Terrorismo, 4 arresti a Brescia: perquisizioni a Perugia e Foligno

Perquisizionicondotte dalla digos Perugia, indagine partita da Brescia, su web scrivevano ''questo sara'' ultimo Papa''

Terrorismo, 4 arresti a Brescia: perquisizioni a Perugia e Foligno

La polizia di Brescia, in collaborazione con la polizia kosovara, ha eseguito perquisizioni ed arresti, in Italia (anche a Perugia) ed in Kosovo, a carico di cittadini kosovari ritenuti responsabili dei reati di apologia al terrorismo e istigazione all’odio razziale. Le perquisizioni eseguite in Umbria nell’ambito di un’operazione della polizia, partita da Brescia, nei confronti di una presunta organizzazione che propagandava l’ideologia jihadista hanno riguardato le abitazioni, nel folignate, di due operai macedoni di 30 e 35 anni. Gli stranieri non risultano comunque al momento indagati. Le perquisizioni sono state condotte dalla digos della questura di Perugia. Sequestrati tablet e pc ora al vaglio degli investigatori. Due dei quattro quatto kosovari saranno espulsi (uno con provvedimento adottato dal ministro dell’Interno per motivi di terrorismo internazionale, l’altro con decreto del Questore di Brescia), un terzo è stato sottoposto a sorveglianza speciale (con contestuale ritiro del passaporto o di altro documento valido per l’espatrio) e il quarto, bloccato in Kosovo, è stato arrestato. E’ quanto si
legge in una nota della Polizia di Stato.

Il dirigente della Digos di Brescia Giovanni De Stavola a proposito dell”operazione antiterrorismo condotta stamani ha detto: “Siamo intervenuti in una fase di propaganda e apologia prima che potessero esserci problemi sul territorio”. I reati contestati al soggetto arrestato in Kosovo sono istigazione all”odio razziale e apologia. “Le armi trovate in Kosovo dimostrano che potevano entrare in azione”, ha aggiunto il funzionario. “E” stata un”operazione molto importante dopo i fatti di Parigi, e dimostra che siamo vigili, e non solo da dopo gli attentati, ma lo siamo da tempo”, ha sottolineato Giuseppina Malvi, vice Questore aggiunto della Direzione centrale Polizia di Prevenzione.

Le indagini hanno preso il via dall”individuazione su Facebook del gruppo “Me ose, pa tu, Hilafeti eshte rikthy” al quale Imishiti Samet aveva aderito, utilizzandolo per la propaganda verso internauti provenienti dai Balcani e residenti in Italia. La base italiana di Samet era in un appartamento a Chiari nel Bresciano dove in mattinata e” stato trovato ed espulso dal territorio il fratello dell”uomo, Imishiti Ismail. Rintracciato poi in provincia di Savona un cittadino di origine kosovara anche lui espulso dal territorio nazionale, mentre per un macedone residente a Vicenza il Procuratore nazionale antimafia ha disposto la misura della sorveglianza speciale per motivi di terrorismo con il ritiro del passaporto.



Disposta misura di sorveglianza speciale
Dall’inchiesta di Brescia è emersa «la presenza di pericolosi indicatori di fanatismo religioso estremistico a carico dei componenti del gruppo criminale, i quali sul Web si mostravano con armi e atteggiamenti caratterizzanti i combattenti del sedicente Stato Islamico», si legge nella nota. In particolare, a carico di uno dei fermati è stata disposta, per la prima volta, la misura di sorveglianza speciale per terrorismo, su richiesta avanzata direttamente dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

Frasi su Parigi e sul Papa
Tra i messaggi e le frasi minacciose postate in Rete dagli arrestati anche riferimenti agli attentati di Parigi e a Papa Francesco. «Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l’ultimo», è una delle frasi citate nell’indagine. «Parigi a lutto, la torre senza luci, 158 morti, questo è solo l’inizio» è un altro dei messaggi postati su Facebook dal leader del gruppo terroristico scoperto dalla Digos.

Alfano: «Contro il terrorismo bisogna stare uniti»
«Contro il terrorismo bisogna stare uniti». È quanto afferma il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervistato a Sky tg24 sul blitz antiterrorismo portato a termine dalla polizia tra Italia e Kosovo. Il messaggio, spiega il ministro, è che «in Italia si può stare rispettando le leggi. Dicendo parole che violano le nostre regole di comportamento allora si viene cacciati». Sulla chiusura delle moschee abusive in Italia, il ministro chiarisce che «in Italia le moschee sono quattro. Ci sono più di 800 luoghi di culto, di questi abbiamo un censimento, riverificheremo quelli che sono in regola e chiuderemo quelli irregolari. Questo lavoro non serve a impedire di pregare ma a consentirlo in luoghi dove sono rispettate le regole dell’ordinamento giuridico italiano ed evitare che ci siano dei garage trasformati in luoghi di culto dove si svolge attività di radicalizzazione di alcuni credenti in un Dio che mai avrebbe autorizzato la barbarie di Parigi».

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