Sblocca Italia? Liberati M5s: “Marini trasforma l’Umbria in regione-discarica”

M5s: "Catiuscia Marini ha così preferito per l’ennesima volta la via per lei più comoda"

Due inceneritori di Terni anche nella maxi inchiesta della Gdf di Firenze

Sblocca Italia? Liberati M5s: “Marini trasforma l’Umbria in regione-discarica”

L’Umbria è passata in pochi anni da Cuore verde d’Italia a regione-discarica, con annesso mega-inceneritore pronto a bruciare di tutto. La dirigenza PD, responsabile di plurifallimentari politiche sui rifiuti, dovrebbe finalmente aprire gli occhi sui propri disastri per affrontare tale delicata tematica in modo nuovo, così da respingere finalmente l’assalto delle mafie ai nostri territori e restituire efficienza e legalità al settore.

Il placet mariniano allo ‘Sblocca Italia’ va però in direzione opposta, aprendo a fantomatici accordi interregionali di cui chiederemo presto conto in Aula: insomma, come e peggio di quanto accaduto finora.Infatti non si parla minimamente di ripubblicizzazione del servizio, ma si offrono semplicemente nuove chances a soggetti privati che rappresentano non di rado la porta girevole della politica, con tutte le collusioni del caso.

La nostra Regione è frattanto sempre più vaso di coccio tra vasi di ferro, senza una nomenclatura autorevole e in grado di farsi sentire dagli stessi vicini e, a maggior ragione, dal livello nazionale. Catiuscia Marini ha così preferito per l’ennesima volta la via per lei più comoda, assecondando inceneritoristi e monnezzari vari, pur di non mettersi contro Matteo Renzi e interessi economici che hanno molto a che fare col partito degli affaristi.

Le cooperative che volteggiano sul sistema rifiuti rappresentano il suggello dell’intreccio incestuoso tra affari e politica in Umbria. Un sistema da spazzar via grazie all’irruzione della migliore, sana e più libera politica: invece abbiamo dovuto attendere -e dovremo attendere ancora- altrui interdittive antimafia e procedimenti giudiziari per iniziare a parlare, spesso sottovoce, del cancro che da tempo infesta le nostre comunità, minando non soltanto la sicurezza ambientale e sanitaria, ma anche la credibilità di un’intera classe dirigente, con un altissimo prezzo da pagare per famiglie e imprese umbre, a dispetto di una differenziata ancora al palo: se l’ATI2 dal 2013 si attesta vicino o attorno al 60%, come oggi ricorda il capogruppo PD, Chiacchieroni, è bene sapere che, in realtà, l’effettivo riciclato a Perugia è persino inferiore al 40% (fonte ARPA 2013)! Il tutto a costi crescenti, a dispetto del presunto miglioramento della differenziata. Un servizio dunque scadente, come il resto del baraccone umbro, al netto della propaganda.

Sblocca Italia

 

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