Terni, discariche Tk-Ast, Italianostra: “C’è certezza dei veleni”

Ast, ingegner Antonio Bufalini lascia il suo incarico
Ast, ingegner Antonio Bufalini lascia il suo incarico

thyssen-terni_69(umbriajournal.com) TERNI – Il paradosso delle discariche di Pentima e Valle risiede certo nel non averne imposto per tempo la chiusura, spingendo l’azienda a più adeguate politiche ambientali, ma anche e soprattutto nell’averne consentito l’ampliamento, pur in assenza di un serio studio idrogeologico sull’area. Non sono gli ambientalisti a dirlo, ma, nemmeno un mese fa, ISPRA e Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente. Che chiedono –da più anni- un monitoraggio molto analitico rispetto a quanto fatto sinora: “Si ritiene che l’ubicazione dei nuovi piezometri non sia utile ai fini di una ricostruzione attendibile dell’andamento della falda superficiale al di sotto dell’area di discarica AST”; e ancora: “…continuano a mancare punti di monitoraggio in corrispondenza e/o al di sotto dell’area di discarica AST (Pentima e Valle), come già richiesto dal Ministero nel 2010 e nel 2012” (trascorsi quattro anni, sic! Stralci da parere ISPRA, p. 13, resoconto Conferenza Servizi allegato). E poi: “…non è possibile affermare che la falda profonda sottostante l’intera area di discarica non sia contaminata da Cr VI” (p. 16, doc. cit.). Dobbiamo andare avanti?

 

“L’interpretazione del contenuto di Cr VI riscontrato nei piezometri della falda superficiale non è convincente” (p. 16, doc. cit.) e “…appare anomala la concentrazione di Cr VI ed altri metalli nel percolato della discarica RSU” (ossia ex area comunale di Pentima, p. 17, doc. cit.). Leggete i verbali, c’è altro… Perché allora i tedeschi insistono ancora nel voler estendere le discariche? Si tenga presente che qui non vengono smaltite solo le c.d. scorie: l’Autorizzazione (AIA) regionale consente a TK-AST di conferire differenti materiali nei terreni un tempo integri di Pentima e Valle.

Di seguito una rapida rassegna, conformemente alle prescrizioni AIA: rifiuti contenenti oli. Fanghi di lavorazione e residui prodotti dal trattamento fumi con sostanze pericolose. Materiale abrasivo di scarto. Miscele bituminose, catrame, prodotti contenenti catrame e catrame di carbone. Rifiuti prodotti dalla lavorazione di metalli e plastiche. Terreno proveniente da siti contaminati (è stato infatti depositato qui e non altrove quello scavato per la galleria ‘Tescino’ contaminato da cromo esavalente, nda).

Rifiuti da incenerimento o pirolosi di rifiuti. Ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose. Rifiuti pericolosi, stabilizzati e parzialmente stabilizzati. Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose. Particolato di materiali non ferrosi. Siamo però ‘fortunati’: l’AIA consente un massimo di ‘appena’ 2.500 tonnellate annue di assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi contaminati. E ‘sole’ 150 tonnellate di fanghi di lavorazione: ci stiamo avvelenando, ma proseguiamo nel fingere che vada tutto bene Andrea Liberati Giuseppe Rinaldi Italia Nostra Terni WWF Umbria

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