Wax, droga da mangiare arrestati spacciatori, vendevano a Perugia

Sostanza resinosa di colore giallastro - principio attivo puro THC - estratto dalla “marijuana”

Wax, droga da mangiare arrestati spacciatori, vendevano a Perugia
Droga Wax

Wax, droga da mangiare arrestati spacciatori, vendevano a Perugia

Si chiama “wax”, che tradotto in italiano vuol dire cera, la droga sequestrata dai Carabinieri di Arezzo nell’ambito dell’operazione “One Hundred Forty – Seven”. La tenenza dell’Arma di Sansepolcro ha portato all’arresto di quattro ultratrentenni accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Stroncata, quindi, l’attività di una banda che aveva organizzato una rete ben radicata nella Valtiberina toscana e nell’hinterland perugino. E’ infatti emerso che il giro anghiarese e biturgense era collegato ad un traffico proveniente dall’Umbria. Perugia era il centro preferito dai consumatori di Umbria, Toscana, Marche e Lazio per rifornirsi di droga, dove lo spaccio delle sostanze stupefacenti nel capoluogo umbro è prerogativa pressoché esclusiva dei tunisini.

Per la prima volta è stata sequestrata la wax, sostanza resinosa di colore giallastro  – principio attivo puro THC – estratto dalla “marijuana” con la tecnica del BHO  – Butane Hash Oil -, utilizzando come solvente il gas butano che portando ad elevate temperature la sostanza consente di estrarne il solo principio attivo . Ha, di norma, un uso medico grazie all’elevata concentrazione di principio attivo e alle diverse maniere di assimilazione possibili.

Ottimo nella terapia del dolore, patologie del sonno e terapia post chemioterapia. Per uso alimentare, mescolato a cibo e bevande, indicato per patologie relazionate al fumo. Le principali attività d’indagine sono consistite in servizi di osservazione, pedinamento e controllo da parte dei carabinieri che hanno portato, nella prima metà del mese di maggio 2014 a Perugia, agli arresti dei tunisini G. R., 46enne, A. S., 37 enne, J. R., 30enne, A. A., 32enne, e M. F., 39enne, e, il 7 giugno 2014, in Pieve Santo Stefano, dei coniugi F. C., 33enne di Sansepolcro, e V. A., 31enne di Schio (VI).

Dai dialoghi intercettati emergeva inoltre che gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice per riferirsi alla sostanza stupefacente, ricorrendo ai termini “mezza pannocchia”, “la veloce” o “cristina” per indicare la cocaina, “la lenta” per indicare l’eroina, “metano” per indicare il metadone, “birretta”, “carne”, “chianina”, “bistecche”, “roast beef”, “salsiccia”, “finocchiona”, “tè green”, “affettare”, “mezz’ovo”.

Le principali attività d’indagine sono consistite in servizi di osservazione, pedinamento e controllo da parte dei carabinieri, in servizi di polizia giudiziaria che hanno condotto, nella prima metà del mese di maggio 2014, in Perugia, agli arresti in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti dei tunisini G. R., 46enne, A. S., 37 enne, J. R., 30enne, A. A., 32enne, e M. F., 39enne, e, il 7 giugno 2014, in Pieve Santo Stefano, dei coniugi F. C., 33enne di Sansepolcro, e V. A.,  31enne di Schio (VI), ed a sequestri di sostanze stupefacenti, tra le quali fa

A seguito dei recuperi di sostanze stupefacenti operati per cristallizzare la prova delle attività di spaccio, sono state segnalate alle competenti Prefetture trenta persone di Sansepolcro, Anghiari ed Orvieto per uso personale di sostanze stupefacenti.

L’attività d’indagine ha preso l’avvio dalle dichiarazioni rese nel novembre 2013 dalla madre di un giovane consumatore biturgense che, in plurime e reiterate occasioni, dalla fine del 2012 aveva acquistato da M. M., uno dei maggiori e più assidui spacciatori della Valtiberina, hashish, marijuana e cocaina per uso personale,mettendo a dura prova la tenuta economica della famiglia.

L’indagine, protrattasi fino al giugno 2014, consistita in attività tecniche di intercettazione, telefonica e ambientale, e in servizi di osservazione, controllo e pedinamento, consentiva di ricostruire la struttura e il modus operandi di soggetti dediti al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, radicata nella Valtiberina Toscana e nell’hinterland perugino.

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