Sulla debolezza della galleria “La Franca” replica seccamente La Quadrilatero

Galleria La Franca, Ricci: "Manca cemento?", il consigliere annuncia mozione

Egregio Direttore,

 ho letto l’articolo “Il caso della galleria costruita con poco cemento. L’Anas avvia le verifiche”, a firma di Giovanna Boursier, e il modo sorprendente in cui è stato dato credito ad una denuncia anonima priva di riscontri. Ritengo quindi doverose alcune precisazioni.

 

Innanzitutto va detto che sulla galleria “La Franca”, in corso di costruzione nell’ambito dei lavori di realizzazione del Quadrilatero Marche-Umbria, – come avevo già comunicato per iscritto e in modo dettagliato alla stessa Boursier – la qualità e la quantità dei materiali utilizzati (calcestruzzo, ferro, centine) risulta ben superiore rispetto a quanto previsto dal progetto esecutivo, e senza alcun aumento dei costi, trattandosi di corrispettivo per lavori “a corpo”. Peraltro, nell’ambito dei protocolli di legalità sottoscritti dalla nostra società Quadrilatero con le Prefetture di Macerata e Perugia, sono stati adottati controlli specifici sulla qualità del calcestruzzo condotti dal Gruppo Interforze e tesi a garantire la completa tracciabilità ed originalità delle forniture.

Già lo scorso anno è stata inoltre effettuata un’indagine georadar su circa il 25% dell’opera, ispezionando complessivamente 240 metri per ciascuna canna. Da tale indagine non è emersa alcuna criticità in merito a sottospessori né a vuoti a tergo dei rivestimenti. Ad ogni buon fine, come previsto dalle procedure Anas in caso di denunce anonime, è stata disposta l’estensione di tali verifiche tramite tecnologia georadar sull’intera galleria e le relative attività sono iniziate già nella giornata di oggi, alla presenza delle telecamere di Report.

Quanto all’invito dell’operaio a non “passare” su quel tratto in quanto sarebbe pericoloso, va precisato che l’opera non è stata completata né collaudata e quindi non è ancora aperta al traffico, per cui desta stupore che si dia credito ad affermazioni prive di qualsiasi fondamento e di così enorme gravità.

In merito alle dichiarazioni di un altro operaio sui lavori dell’Aurelia, risultano troppo generiche per effettuare qualsiasi tipo di verifica. Voglio comunque ricordare che i controlli a campione sulle nostre opere seguono procedure assai rigorose e vengono effettuati su indicazione degli uffici di direzione lavori o di alta sorveglianza dell’Anas, in contraddittorio con le imprese. Pertanto nessuna scelta a campione o modifica al progetto viene effettuata in modo unilaterale dall’impresa.

Sui lavori della Salerno-Reggio Calabria e la presunta tangente del 3%, sorprende che vengano ripetute affermazioni infondate che sono state già più volte smentite dall’Anas, in quanto mai niente è stato accertato con sentenze o rinvii a giudizio né a carico dell’Anas né a carico di dirigenti dell’Anas.

Per quanto riguarda la rampa di accesso del viadotto Scorciavacche, si ribadisce ancora una volta che prima dell’apertura parziale del tratto, in modalità di cantiere, sono state effettuate tutte le prove necessarie sui materiali.

Mi auguro infine che la trasmissione di Report citata nell’articolo riporti correttamente sia le mie dichiarazioni sia tutte le numerose e dettagliate informazioni che sono state fornite, su sua richiesta, alla dottoressa Boursier.

Si chiede la pubblicazione di questa smentita ai sensi della Legge sulla Stampa.

 Cordiali saluti,

 

Pietro Ciucci


 

L’articolo incriminato

“Allora questa è la volta della galleria, l’arcatura, queste sono le spalle, che devono tenere lo sforzo, ma qua cemento non ce n’è! Ci sono 10 cm e invece dovrebbero essercene minimo 40. Non c’è lo spessore. E può cascare. Essendo una zona sismica, trema, si rompe, e tristo chi passa sotto”. A parlare è un operaio che ha lavorato per un appalto di Anas nella costruzione della galleria La Franca, lunga un chilometro, sulla statale Foligno-Civitanova, tra l’Umbria e le Marche, con apertura al traffico prevista nei prossimi mesi.

L’intervista, in onda nella prima puntata di Report, (domenica 12 aprile alle 21.45 su Rai 3), prosegue: “Sopra la volta c’è anche un problema di vuoti, che si creano quando costruisci ma dovrebbero essere riempiti con un cemento alleggerito. Non l’abbiamo messo, perché costa. Tutto per risparmiare, perché le bolle del materiale sono state fatte, per forza sono state fatte”. Le bolle, quindi, sarebbero regolari, con indebito vantaggio per l’impresa. Il problema è che la riduzione del materiale potrebbe causare dei crolli: “Tutto quel tratto è fatto male, ma la galleria è la peggiore che ho fatto. Io ai miei figli dico sempre di non passarci perché è pericoloso. Meglio la strada la vecchia che questa nuova”.

Una testimonianza inquietante. Per questo abbiamo interpellato il Presidente dell’Anas, Pietro Ciucci: “A prima vista mi sembrano affermazioni difficilmente confermabili, perché le gallerie le controlliamo anche in corso d’opera. Su La Franca abbiamo effettuato test su più del 20% del percorso, in ogni caso andremo a verificare e controllare l’intero tratto della galleria”. Tecnici e ingegneri sono in partenza stamattina: “Le indagini dureranno 4 giorni – conclude Ciucci – e per i risultati ce ne vorranno altri 10”.

Fare la cresta sui materiali, però, non è una novità. Chi ha lavorato su un tratto dell’Aurelia racconta la stessa storia: “I controlli sul cemento si fanno su campioni che sceglie la ditta, e guarda caso vanno bene. Non sempre, ma dove si può risparmiare si risparmia. Ci sono anche ferri e centine che non sono posizionati alla distanza giusta, così ne metti due anziché tre”.

Del resto è storia giudiziaria quella di alcuni tratti della Salerno-Reggio Calabria dove la mafia controllava le ditte d’appalto e il risparmio del 3% sui materiali era la tangente alla criminalità organizzata. Anche il cedimento della rampa di accesso al viadotto di Scorciavacche in Sicilia, aperta a Natale con 3 mesi di anticipo e crollata una settimana dopo, porta dritto a lavori fatti in “economia”.

Infatti Anas ha anticipato a Report le conclusioni della sua Commissione interna. Tra le cause individuate risultano: “Sensibile riduzione del sistema di rinforzo, mancata verifica di idoneità dei piani di posa, scadente esecuzione del drenaggio e della stesa del rilevato, anche in funzione dei materiali utilizzati”. La responsabilità, quindi, per Anas cade sul Direttore lavori per mancato controllo. Non dice, però, che prima di aprire Anas avrebbe dovuto collaudare quel tratto di strada. Ma non l’ha fatto.

 

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