Terremoto, geologo Tondi, sistema faglie dovrebbe avere esaurito energia

il sistema di faglie potrebbe anche mettersi a riposo e lasciarci in pace per un bel po’ di tempo

prof. Emanuele Tondi
picusonline.it

Terremoto, geologo Tondi, sistema faglie dovrebbe avere esaurito energia da Picusonline.it Ascoli – Per parlarvi dell’incontro sul terremoto organizzato dal Club Alpino Italiano di Ascoli Piceno con il prof. Emanuele Tondi, geologo docente dell’Unicam, vorremmo iniziare così: la consapevolezza generata da fondamenti scientifici, in generale, aiuta a sconfiggere la paura, per lo meno ad attenuarla, di fronte ad eventi fisici come il terremoto che non riusciamo a controllare. E quando la scienza avvalora i vecchi adagi che sono nati dalle esperienze millenarie dei popoli come “la storia è maestra di vita”, dovremmo aver trovato la quadratura del cerchio. Vi stiamo raccontando dalla fine quello che il prof. Tondi ha detto ad una sala stracolma presso la libreria Rinascita, perché riteniamo che in questo momento il compito dei media sia quello di creare serenità in una comunità marchigiana che, a nostro avviso, non ha bisogno di contare le scosse di uno sciame sismico quotidianamente.

Perché il detto “la storia è maestra di vita” dovrebbe tranquillizzarci? Beh, perché il prof. Emanuele Tondi ha detto che, “partendo dall’anno Mille (con poche notizie almeno dell’anno mille per la verità, e molte di più per il periodo successivo) e andando in avanti fino ai giorni nostri, valutando i terremoti che si sono registrati nel sistema di faglie che va da Colfiorito (provincia di Perugia in Umbria) fino a L’Aquila (Abruzzo), l’energia sismica che ci si attendeva venisse sprigionata avrebbe ormai esaurito le sue soglie massime (mainshock, cioè la magnitudo massima: 24 agosto 6.1, 26 ottobre 5.9 e 30 ottobre 6.5, ndr) scemando in uno sciame sismico che potrebbe avere anche picchi di magnitudo massima 4.0”.

Ma ora, e questo l’elemento cruciale, dobbiamo essere pronti a convivere con quello che il sistema di faglie dell’Appennino centrale, con cadenza sufficientemente precisa, genera a livello sismico. E’ qui che Tondi introduce il confronto tra pericolosità sismica e rischio sismico, nodo centrale per attuare la prevenzione: parola d’ordine per Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Un concetto e un confronto che dà la risposta alla domanda introduttiva del presidente del Cai Paola Romanucci: “come può la comunità essere partecipe del processo di ricostruzione post sismica ?” “La consapevolezza dei cittadini – spiega Tondi – può spingere le amministrazioni pubbliche a spendere risorse economiche sul tema del rischio sismico e quindi sulla prevenzione che i suoi effetti possono produrre in termini di salvaguardia di vite umane e sicurezza degli edifici sia pubblici che privati”. Come si genera consapevolezza? Ad esempio prendendo dimestichezza di termini come pericolosità sismica e rischio sismico.

“Non sono la stessa cosa – dice Tondi – La pericolosità riguarda la zona geografica e morfologica del posto nel quale si vive, il rischio è invece l’effetto che si può avere se non si adottano misure per rendere edifici e reti di servizi primari idonei a resistere all’onda sismica”. Se si mitiga il rischio si può convivere con il terremoto, anche perché considerando il sistema di faglie che interessa i nostri territori non si possono avere sismi più forti di una certa magnitudo: l’energia liberata è direttamente proporzionale alla lunghezza delle faglie e da noi queste non superano i 30 chilometri di lunghezza.

Per comprendere meglio, il raffronto può essere fatto con il terremoto di Sumatra del dicembre 2004 che raggiunse una magnitudo 9.0. Si generò uno tsunami che provocò la morte di 250 mila persone. Quella faglia dell’oceano Indiano è lunga più di 1.000 chilometri. Tornando alla consapevolezza dei cittadini, un altro esempio per comprendere gli effetti di un terremoto come quello di L’Aquila è guardare le differenze tra la posizione della carta della pericolosità sismica (redatta su basi scientifiche dall’Ingv – Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e la carta della Classificazione Sismica redatta da Consiglio dei Ministri del tempo, Protezione civile e Regioni.

L’Aquila è posta nella carta di pericolosità sismica in posizione 1, cioè la zona di massima pericolosità, nella carta di classificazione sismica invece è in posizione 2, cioè con minore rischio. Da che dipende? Beh per costruire tra posizione 1 e posizione 2 c’è un’enorme differenza di requisiti in termini di sicurezza statica. Il prof. Tondi fa anche una battuta poiché nella carta di classificazione sismica con L’Aquila in zona 2 (come Ascoli e Teramo con pericolosità sismiche de tutto diverse), c’è invece il parco della Maiella in zona 1. “Hanno voluto forse proteggere l’orso marsicano”, dice il geologo.

Ci vuole poco a capire che la politica con la P maiuscola non ha giocato un ruolo fondamentale. Ora per fortuna quella carta non viene più utilizzata. C’è da dire che in ogni caso la ricerca scientifica è andata avanti e dalla pericolosità sismica ora si è proiettati sullo studio intensivo delle faglie e delle loro conformazioni. Un fattore determinante perché dopo il terremoto del 1997 nelle Marche e in Umbria le parti ricostruite non abbiano causato vittime.

“E’ vero – dice il prof. Emanuele Tondi – Ci sono molte zone rosse. Ma i crolli che ci sono stati sono relativi a edifici vulnerabili”. Dalle immagini che vengono proiettate nell’incontro si capisce bene la differenza tra costruire al di sopra di una faglia e a dieci metri da essa. E’ il caso di Pescara del Tronto che è stata edificata proprio sopra la faglia ed è per questo che ha avuto danni cosi gravi. Di questo si dovrà tenere conto in fase di ricostruzione. Ora in quelle zone si stanno redigendo tutte le fasi di microzonazione sismica (sono tre, la terza è quella più approfondita). Quanto ai timori degli ascolani Tondi fuga le paure: sotto il suolo di Ascoli Piceno non ci sono faglie.

L’unica esistente nell’area è “la faglia di Offida”, si deve a questa faglia il terremoto del 1943 che ebbe però almeno un effetto benefico per quanto stava accadendo sul colle S. Marco: li i tedeschi avevano iniziato le fucilazioni dei partigiani. Pensarono che l’urto generato dalla scossa di terremoto fosse dovuto all’esplosione di un deposito di esplosivi. Le fucilazioni cessarono e molti furono deportati nei lager. Per concludere, lo studio dei dati storici e statistici sui terremoti avvenuti nel passato e la ricerca approfondita delle faglie ci darà una maggiore informazione per ridurre di molto il rischio sismico.

Alcune delle immagini sono state gentilmente concesse dal Club Alpino Italiano di Ascoli Piceno Il prof. Emanuele Tondi amplia il nostro servizio con una precisazione più puntuale:”Chiariamo alcuni aspetti che potrebbero essere fraintesi, in particolare quanto scritto nel titolo. Nel corso della conferenza è stato mostrato come le crisi sismiche che si sono verificate negli ultimi decenni lungo il sistema di faglie che si estende da Colfiorito a L’Aquila (1979-Valnerina, 1997-Umbria-Marche, 2009-L’Aquila e 2016-Accumoli, Visso, Norcia) sono confrontabili con quanto successo in altri due periodi storici dell’ultimo millennio (1350 e 1700).

Quindi, il sistema di faglie potrebbe anche mettersi a riposo e lasciarci in pace per un bel po’ di tempo, cosa che non poteva essere detta sicuramente prima degli ultimi eventi di fine ottobre. Questo però non significa che in Italia centrale non possa verificarsi un altro terremoto di magnitudo anche importante, il sistema di faglie è grande, la zona ampia e un altro terremoto (magari non così forte come quello del 30 ottobre) non cambierebbe di molto il bilancio energetico. In una conferenza un discorso del genere viene formulato con approfondimenti e spiegazioni dettagliate che, per forza di cose, non possono essere riportate in un articolo di giornale. Inoltre, mai detto che non possa verificarsi un terremoto superiore a magnitudo 4,0.

Come ripetuto più volte, durante la sequenza di aftershocks (comunemente detti terremoti di assestamento), si possono raggiungere magnitudo anche fino ad un grado meno del terremoto principale (mainshocks). Cosa non obbligatoria e che comunque è sempre meno probabile man mano che passa il tempo. Più chiaro invece quanto scritto sulla prevenzione e il fatto che è possibile convivere con le pericolosità naturali (come il terremoto) ma non con il rischio, che dobbiamo assolutamente ridurre il più possibile, per lo meno al di sotto della soglia della perdita di vite umane”.

L’Aquila è posta nella carta di pericolosità sismica in posizione 1, cioè la zona di massima pericolosità, nella carta di classificazione sismica invece è in posizione 2, cioè con minore rischio. Da che dipende? Beh per costruire tra posizione 1 e posizione 2 c’è un’enorme differenza di requisiti in termini di sicurezza statica. Il prof. Tondi fa anche una battuta poiché nella carta di classificazione sismica con L’Aquila in zona 2 (come Ascoli e Teramo con pericolosità sismiche de tutto diverse), c’è invece il parco della Maiella in zona 1. “Hanno voluto forse proteggere l’orso marsicano”, dice il geologo.

Ci vuole poco a capire che la politica con la P maiuscola non ha giocato un ruolo fondamentale. Ora per fortuna quella carta non viene più utilizzata. C’è da dire che in ogni caso la ricerca scientifica è andata avanti e dalla pericolosità sismica ora si è proiettati sullo studio intensivo delle faglie e delle loro conformazioni. Un fattore determinante perché dopo il terremoto del 1997 nelle Marche e in Umbria le parti ricostruite non abbiano causato vittime.

“E’ vero – dice il prof. Emanuele Tondi – Ci sono molte zone rosse. Ma i crolli che ci sono stati sono relativi a edifici vulnerabili”. Dalle immagini che vengono proiettate nell’incontro si capisce bene la differenza tra costruire al di sopra di una faglia e a dieci metri da essa. E’ il caso di Pescara del Tronto che è stata edificata proprio sopra la faglia ed è per questo che ha avuto danni cosi gravi. Di questo si dovrà tenere conto in fase di ricostruzione. Ora in quelle zone si stanno redigendo tutte le fasi di microzonazione sismica (sono tre, la terza è quella più approfondita). Quanto ai timori degli ascolani Tondi fuga le paure: sotto il suolo di Ascoli Piceno non ci sono faglie.

L’unica esistente nell’area è “la faglia di Offida”, si deve a questa faglia il terremoto del 1943 che ebbe però almeno un effetto benefico per quanto stava accadendo sul colle S. Marco: li i tedeschi avevano iniziato le fucilazioni dei partigiani. Pensarono che l’urto generato dalla scossa di terremoto fosse dovuto all’esplosione di un deposito di esplosivi. Le fucilazioni cessarono e molti furono deportati nei lager. Per concludere, lo studio dei dati storici e statistici sui terremoti avvenuti nel passato e la ricerca approfondita delle faglie ci darà una maggiore informazione per ridurre di molto il rischio sismico.

Alcune delle immagini sono state gentilmente concesse dal Club Alpino Italiano di Ascoli Piceno Il prof. Emanuele Tondi amplia il nostro servizio con una precisazione più puntuale:”Chiariamo alcuni aspetti che potrebbero essere fraintesi, in particolare quanto scritto nel titolo. Nel corso della conferenza è stato mostrato come le crisi sismiche che si sono verificate negli ultimi decenni lungo il sistema di faglie che si estende da Colfiorito a L’Aquila (1979-Valnerina, 1997-Umbria-Marche, 2009-L’Aquila e 2016-Accumoli, Visso, Norcia) sono confrontabili con quanto successo in altri due periodi storici dell’ultimo millennio (1350 e 1700).

Quindi, il sistema di faglie potrebbe anche mettersi a riposo e lasciarci in pace per un bel po’ di tempo, cosa che non poteva essere detta sicuramente prima degli ultimi eventi di fine ottobre. Questo però non significa che in Italia centrale non possa verificarsi un altro terremoto di magnitudo anche importante, il sistema di faglie è grande, la zona ampia e un altro terremoto (magari non così forte come quello del 30 ottobre) non cambierebbe di molto il bilancio energetico.

In una conferenza un discorso del genere viene formulato con approfondimenti e spiegazioni dettagliate che, per forza di cose, non possono essere riportate in un articolo di giornale. Inoltre, mai detto che non possa verificarsi un terremoto superiore a magnitudo 4,0. Come ripetuto più volte, durante la sequenza di aftershocks (comunemente detti terremoti di assestamento), si possono raggiungere magnitudo anche fino ad un grado meno del terremoto principale (mainshocks).

Cosa non obbligatoria e che comunque è sempre meno probabile man mano che passa il tempo. Più chiaro invece quanto scritto sulla prevenzione e il fatto che è possibile convivere con le pericolosità naturali (come il terremoto) ma non con il rischio, che dobbiamo assolutamente ridurre il più possibile, per lo meno al di sotto della soglia della perdita di vite umane”.

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