Tragedia Uppiano, Don Giancarlo: “Silenzio e dolore interiore sono grandissimi”

Uppiano (Città di Castello) – E’ sconcerto e tanto dolore la tragedia a Uppiano di Città di Castello. Un dramma inimmaginabile per quanti conoscevano la coppia. Una donna uccisa per mano del marito poi suicida. Lettere e biglietti, che accrediterebbero il movente della gelosia ma soprattutto la disperazione seguita a una separazione a cui l’uomo non si sarebbe rassegnato, sarebbero state ritrovate, dove l’uomo avrebbe chiesto alla moglie di ripensarci. Molti di questi al vaglio della polizia scientifica. Centinaia i post e i messaggi anche nelle bacheche personali dei due coniugi. Parole di cordoglio e di dolore per quell’ “angelo sempre sorridente” e per un uomo buono e molto sensibile. Entrambi solari e brillanti: Yuri e Laura erano conosciutissimi sia per la professione di lui, sia per l’impegno nel sociale di lei, figlia del presidente della filarmonica, per anni volontaria della Croce rossa. Professionale e molto scrupoloso, Yuri Nardi era un agente particolarmente stimato dai colleghi del commissariato di Città di Castello. In tanti hanno ricordato quando la coppia, anni fa, era rimasta vittima di un grave incidente stradale in moto. C’è il dolore di due famiglie distrutte da una tragedia che non trova consolazione. Lui era originario di Piosina, frazione del Tifernate, dove tuttora vivono la mamma, il papa e una sorella. Lei, invece, era nata in un quartiere a Città di Castello e qui risiedono il papà, presidente della Filarmonica, la mamma, la sorella e i nipoti.

Il sindaco e il parroco della cattedrale, che gestisce anche l’unità parrocchiale di Uppiano, amico personale di entrambe le famiglie, già nella notte in stretto contatto con la sorella di Laura e anche ieri a casa Arcaleni. “In questa drammatica fase della loro vita familiare – spiega don Giancarlo – nessuno di loro ha voglia di parlare e di esprimere un giudizio. Silenzio e dolore interiore sono grandissimi”.

“Era una donna brillante e molto impegnata. Ci avevo parlato da poco – ha detto il sindaco Luciano Bacchetta – proprio del bel progetto della comunità”. Stava facendo veramente una bella cosa. Non ci sono parole né servirebbero per manifestare il cordoglio dell’Amministrazione comunale per la tragedia che tocca profondamente ognuno di noi. Siamo vicini alla famiglia – ha concluso – ed abbracciamo forte il presidente”.

Anche la consigliera comunale di Perugia Emanuela Mori parla di questo dramma e lo fa con una lettera inviata nel giorno della Giornata Internazionale della Donna: “Oggi è l’8 marzo e come ogni anno si festeggia la festa della donna e tra mimose ed auguri ci dimenticheremo che ogni giorno dovrebbe essere la nostra festa, in nome del rispetto e della dignità. Ieri purtroppo un altro episodio di violenza ha colpito una ragazza a Città di Castello, uccisa per mano del marito poi suicida. E’ inaccettabile che si continui con tali forme di violenza, vittime le donne e sempre più spesso entro le mura domestiche, laddove si pensa di essere al sicuro da ogni pericolo, mentre, da un po’ di tempo ormai, si corre il rischio maggiore. Bisogna dire basta ad ogni forma di violenza, fisica o psicologica, in casa o sul lavoro, troppo spesso rivolta alle donne. La violenza domestica non è mai un fatto privato e chi colpisce una donna colpisce tutti!”

“Quanto successo è un fatto doloroso che rattrista la polizia di Stato e la comunità di Città di Castello”. Sono le poche parole del questore Carmelo Gugliotta dicendo che “Forniremo la più ampia collaborazione alla magistratura per fare chiarezza”. Intanto le indagini condotte dal commissariato e dalla questura di Perugia dovranno accertare non solo l’esatta dinamica di quanto accaduto ma anche cercare di chiarire il movente che ha spinto l’uomo a un gesto così. Le determinazioni del magistrato Manuela Comodi sono attese per lunedì 9 marzo. Nella stessa giornata sono attesi i nulla osta per la riconsegna delle salme, non sottoposte a esame autoptico e trasferite nell’obitorio dell’ospedale di Città di Castello, per potere permettere alla famiglia l’organizzazione dei funerali.

Print Friendly, PDF & Email

1 Commento

  1. LA MORTE DELLA FAMIGLIA E LA MORTE DELLA SOCIETA’

    Su un Giornale locale due giorni fà è apparso un articolo su una vicenda familiare di maltrattamenti.
    Un articoletto di neanche mezza colonna ,messo un pò a margine della pagina di cronaca locale ma che colpisce per diversi aspetti e merita una riflessione a più voci. Raramente fatti legati al disagio socio-culturale come questi vengono “raccontati” un po di più, rispetto alle testate –lampo , sbrigative e concise che ogni tanto spuntano dai media. Purtroppo fatti di questo genere avvengono e continuano a succedere ma la maggior parte taciuti o rinchiusi entro le mura ermetiche delle famiglie, o dentro le etichettature convenzionali istituzionali. Un circuito chiuso e occultato dove i peccati e il male umano sono soffocati o al massimo , circolano tra i sussurri curiosi e increduli dei vicini, tra il bigottismo, l’ignoranza, il pregiudizio sociale e di chi non vuole o non sa guardare. In realtà sono storie da leggere sempre da più punti di vista , sia a livello microsociale, cioè familiare che macrosociale(il mondo fuori) e i rapporti tra loro interconnessi. Nel caso trattato ,Solo dopo tanto tempo di silenzio qualcosa o qualcuno ha parlato , ricevendo dall’altra parte, il tipico “ascolto” asettico delle istituzioni pubbliche , un ascolto fatto di interventi estremi che finiscono solo per amplificare il disagio e non danno una risposta invece adeguata in tempo reale ed efficace.
    Disagio che non riguarda un membro solo come in questo caso, ma tutti i membri di una famiglia e di una società. In questo articolo simile a tanti altri , come quelli di questi ultimissimi giorni del caso di Città di Castello e delle violenze domestiche su donne e bambini , quello che si continua a leggere e vedere è solo una profonda solitudine, un enorme irrimediabile sgretolamento umano e sociale :quello della famiglia ,scissa, isolata impotente che diventa un luogo di non incontro e che crea una vita parallela nascosta fatta di interazioni difficoltose e spesso dannose, che all’inizio non lasciano filtrare nulla poi però le maglie della rete si allargano fino alla rottura definitiva . La famiglia è un sistema sociale spesso carico di violenza sin dalla sua nascita ,che a un certo punto diventa così carico da esplodere, prima internamente, facendo vittime ,poi esternamente. I falsi e astratti complessi di norme, regole, credenze, etico-sociali, religiose con cui viene nutrita , l’addestramento al principio dell’obbedienza e conformismo sia al suo interno che all’esterno, sono le premesse della sua schiavitù . In questo senso allora si può parlare anche di una società fortemente distruttiva, dispensatrice di certi totem e tabù. Spesso un’ideologia offre un capro espiatorio: l’uomo a una dimensione infelice e alienato. La famiglia è il prodotto di una società: nasce da essa e allo stesso tempo le dà vita. Entrambe non si incontrano, ma mostrano chiaramente la loro drammatica distanza, isolamento,incomunicabilità.

    Eleonora Favaroni attivista sociale

    LA MORTE DELLA FAMIGLIA E LA MORTE DELLA SOCIETA’

    Su un Giornale locale due giorni fà è apparso un articolo su una vicenda familiare di maltrattamenti.
    Un articoletto di neanche mezza colonna ,messo un pò a margine della pagina di cronaca locale ma che colpisce per diversi aspetti e merita una riflessione a più voci. Raramente fatti legati al disagio socio-culturale come questi vengono “raccontati” un po di più, rispetto alle testate –lampo , sbrigative e concise che ogni tanto spuntano dai media. Purtroppo fatti di questo genere avvengono e continuano a succedere ma la maggior parte taciuti o rinchiusi entro le mura ermetiche delle famiglie, o dentro le etichettature convenzionali istituzionali. Un circuito chiuso e occultato dove i peccati e il male umano sono soffocati o al massimo , circolano tra i sussurri curiosi e increduli dei vicini, tra il bigottismo, l’ignoranza, il pregiudizio sociale e di chi non vuole o non sa guardare. In realtà sono storie da leggere sempre da più punti di vista , sia a livello microsociale, cioè familiare che macrosociale(il mondo fuori) e i rapporti tra loro interconnessi. Nel caso trattato ,Solo dopo tanto tempo di silenzio qualcosa o qualcuno ha parlato , ricevendo dall’altra parte, il tipico “ascolto” asettico delle istituzioni pubbliche , un ascolto fatto di interventi estremi che finiscono solo per amplificare il disagio e non danno una risposta invece adeguata in tempo reale ed efficace.
    Disagio che non riguarda un membro solo come in questo caso, ma tutti i membri di una famiglia e di una società. In questo articolo simile a tanti altri , come quelli di questi ultimissimi giorni del caso di Città di Castello e delle violenze domestiche su donne e bambini , quello che si continua a leggere e vedere è solo una profonda solitudine, un enorme irrimediabile sgretolamento umano e sociale :quello della famiglia ,scissa, isolata impotente che diventa un luogo di non incontro e che crea una vita parallela nascosta fatta di interazioni difficoltose e spesso dannose, che all’inizio non lasciano filtrare nulla poi però le maglie della rete si allargano fino alla rottura definitiva . La famiglia è un sistema sociale spesso carico di violenza sin dalla sua nascita ,che a un certo punto diventa così carico da esplodere, prima internamente, facendo vittime ,poi esternamente. I falsi e astratti complessi di norme, regole, credenze, etico-sociali, religiose con cui viene nutrita , l’addestramento al principio dell’obbedienza e conformismo sia al suo interno che all’esterno, sono le premesse della sua schiavitù . In questo senso allora si può parlare anche di una società fortemente distruttiva, dispensatrice di certi totem e tabù. Spesso un’ideologia offre un capro espiatorio: l’uomo a una dimensione infelice e alienato. La famiglia è il prodotto di una società: nasce da essa e allo stesso tempo le dà vita. Entrambe non si incontrano, ma mostrano chiaramente la loro drammatica distanza, isolamento,incomunicabilità.

    Eleonora Favaroni attivista sociale

    LA MORTE DELLA FAMIGLIA E LA MORTE DELLA SOCIETA’

    Su un Giornale locale due giorni fà è apparso un articolo su una vicenda familiare di maltrattamenti.
    Un articoletto di neanche mezza colonna ,messo un pò a margine della pagina di cronaca locale ma che colpisce per diversi aspetti e merita una riflessione a più voci. Raramente fatti legati al disagio socio-culturale come questi vengono “raccontati” un po di più, rispetto alle testate –lampo , sbrigative e concise che ogni tanto spuntano dai media. Purtroppo fatti di questo genere avvengono e continuano a succedere ma la maggior parte taciuti o rinchiusi entro le mura ermetiche delle famiglie, o dentro le etichettature convenzionali istituzionali. Un circuito chiuso e occultato dove i peccati e il male umano sono soffocati o al massimo , circolano tra i sussurri curiosi e increduli dei vicini, tra il bigottismo, l’ignoranza, il pregiudizio sociale e di chi non vuole o non sa guardare. In realtà sono storie da leggere sempre da più punti di vista , sia a livello microsociale, cioè familiare che macrosociale(il mondo fuori) e i rapporti tra loro interconnessi. Nel caso trattato ,Solo dopo tanto tempo di silenzio qualcosa o qualcuno ha parlato , ricevendo dall’altra parte, il tipico “ascolto” asettico delle istituzioni pubbliche , un ascolto fatto di interventi estremi che finiscono solo per amplificare il disagio e non danno una risposta invece adeguata in tempo reale ed efficace.
    Disagio che non riguarda un membro solo come in questo caso, ma tutti i membri di una famiglia e di una società. In questo articolo simile a tanti altri , come quelli di questi ultimissimi giorni del caso di Città di Castello e delle violenze domestiche su donne e bambini , quello che si continua a leggere e vedere è solo una profonda solitudine, un enorme irrimediabile sgretolamento umano e sociale :quello della famiglia ,scissa, isolata impotente che diventa un luogo di non incontro e che crea una vita parallela nascosta fatta di interazioni difficoltose e spesso dannose, che all’inizio non lasciano filtrare nulla poi però le maglie della rete si allargano fino alla rottura definitiva . La famiglia è un sistema sociale spesso carico di violenza sin dalla sua nascita ,che a un certo punto diventa così carico da esplodere, prima internamente, facendo vittime ,poi esternamente. I falsi e astratti complessi di norme, regole, credenze, etico-sociali, religiose con cui viene nutrita , l’addestramento al principio dell’obbedienza e conformismo sia al suo interno che all’esterno, sono le premesse della sua schiavitù . In questo senso allora si può parlare anche di una società fortemente distruttiva, dispensatrice di certi totem e tabù. Spesso un’ideologia offre un capro espiatorio: l’uomo a una dimensione infelice e alienato. La famiglia è il prodotto di una società: nasce da essa e allo stesso tempo le dà vita. Entrambe non si incontrano, ma mostrano chiaramente la loro drammatica distanza, isolamento,incomunicabilità.

    Eleonora Favaroni attivista sociale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*