' di identificare bersagli da utilizzare con
i prodotti di prossima generazione ha parlato ancheil professor Crino'.
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Trapianto di pancreas, rigetto
superato
Incapsulate in microsfere e
collocate in una zona precisa,
vicinissime al fegato. Per la
prima volta al mondo, un
trapianto di cellule
pancreatiche (le insule, che
sono addette alla produzione di
insulina e la cui carenza
determina l'insorgenza del
diabete) e' avvenuto realizzando
queste due condizioni. Con un
due enormi vantaggi: le capsule,
in materiale biocompatibile,
evitano il rischio del rigetto,
mentre la nuova tecnica
laparoscopica consente di
rendere il rilascio
dell'insulina prodotta
estremamente efficace, tanto che
la speranza e' di arrivare a
sospenderla totalmente nei
diabetici cosi' trapiantati.
L'intervento e' stato eseguito
al Policlinico Umberto I di Roma
dal direttore del Centro
Trapianti dell'Umberto I
Pasquale Berloco, dal professor
Massimo Rossi dello stesso
Centro e dal Gruppo
Diabetologico dell'Universita'
di Perugia coordinato dal
professor Riccardo Calafiore. Il
paziente e' un uomo romano di 44
anni affetto da diabete di tipo
I dall'eta' di 10 anni e le
cellule utilizzate provengono
dal laboratorio dell'Universita'
dell'Illinois di Chicago. A
chiarire la novita'
dell'intervento, lo stesso
Berloco: ''E' un metodo unico al
mondo, al quale stiamo lavorando
da 20 anni. In pratica, in
precedenza le insule venivano
direttamente iniettate negli
organi addominali del paziente
tramite iniezioni. In questo
modo, pero', l'organismo le
classifica come elementi
'estranei' e il rischio e' che
si scateni la reazione del
rigetto, per evitare la quale il
paziente e' costretto ad
assumere pesanti farmaci
immunosoppressivi per tutta la
vita''. Con la nuova tecnica,
invece, le insule vengono
'incapsulate' in microsfere
fatte di materiale
biocompatibile (alginato):
''L'organismo, in questo caso -
spiega l'esperto - riconosce le
microsfere come elementi non
estranei''. Risultato: viene
evitato il rischio del rigetto e
il paziente non ha dunque piu'
bisogno di assumere i farmaci
immunosoppressivi. Allo stesso
tempo, le sferette sono in grado
di assicurare il rilascio
dell'insulina, essendo dotate di
microfori. Ma l'intervento
presenta anche un secondo
elemento di novita', cioe' l'utilizzodella
tecnica laparoscopica: ''In
precedenza - chiarisce Calafiore
- le insule venivano iniettate
sotto la guida di un ecografo,
ma in questo modo la sede
dell'impianto non e' ben
visibile. Con la laparoscopia,
invece, siamo in grado di
collocare le cellule
pancreatiche in punti precisi e
avendo ben visibile il luogo
dell'impianto''....
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