Smaltimento rifiuti illeciti, forestale sequestra tremila metri quadrati di terreno

Personale del Comando Stazione Forestale di Perugia, nei giorni scorsi, a seguito di segnalazione pervenuta alla Centrale Operativa Regionale tramite il numero verde 1515 del Corpo Forestale dello Stato, ha effettuato un controllo presso la sede legale nonché stabilimento produttivo di una nota impresa, operante nella zona industriale della periferia del capoluogo umbro, nel settore dell’edilizia prefabbricata.

Sin dal primo sopralluogo gli uomini della Forestale hanno riscontrato una gestione di rifiuti speciali non autorizzata e non conforme alle complesse normative vigenti, in particolare è stato accertato lo smaltimento mediante interramento e spianamento di un ingente quantitativo (circa 3.000 metri cubi) di rifiuti speciali, su un’area limitrofa allo stabilimento aziendale, vasta circa 3.000 metri quadrati e classificata come terreno agricolo.

Al vaglio dell’attività d’indagine condotta dal personale operante c’è l’ipotesi che tra i rifiuti smaltiti illegalmente possa riscontrarsi anche la presenza di materiali pericolosi, in particolare di amianto, in quanto sono state rinvenute, semi-interrate, delle lastre ondulate di copertura sulla cui composizione sono emersi interrogativi che dovranno essere fugati mediante analisi specifiche volte alla caratterizzazione dei materiali impiegati.
Al fine di prevenire l’eventuale modificazione dello stato dei luoghi gli uomini della Forestale hanno proceduto nei confronti della suddetta società, ponendo sotto sequestro l’intero terreno interessato allo smaltimento illecito.

Nel corso dei rilievi inoltre sembrerebbe emergere anche un abuso edilizio, in quanto gran parte del sedime, ove insistono impianti aziendali fissi ed un deposito di materiali e attrezzature, è classificato al P.R.G. del Comune di Perugia come terreno agricolo “Ea” con conseguente divieto edificatorio.

Infine, a rafforzare la suddetta ipotesi è stata accertata anche la presenza di uno scarico non autorizzato di acque reflue industriali recapitanti direttamente in un corpo idrico superficiale.

Non avendo ravvisato un imminente pericolo di alterazione dello stato dei luoghi, gli agenti operanti non hanno reputato necessario procedere anche al sequestro delle suddette aree pertinenziali al capannone e dei relativi impianti industriali, provvedimento che diversamente avrebbe comportato l’interruzione dell’attività produttiva, con conseguente grave nocumento per l’impresa e la manodopera occupata.

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