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   Le religioni                                                                                                                                                                                               

Monsignor Chiaretti richiama
l'attenzione sul precariato

09/05/2008 14.09.09 - (Riccardo Liguori) L’arcivescovo di Perugia mons. Giuseppe Chiaretti, nell’intervenire in occasione della recente Festa dei lavoratori, oltre a soffermarsi sulle “morti bianche” che si verificano anche in Umbria, ha fatto menzione anche dello «sfruttamento tutto tecnologico sempre più diffuso, quello dei call center che organizzano campagne promozionali avvalendosi anche di un precariato senza regole. Se si pensa poi alle vendite truffaldine di codici del tipo "899", si capisce l’imbroglio per fruitori ma anche per operatori, i quali sono spesso giovani o donne che non hanno altro lavoro e vengono di fatto sfruttati, diventando essi stessi sfruttatori». «Attraverso la cartomanzia, la magia ed altro, molti call center – ha aggiunto mons. Chiaretti – sfruttano la disperazione, la malattia, la solitudine di tante persone che telefonano per consigli sulla propria vita. Tali persone vengono trattenute molto al telefono, e così devono poi pagare telefonate dai costi altissimi. È questo un fenomeno presente anche nella nostra città». Un fenomeno che è emerso da tempo a livello nazionale, confermato anche da un’indagine sindacale che già nel 2004 valutava il giro d’affari dei call center in Italia di almeno 4 milioni di euro. Su quanto evidenziato dall’arcivescovo è intervenuto Francesco Ferroni della segreteria Ust-Cisl di Perugia: «mons. Chiaretti ha messo il dito in una piaga sempre più sanguinante a causa della mancanza di una adeguata legge in materia. Va però riconosciuto che l’attuale legislazione se ne sta occupando con varie circolari, perché tende proprio a dividere la parte truffaldina del mondo dei call center da quella che è considerata attività lavorativa legale. Quest’ultima è svolta anche da studenti e casalinghe, che in alcuni casi riescono a conciliare l’orario di studio e di lavoro domestico con questa attività». Il sindacalista Cisl ha colto l’occasione per sottolineare che «dopo vari anni in cui si sono “rattoppate” alcune situazioni, come ad esempio quelle di grandi call center nazionali, auspichiamo che il legislatore vari quanto prima una legge chiara, che divida il serio dal truffaldino e preveda un chiaro inquadramento contrattuale». ... Home Up

Chiaretti: "Il Kosovo, in festa
per la libertà, ma povero"

di Riccardo Liguori
E’ stato un viaggio assai proficuo con momenti anche commoventi nel rivedere volti e luoghi che si conoscono da circa un decennio, da quando, nel 1999, finì la guerra e giunsero i primi volontari dall’Umbria per stare acconto alle vittime delle violenza, dell’odio e della miseria, senza badare all’etnia e alla religione di appartenenza. Una presenza importante ritenuta tale dagli stessi kosovari, perché li ha aiutati concretamente a riconciliarsi tra loro. E’ in sintesi il “bilancio” della recente visita in Kosovo della Delegazione regionale della Caritas Umbria guidata dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Riccardo Fontana, delegato della Ceu per il servizio della carità, e da mons. Giovanni Scanavino, vescovo di Orvieto-Todi. Tra i membri della Delegazione il neo delegato regionale Marcello Rinaldi, don Lucio Gatti, direttore della Caritas di Perugia-Città della Pieve, e Giocondo Leonardi, direttore della Caritas di Assisi-Nocera-Gualdo. «Abbiamo visitato un Paese in festa per la sua indipendenza – commenta mons. Fontana –, ma la situazione è ancora di effettiva sofferenza e povertà. Sono in molti ad adoperarsi affinché il Kosovo torni alla “normalità”, ad iniziare dai contingenti di pace messi in campo dalla Nato. Anche le nostre otto Chiese sorelle, con segni efficaci di carità, contribuiscono ad alleviare una situazione ancora difficile. Per questo è indispensabile proseguire la nostra missione, cioè stare accanto alle persone più fragili e indifese, i minori e le famiglie in difficoltà. Ed è quello che abbiamo constatato con la nostra visita». E’ stato lo stesso mons. Fontana nel corso dei lavori dell’ultima riunione della Conferenza episcopale umbra, presieduta dall’arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, a relazionare sullo stato della missione in Kosovo. I vescovi, dopo essere stati ragguagliati, si sono espressi a favore del prosieguo dell’impegno della Caritas umbra, concentrando la sua azione non solo sul fronte umanitario, ma anche a livello pastorale e pedagogico. Il recente viaggio ha portato la Delegazione Caritas ad incontrare il nuovo Amministratore Apostolico di Prizren (la capitale culturale e storica del Kosovo), il vescovo mons. Dod Gjergji. Il presule kosovaro ha espresso la sua gratitudine per l’opera svolta dalle otto Chiese della terra dei santi patroni d’Italia e d’Europa, auspicando il suo prosieguo e collaborazione con la stessa Chiesa locale. Il delegato regionale Caritas Umbria, Marcello Rinaldi, ricorda come «il viaggio ha rinvigorito anche la collaborazione con altre realtà italiane presenti nel Paese balcanico, ad iniziare dal contingente militare di pace». Soprattutto «la nostra breve ma proficua visita è stata dedicata alla realtà del Campo-missione Caritas di Radulac; realtà attiva dal 1999 per la presenza costante di nostri operatori e volontari, che accoglie una sessantina di persone, in particolare trentotto minori sia affidati da assistenti sociali, perché abbandonati, che portati dalle loro famiglie, perché non in grado di accudirli». Il viaggio della Delegazione è stato anche occasione per verificare sul campo il progetto di un nuovo complesso edilizio per ospitare le persone attualmente accolte nella missione Caritas di Radulac...
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A Kerry Kennedy il Premio
"San Valentino"

Il Premio San Valentino un anno d'amore è il più importante dei riconoscimenti legati alla figura del patrono di Terni e dell’amore, e viene conferito ogni anno personalità che si siano distinte per l'impegno per la pace, per i diritti, la solidarietà, l'unità tra i popoli. A ricevere l’edizione 2008 del premio – nel quarantesimo anniversario dell'assassinio di Bob Kennedy - sarà la figlia Kerry Kennedy, avvocato, fondatrice del Kennedy Memorial Center for Human Rights e presidente della Robert Kennedy Foundation of Europe. Kerry Kennedy è, dal 1981, protagonista di importanti campagne internazionali a sostegno dei diritti civili nel mondo. L’evento si terrà venerdì 15 febbraio alle ore 11 presso il Museo diocesano di Terni, per il convegno: “I diritti e le libertà dell’uomo per il terzo millennio” con la partecipazione di Kerry Kennedy, del vescovo di Terni Vincenzo Paglia e del sindaco di Terni Paolo Raffaelli. Alle ore 13 presso la Sala Consiliare del comune di Terni si terrà la cerimonia ufficiale per la consegna del premio San Valentino, alla presenza delle autorità cittadine. A 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948, il premio a Kerry Kennedy intende riconoscerne l’impegno a difesa dei diritti sanciti dalla Dichiarazione stessa, l’opera incessante per la lotta al lavoro minorile, a favore dei desaparecidos, dell’indipendenza giudiziaria, della libertà di espressione, dei diritti delle donne. Kerry Kennedy è presidente del consiglio direttivo di Amnesty Internatinal e fa parte di diverse organizzazioni tra cui: Human Rughts First, la Bloody Sunday Trust, la National Coalition to Abolish the Death Penalty. “Molto spesso le violazioni dei diritti umani – scrive Kerry Kennedy in una sua pubblicazione - avvengono nel cuore della notte, in luoghi remoti e oscuri. Per chi li subisce, è proprio l’isolamento il nemico peggiore, mentre l’unica speranza è che tali atrocità vengano messe in evidenza. Il nostro compito è fare in modo che abbiano l’attenzione internazionale e anche a far sì che aumenti il numero delle persone che se ne occupino concretamente”. Il Premio S. Valentino è stato conferito ad autorevoli personalità impegnate per la pace e per i diritti: gli altri Mikhail Gorbaciov, Ibrahim Rugova, Lea Rabin, David Grossman, Sarim Nuseibeh. Padre Ibrhaim Faltas, metropolita Filaret, Joaquim Chissano, alla memoria di Giovanni Paolo.

La Giornata Mondiale
del Malato

di Riccardo Liguori
Quest’anno, la Giornata Mondiale del Malato, che la Chiesa celebra nel giorno della solennità della Beata Vergine di Lourdes, acquista un significato particolare essendo il 2008 l’anno del 150° anniversario delle apparizioni mariane nella cittadina francese. A Perugia culminerà con la solenne celebrazione eucaristica di domenica 10 febbraio (ore 15.30), presso la chiesa parrocchiale di Santa Lucia, presieduta dall’arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, che ricorda: «la croce di un malato grave o cronico non è solo sua, ma dell’intera famiglia che lo assiste. La famiglia, a sua volta, va sostenuta, non lasciata sola in quest’opera non facile dove occorrono pazienza e tanto affetto: il volontariato cristiano deve fare ancor più la sua parte». Mons. Chiaretti, commentando il messaggio della Cei per la XVI Giornata del malato, evidenzia che «la dura realtà della malattia può costituire per la famiglia un carico troppo pesante, se non viene sostenuta e valorizzata come il primo e più naturale luogo di cura. Gesù ha condiviso, da compagno di viaggio, il dolore e la solitudine dell’uomo. Questo miracolo si realizza nell’Eucaristia, che è il sacramento della presenza di Cristo ed è per eccellenza la sostanza che suscita vita per gli altri». Alla celebrazione eucaristica di domenica è prevista una folta partecipazione di malati con familiari, volontari di gruppi e associazioni ed operatori sanitari. L’appuntamento nella chiesa di Santa Lucia è ormai tradizionale e vede ogni anno la presenza di diverse centinaia di persone. La dott.ssa Gabriella Angeletti, responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, soffermandosi sul messaggio Cei, sottolinea l’attualità del tema della Giornata: «La famiglia nel tempo della malattia si trova a dover ricostruire con fatica le sue certezze ed a cercare nuovi equilibri. Basti pensare alle famiglie con malati gravi, oncologici, con disabili cronici o con malati mentali. Attraverso di essa, Cristo ci insegna ad entrare nella sofferenza dei fratelli e a condividerla, strappandola così dalla solitudine e dal vuoto e inserendola nella realtà del mistero pasquale»

Si rinnova la promessa
d’amore dei fidanzati  di tutta Italia

di Elisabetta Lomoro
Si rinnova la promessa d’amore dei fidanzati, provenienti da tutta Italia, davanti all’urna di san Valentino, il santo dell’amore. Una promessa che pronunceranno oltre 250 coppie di futuri sposi domenica 10 febbraio alle ore 11 nella tensostrutura adiacente la Basilica di San Valentino, nella celebrazione presieduta da mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni Narni Amelia. Una cerimonia che suggella ancora di più il legame tra san Valentino e i fidanzati che diranno il loro “sì” entro l’anno, con la testimonianza di un santo che parla di amore fedele e paziente, un amore attento e generoso, intelligente e rispettoso. Alla celebrazione delle festa della promessa hanno dato la loro adesione coppie provenienti da Catania, Bari, Foggia, Roma, Chieti, Padova, Benevento, Forlì, Foggia, Trieste, Ferrara, Ancona, da Cupra Marittima un gruppo di dieci coppie e circa 100 dalla provincia di Terni. Tra loro anche alcune coppie miste di italiani e straniere e i fidanzati che partecipano al fine settimana “Disegni di affettività” che l’Azione Cattolica Italiana organizza da domani a domenica a Villa Spirito Santo, ospitando circa 150 coppie e 40 animatori dei corsi di preparazione al matrimonio. «In momenti non facili come quelli che stiamo vivendo nella società attuale - ricorda monsignor Paglia - si riscopre anche il valore della famiglia, l'importanza di avere qualcuno con cui condividere anche i momenti più drammatici. Le centinaia di giovani coppie che, oggi, nella basilica di San Valentino rinnovano coralmente la promessa d’amore davanti all’urna del Santo loro protettore, ci mostrano il volto felice di un amore benedetto. Sono accompagnati dall’esempio di San Valentino che insegna la fiducia nella vita, il dovere del rispetto di sé e degli altri, lo spirito di sacrificio e di temperanza, la saggezza nello scegliere definitivamente la persona con cui condividere tutta la vita, la capacità di esaltare e difendere la qualità di un amore che liberi le migliori risorse umane e realizzi le attese profonde di ogni uomo e di ogni donna. In questi giovani va ravvivato il valore della famiglia, che sappia trasmettere robusti principi morali, superare fragilità e immaturità. Una festa che unisce tante persone, che che ci ricorda San Valentino, santo che ha amato a tal punto da perpetuare la sua testimonianza anche dopo 17 secoli». Per le coppie, ci sarà un prologo del tutto particolare: sabato 10 febbraio con l’incontro pubblico “Scegli! Senza passione nulla di grande” che si terrà alle ore 17 al Museo diocesano di Terni e al quale interverranno: mons. Giancarlo Brigantini, Maria Concetta Scaglione e Giuliana Chiorrini madre e moglie di Carlo Urbani, Franco Vaccai. L’incontro sarà introdotto da Stefano Sereni, presidente diocesano dell’Azione Cattolica e coordinato dal giornalista Luigi Accattoli. Alle ore 20.30 presso la tensostruttura di Villa Spirito Santo la cena in festa con degustazione di prodotti tipici locali e animata dal gruppo musicale “8 per mille”. .
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Disegni di affettività, il
coraggio di scegliere

di Elisabetta Lomoro
Di matrimonio, famiglia, progetti condivisi e responsabili si parlerà a Terni, dall’8 al 10 febbraio, in occasione della seconda edizione di: “Disegni di affettività”, organizzata dall’Azione Cattolica Italiana, dalla diocesi di Terni Narni Amelia, in collaborazione con il Progetto Culturale della Cei, che propone dibattiti, laboratori, condivisione di esperienze di giovani coppie provenienti da tutta Italia, insieme agli operatori che ne accompagnano il percorso formativo. L’affettività è un bene irrinunciabile per il soggetto umano, da fare emergere ed educare. Un cammino graduale che si arricchisce, nel tempo, della qualità di scelte fatte con passione. “Disegni di affettività”, che è parte integrante della Festa della Promessa - nella quale centinaia di coppie di fidanzati, ogni anno in occasione della festa di San Valentino, rinnovano la loro promessa d’amore dinnanzi all’urna del loro protettore – segna una nuova tappa di un cammino iniziato due anni fa, ponendo, oggi, l’accento sul coraggio di scegliere tra responsabilità e speranza. Il valore fondante di scelte forti e impegnative nella vita e, in particolare, nell’ambito familiare, sarà testimoniato da persone che hanno intrapreso un percorso convinto e condiviso. Venerdì 8 febbraio alle ore 19 l’incontro avrà inizio con la recita dei Vespri presso il monastero delle suore Clarisse. Alle 22.30 la visita alla Cascata delle Marmore (apertura straordinaria). Sabato 9 febbraio alle ore 9.30 a Villa Spirito Santo, l’assemblea dei partecipanti sul tema: Sposarsi oggi: il tempo dei progetti, l’ora della scelta” sarà introdotta da Francesca Zabotti, vicepresidente nazionale del settore adulti dell’Azione Cattolica. Seguiranno gli interventi di Pietro Boffi responsabile del centro di documentazione Cisf, di Raffaella Iafrate docente di psicologia sociale all’università Cattolica di Milano e Anna Bertoni docente di metodi e tecniche d’intervento per la famiglia e la comunità all’Università Cattolica di Milano. I laboratori, che seguiranno la plenaria, serviranno come contributo alla sezione area e vita dell’Azione Cattolica per pensare delle nuove proposte pastorali. Alle ore 15.30 è in programma un percorso artistico alla scoperta di Terni. Alle ore 17 al Museo diocesano di Terni si terrà la tavola rotonda: “Scegli! Senza passione nulla di grande” nella quale porteranno la loro testimonianza persone che hanno seguito con passione la propria vocazione: mons. Giancarlo Bregantini che, a Locri, dove per diversi anni ha svolto il ministero episcopale, ha scelto di stare dalla parte della legalità in un territorio fortemente a rischio criminalità, cercando di dare prospettive diverse ai giovani; Maria Concetta Scaglione e Giuliana Chiorrini madre e moglie di Carlo Urbani, medico impegnato a favore dei più poveri con “Medici senza frontiere”, che individuò e classificò la SARS, malattia che è stata causa della sua morte nel 2003; Franco Vaccari che con il progetto Portici e la Cittadella della pace, sta cercando di riportare la passione per la politica all’interno dei gruppi di giovani cattolici. L’incontro sarà introdotto da Stefano Sereni, presidente diocesano dell’Azione Cattolica e coordinato dal giornalista Luigi Accattoli. Alle ore 20.30 presso la tensostruttura di Villa Spirito Santo ci sarà la cena con degustazione di prodotti tipici locali e la festa in compagnia del gruppo musicale “8 per mille”. I fidanzati si ritroveranno domenica 10 febbraio alle ore 11 nella basilica di San Valentino per la celebrazione della “Festa della promessa”, presieduta da mons. Vincenzo Paglia, divenuta ormai uno degli appuntamenti più significativi legati al patrono dell’amore san Valentino, che vuol sottolineare la ricchezza dell’amore coniugale per ogni comunità ecclesiale e per la società civile. La celebrazione della “Festa della promessa” è rivolta a tutte le coppie di fidanzati che possono aderire scaricando la scheda d’iscrizione dal sito www.azionecattolica.it o www.diocesi.terni.it .
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Don Pierino Gelmini chiede di diventare laico
(UJ.com) AMELIA - Don Gelmini, pur di continuare a stare accanto ai ragazzi della sua Comunità Incontro di Amelia, chiede di essere ridotto allo stato di laico. E' quanto ha scritto il sacerdote, che versa in condizioni di salute gravi, nella sua lettera inviata al Papa. Nessun commento esce dal Vaticano. Don Gelmini ha compiuto questo gesto alla vigilia della conclusione l'indagine della procura di Terni sull'accusa di molestie sessuali denunciate da alcuni ragazzi che avevano frequentato la Comunità. Con questa lettera il sacerdote chiederebbe, secondo quanto spiegato dal portavoce della comunità Incontro, Alessandro Meluzzi, "mantenendo nel dolore e nella preghiera i voti di celibato, di unità a Cristo eccetera, di essere ridotto allo stato laicale per potersi difendere liberamente senza dover coinvolgere l'autorità ecclesiastica e canonica nelle vicende che seguiranno". Della vicenda ne ha parlato anche il "Corriere della Sera", secondo cui la Santa Sede sarebbe pronta a chiedere a don Pierino di lasciare la sua comunità per il recupero di giovani tossicodipendenti di Amelia, qualora il prete venisse rinviato a giudizio per l'accusa di molestie sessuali. Sempre secondo al portavoce della Comunità, inoltre, "non esiste alcuna tensione né polemica tra don Pierino, la Comunità Incontro e la Santa sede, ma la stessa pastorale devozione di sempre al volto di Cristo, sfigurato dal dolore e dall'ingratitutine". Meluzzi sottolinea anche, nel suo comunicato, che "l'atto dovuto di conclusione delle indagini non significa in alcun modo un'affermazione o dichiarazione di colpevolezza, ma semmai l'inizio di un prolungato evento processuale di ricostruzione della verità". Il portavoce della Comunità Incontro continua affermando che Don Gelmini non parteciperà, durante le feste di Natale, a manifestazioni civili o a celebrazioni liturgiche per il semplice fatto che versa n cattive condizioni di salute a causa di un grave disturbo cardiaco. L'uomo, infatti, sarebbe oggetto in questo momento di attenzione ed intense terapie. Moti di solidarietà nei confronti del sacerdote provengono anche da personaggi politici del panorama regionale e nazionale. L'onorevole Maurizio Ronconi (Udc) scende in prima linea a difendere Don Gelmini affermando che deve stare tranquillo "perché l'affetto di tanti amici continuerà a sostenerlo". Il sacerdote "rappresenta un approdo sicuro per tanti giovani in grave difficoltà - conclude la nota di Ronconi - un alfiere deciso nella lotta alle tossicodipendenze che ha sempre condotto senza alcuno sconto"...23 dic 07
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Il convegno di San
Ponziano a Spoleto

di Francesco Carlini
SPOLETO -  La città in fermento per il convegno di S. Ponziano Significativo il contributo di ConfCooperative e LegaCoop dell’Umbria La forte collaborazione tra la ConfCooperative e la Lega delle Cooperative dell’Umbria ha permesso di organizzare - in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Umbria, il Comune di Spoleto e l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia – il convegno di S. Ponziano, “Dal Trentino all’Umbria: cooperare per lo sviluppo”, che si terrà al Centro Congressi del Chiostro di S. Nicolò, mercoledì 11 aprile 2007. Il Comune di Spoleto, la Regione e la Diocesi, attraverso i loro organi, stanno delineando tutte le fasi dell’organizzazione dell’importate giornata di studio, alla quale parteciperà una significativa delegazione – istituzionale e imprenditoriale – della Provincia Autonoma di Trento. Si affronterà il tema della cooperazione in agricoltura, settore sempre più in crescita, considerato una delle possibili fonti di sviluppo per il futuro. Facendo incontrare – in particolar modo nel settore vitivinicolo, in quello lattiero-caseario e in quello dell’ortofrutta - le esperienze del Trentino e dell’Umbria, si può dar vita ad un interessante dibattito sui principali temi emergenti tra diverse componenti della società. Nel territorio spoletino, intanto, c’è grande fermento per questa importante iniziativa, che sta registrando la presenza di personaggi significativi, sia della politica, che del mondo imprenditoriale e associativo. Sabato 7 e domenica 8 aprile sono i giorni centrali della Settimana Santa. La Chiesa spoletina, sull’esempio di S. Paolo, invita i fedeli a vivere questi momenti non con lievito di malizia e perversità, ma con azzimi di sincerità e verità. Nella grande veglia del sabato santo – presieduta dall’arcivescovo Fontana nella chiesa cattedrale di Spoleto alle 23.30 – si riproporrà la novità cristiana, la verità di Dio come risposta a questa umanità sofferente. Domenica 8 aprile, invece, si celebrerà la Pasqua di resurrezione. Mons. Fontana presiederà il solenne pontificale in duomo alle ore 11.30. L’arcivescovo - in attesa della sua omelia alla città che pronunzierà domenica mattina – ha rivolto, tramite il settimanale delle diocesi umbre “La Voce”, il seguente messaggio: “Abbiamo una grande cosa da dire a tutti: sono vinti il peccato e la morte. La cronaca di ogni giorno, con le sue cattiverie e le ingiustizie, pare rappresentare l’umanità come un’ape pazza, che va in giro con il suo doloroso pungiglione, la morte. Un’antica leggenda ebraica dice che il precetto biblico di segnare gli stipiti della porta con il sangue dell’Agnello pasquale, non serve tanto allo sterminatore per identificare il popolo di Dio, quanto a noi, che di quel popolo siamo le persone, perché se davvero abbiamo fatto esperienza di Pasqua siamo noi stessi nuovi, liberi, finalmente capaci di farci identificare dentro la città dell’uomo, con il fascino della giustizia: senza paura”. Poi, mons. Fontana ha affermato che è necessaria la fede per ritenere possibile il riscatto dalla guerra, dal male, dall’errore, dall’ingiustizia. “Il nostro uovo di Pasqua, ha sottolineato il presule, è il coraggio. Il Signore è veramente risorto ed è pronto a liberare anche noi dal male, purché, nell’esercizio della libertà ritrovata, facciamo nostra la carità degli Apostoli e ci rimettiamo all’opra, a compiere quello che manca alla passione di Cristo. Tocca a noi, innanzitutto con l’esemplarità della vita, dare il segno che la novità di Cristo è possibile anche in questo tempo”...

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Presentato il programma della
visita del Papa ad Assisi

ASSISI - Presentati nella sala conciliazione del palazzo comunale di Assisi il logo e le iniziative di preparazione alla visita di Papa Benedetto XVI, attesa per il 17 giugno. A rendere noti i preparativi per il grande giorno, il sindaco di Assisi Claudio Ricci, il vescovo monsignor Domenico Sorrentino e le famiglie francescane rappresentate da padre Massimo Reschiglian, da padre Ennio Tiacc e da padre Vincenzo Coli, custode della basilica patriarcale di San Francesco. Dopo aver sottolineato l’importanza del fatto che la visita del Papa si svolgerà nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della conversione di San Francesco, sia il sindaco che il vescovo hanno esposto le linee guida di quelle che saranno le fasi di accoglienza. “La visita del Papa – ha spiegato il sindaco – è un momento davvero significativo per mettere in rilievo quel connubio tra cultura e spiritualità che caratterizza fortemente la città di Assisi”. Numerose e minuziosamente curate le iniziative che creeranno l’atmosfera di ospitalità per il santo padre, la prima delle quali consistente in una mostra, intitolata “Giovanni Paolo II, un volto per Cristo”, allestita nella cattedrale di San Rufino già da 12 aprile. A proseguire, precisamente dal 14 al 22 aprile, una seconda mostra “Medaglie, francobolli e immagini dei Papi in Assisi” presente nella galleria Le Logge al palazzo municipale. Nella giornata del 27 aprile è previsto il convegno “Visite dei Papi in Assisi” mentre il 17 maggio si potrà assistere alla presentazione del libro di Pietro Maranesi “Facere Misericordiam”, presso la sala parrocchiale di Rivotorto. Non mancherà la possibilità di tracciare un percorso simbolico e storico dei pellegrinaggi attraverso il convegno intitolato “Le valenze religiose e culturali dei pellegrinaggi” previsto per il 18 maggio al Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli. Per quanto riguarda il mese di giugno, precisamente nelle giornate dell’ 1 e del 2, la sala della conciliazione del palazzo municipale di Assisi ospiterà “I cammini tra storia e urbanistica”, convegno che illustrerà il piano urbano in cui si è mossa e in cui continuerà a muoversi la spiritualità, sia dei cittadini di Assisi che di tutti coloro che vi hanno fatto e che vi faranno visita. Infine, l’8 giugno, la presentazione del libro “L’esperienza di Dio” di monsignor Domenico Sorrentino, vescovo della città, presso la sala Norsa del Sacro convento di san Francesco. Non solo incontri spirituali e culturali prepareranno l’arrivo del Papa ma anche un nuovo logo che, come ha detto il vescovo Domenico Sorrentino, “speriamo accompagni l’immagine della città non solo fino all’arrivo del santo padre ma anche dopo, in quanto è un simbolo esaustivo di ciò che è Assisi nel suo complesso”. “Il centro del logo – ha proseguito – è occupato dalla lettera Tao, simbolo di Gesù Cristo e della sua croce. Quasi intersecate sulla croce due mani, rappresentanti una quella di San Francesco e l’altra quello del Papa, appoggiate nello sfondo, al rosone della cattedrale di San Rufino. È presente l’immagine di una colomba bianca, elemento sì di pace ma presente soprattutto come spirito di Dio che ha animato e che anima il cuore della città nel cammino della pace”. La giornata di arrivo del Papa, ricca di appuntamenti, prevede la visita di Benedetto XVI nelle basiliche di San Damiano, Santa Chiara, San Francesco (con la santa messa e la benedizione) e nel pomeriggio, oltre all’incontro con i sacerdoti e i religiosi in San Rufino, ci sarà il raduno finale con i giovani a Santa Maria degli Angeli...
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Il Sinodo stia entrando nel
vivo della realtà diocesana

PERUGIA di Riccardo Liguori- «Se la funzione affidata ai moderatori è quella di “motore” dei gruppi di studio e, insieme, di “cinghia di trasmissione” dell’Assemblea sinodale, è giunto il momento di fare il “tagliando” e, in primo luogo, la “convergenza”, per mettere in asse i gruppi di studio e le assemblee generali, la distanza da coprire e i tempi di percorrenza da rispettare, i piccoli passi da compiere ed i grandi orizzonti da esplorare». A puntualizzarlo è stato mons. Gualtiero Sigismondi, vicario generale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve e segretario generale del Sinodo, nel corso dell’ultimo incontro dei moderatori dei gruppi di studio che caratterizzano il cammino sinodale iniziato nell’autunno 2006. Mons. Sigismondi si è rivolto ad un’assemblea molto vivace e motivata, che fa ben sperare per il futuro. Al di là dei contenuti e delle modalità operative, il primo risultato che emerge è la sinodalità stessa, già evidenziata dall’Assemblea plenaria del 10 novembre scorso e dai successivi incontri dei gruppi di studio (il prossimo è in calendario per venerdì 13 aprile). E’ apparso evidente come il Sinodo stia entrando nel vivo della realtà diocesana, mettendo a nudo e a confronto le esperienze delle varie realtà di cui sono espressione i sinodali, chiamati a riflettere su questioni proposte alla diocesi da Giovanni Paolo II nel 1986 e oggi più che mai attuali, che sono - lo ricordiamo - la nuova evangelizzazione nelle parrocchie, con le famiglie, con i giovani, nel complesso mondo della cultura. L’arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, partecipando all’incontro dei moderatori dei gruppi di studio, riferendo il colloquio con l’attuale Pontefice in occasione della recente visita ad limina, ha riproposto la particolare premura di Benedetto XVI per il tema della cultura. Dai lavori dei gruppi, per altro verso, sta emergendo l’urgenza di rievangelizzare la famiglia. Tuttavia, è stato ribadito anche questa volta ai sinodali l’invito a non fermarsi al dato esperienziale. Lo specifico dell’attività sinodale, come del resto dell’intera Chiesa storicamente incarnata, è lo spirito profetico, e in tale chiave e in tale luce è opportuno far “convergere” l’attività dei gruppi, destinata a confluire nel lavoro delle assemblee generali. Mons. Sigismondi ha proposto all’attenzione dei moderatori, sia come indicazione metodologica sia come orizzonte profetico, una frase di Pietro riportata negli Atti (10.34): “In verità sto rendendomi conto...”. Questa formula, ha ricordato il vicario generale, «pronunciata da Pietro in casa di Cornelio, mentre traduce l’umile audacia della fede del pescatore di Galilea (una fede limpida, genuina, coraggiosa, intrisa di speranza e di entusiasmo, una fede scevra di ogni fatalismo), suggerisce come debba essere vissuta l’esperienza ecclesiale del “discernimento comunitario”, che vede i moderatori “in prima linea” nell’aiutare i sinodali a comporre in unità le loro riflessioni, senza sovrapporle e senza imporle, cercando prima i punti di tangenza e, poi, i punti di convergenza, nel pieno rispetto delle diverse identità, in un consenso sempre ricercato nella comune passione per lo “splendore della verità”». «”Cura e custodia” – ha concluso mons. Sigismondi – sono elementi essenziali per comprendere la natura e la misura dell’impegno richiesto ai moderatori: accompagnare e sostenere i sinodali con gradualità e convinzione, con flessibilità e moderazione, facendoli partecipi delle gioie e delle fatiche del cammino sinodale, affiancandoli in modo discreto ma costante, con disinteresse e generosità, ricordando loro, con puntuale insistenza, che la preghiera è la prima e fondamentale dimensione ed anche la principale risorsa del Sinodo diocesano»...

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