Rom, “ruspare o non ruspare” questo è il problema! A Bastia Umbra sgomberata l’area ecologica

del Direttore,
Marcello Migliosi
BASTIA UMBRA – Era tempo che la città di Bastia Umbra attendeva che, dall’Isola Ecologica, fosse sgomberato il campo dei rom, giostrai e altre figure. Quel tempo è venuto e ora, in fondo a via del Lavoro nella zona industriale, quell’agglomerato di “case mobili” non c’è più. Quando siamo andati a scattare foto, ce n’erano rimaste un paio, destinate anche queste ad essere rimosse prima o poi.

Ora va di moda il “ruspare via” i Rom, ma…Questa volta, intanto le ruspe non sono servite anche perché crediamo che a Bastia nessuno le avrebbe utilizzate, c’è stato di più. E il più è una storia delicata e difficile che vogliamo raccontarvi.

Le periferie delle città, a volte, si trasformano in ghetti – ne san qualche cosa le grandi metropoli – e Bastia rischia, nelle sue aree “grige” che, purtroppo, aumentano ogni giorno, di non far difetto a questa regola, seppur con le dovute proporzioni. Una regola incrostata di silenzi, di invisibilità, di menefreghismo e di intolleranza. «Le grandi città – scrivono Mazzocchi e Villani (Sulla città, oggi. 6. La periferia urbana. Ambiente, cultura, sicurezza) – sono note e vengono apprezzate generalmente per ciò che possiedono di eccezionale, magari addirittura di unico. Le amministrazioni locali tendono a far conoscere e sviluppare ciò che è particolarmente qualificato e importante, che dà peculiare significato e valore. Questo è abitualmente concentrato nel cuore della città».

Dove “casca l’asino” è l’opposto del cuore della città. E quell’opposto è molto spesso mostrato dalla periferia. Uno spaccato che costituisce nella migliore delle situazioni una realtà di funzioni senza splendore, senza vitalità e colore, e nella peggiore il luogo dell’assenza di qualità o della carenza di servizi, del degrado, dell’insicurezza. Sono anni che si dibatte sulla “solitudine” delle periferie, delle aree urbane dismesse, delle aree industriali in crisi. Un dibattito che esplose, se non ricordiamo male, nel lontano 2003 all’Università Cattolica.
Certo Bastia Umbra non è Milano, e non ha una realtà suburbana di quel tipo, né il degrado e la deriva sociale delle grandi metropoli. Ma non ci si può’ sottrarre dal prevedere un futuro che futuro non è più, perché presente, in cui intere aree della nostra Città dovranno essere ripensate, riqualificate e ridisegnate. Lungi da noi dar lezioni, né puntare indici, sia chiaro, ma questo lungo preambolo era necessario affinché si capisca che “chiudere i problemi fuori dalla porta di casa” non li risolve.

In quel’agglomerato di case mobili, vivevano almeno sette minori, così sembra. Bambini, che lo si voglia o no, per i quali quelle case, spesso guardate con disprezzo e sdegno (“meritevoli” di ruspe) rappresentano i loro vissuto, il loro mondo, la loro piccola intimità e anche il luogo dove studiare. Sì, perché quei bambini andavano a scuola a Bastia Umbra, e scacciarli prima sarebbe stato – a prescindere dalle considerazioni umane e morali che sono prioritarie – dannoso e controproducente per la continuazione dello studio. Il diritto di andare a scuola, vivaddio, non si dovrebbe negare a nessuno.
Il dilemma era “ruspare o non ruspare” davanti ad una piccolissima realtà, ma fatta di esseri umani e anche di animali. Ora, ribadiamo, fermo restando che agglomerati di questo tipo devono, in ogni caso, rispettare norme, regole e doveri, quelle case non ci sono più, ma lo sgombero è stato fatto senza “violenza”, senza ruspare via nessuno e soprattutto senza dare l’impressione a quei bambini che il loro mondo, anche quello scolastico, veniva stravolto. Studi socioantropologici sostengono che l’idea di periferia sia cambiata radicalmente negli anni, e su questo siamo d’accordo. Il focus vorremmo pero’ dirigerlo verso quella che è la delocalizzazione industriale a favore del settore terziario e terziario avanzato, la crisi dell’istituzione famigliare, l’impossibilità di controllare modo e crescita degli investimenti, che hanno portato a considerate le periferie come luoghi di alienazione, di disagio, con scarsi servizi e infrastrutture, non molto appetibili, con situazioni di elevata criminalità, degrado e tensione sociale, soprattutto nelle grandi metropoli.

In sostanza, prendendo spunto da questo fatto, è auspicabile che anche a Bastia Umbra non tocchi la sorte di doversi confrontare con ritardi nel trovare soluzioni a problematiche di questo tipo. Siamo inoltre convinti che in questa direzione ci si stia adoperando, ma a volta perdere di vista la periferia urbana, sociale ed umana è facilissimo in quest’epoca difficile e che amplifica il dolore dei solitari, l’invisibilità dei più deboli e le incertezze degli anelli più deboli. Siamo anche certi che Bastia Umbra, nella sua globalità, sia in grado di mettersi a disposizione per “allargare” un auspicabile dibattito sul futuro delle sue aree dismesse che non sempre sono, per altro, periferia. Partecipazione, sostanzialmente, si chiama partecipazione.
Ogni volta che un “invisibile” scompare, non ci sono vincitori e vinti, ma siamo solo e tragicamente tutti sconfitti.

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