TERNI, CASA LAGER, DOPO FATTI VILLA MARIA LUISA URGE RIFLESSIONE WELFARE

Anziani Maltrattati, Terni

anziani maltrattati a Terni (5)Le inquietanti vicende di Villa Maria Luisa ci parlano di un lavoro “malato e inadeguato”, ci parlano di mancanza di professionalità e di abusi del potere, ma ci parlano anche e fondamentalmente della tenuta della filiera del controllo e della necessità delle verifiche “di qualità” da parte degli enti appaltanti pubblici. Questione questa che intreccia diritti e tutele dei cittadini e diritti e tutele dei lavoratori. In modo drammatico si è chiarita l’immagine del “privato che non è sempre bello” e che, anzi, può nascondere, dietro la lucentezza delle immagini di propaganda, grandi disfunzioni.

 

Il welfare umbro è diffuso e articolato, in gran parte frutto di una proficua collaborazione tra pubblico e privato, ricco di grandi esperienze professionali, laboratorio di innovazione e di sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. E’ un welfare messo a dura prova dai tagli del governo nazionale e dalla necessità di razionalizzazione a livello locale delle risorse.
E’ un welfare che va riorganizzato e rimodulato, ma non certo, come fino ad oggi si è fatto, attraverso l’uso delle gare d’appalto che hanno nascosto tra le pieghe dei capitolati rimodulazione del lavoro e dei servizi con un unico obiettivo: abbassamento del costo del lavoro. Insomma, l’obiettivo finale è stato sin qui il risparmio sulla qualità del lavoro, e sui servizi erogati. Un risparmio che ha significato diminuzione di ore di prestazioni e quindi di salario, maggiore precarizzazione dei lavoratori e in parte demansionamento. Si è rincorsa di più la logica del risparmio a tutti i costi, più che quella del governo delle scelte. Ma se non vogliamo buttare via “il bambino con l’acqua sporca” è necessario che si riapra da subito un vero confronto sulla riorganizzazione dei servizi, sulle tutele dei lavoratori, sulle azioni di controllo della “qualità”.

Abbiamo condiviso e incoraggiato il percorso della Regione Umbria di superamento dell’attuale sistema di convenzionamento, regolato dal tariffario regionale e abbiamo condiviso la scelta dell’accreditamento. Ora, accanto alla rivisitazione del sistema che regola il rapporto tra pubblico e privato, è necessario avere il coraggio di avviare una riflessione e una verifica attenta sul sistema attuale di welfare, sul ricorso alle privatizzazioni e sui percorsi di “qualità” adottati.
Nel frattempo, non lasciamo morire i servizi, non precarizziamo ulteriormente i lavoratori del settore, rafforziamo il sistema pubblico, diamo certezza di risorse e di prospettiva agli uffici di cittadinanza, garantiamo la sostenibilità delle risposte ai bisogni dei cittadini e, soprattutto, vigiliamo sulla “qualità”, affinché i soldi della collettività siano davvero spesi bene.

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