Rogo Thyssen Torino, Corte Cassazione deposita motivazioni sentenza

A distanza di nove anni la Suprema Corte ha pubblicato oggi le motivazioni del verdetto

Rogo Thyssen Torino, Corte Cassazione deposita motivazioni sentenza

Rogo Thyssen Torino, Corte Cassazione deposita motivazioni sentenza ROMA – La Suprema Corte di Cassazione, nelle motivazioni del verdetto finale relativo al processo per il rogo dello stabilimento Thyssen di Torino, para di “colpa imponente” dell’ex amministratore delegato, Harald Espenhahn, e di chi gli era a fianco nel lavoro.  C’era assenza di misure di protezione adeguate ed è proprio questa assenza, secondo la Cassazione, consegno i sette operai alle fiamme.

Erano di turno quella sera del sei di dicembre 2007. A distanza di nove anni la Suprema Corte ha pubblicato oggi le motivazioni del verdetto. Il pm di allora, Raffaele Guariniello, ottenne condanne esemplari anche se non pesanti come aveva chiesto per omicidio volontario.

Poco dopo l’una di notte, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino, sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale.

Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiama Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno le altre sei persone ferite in modo gravissimo dall’olio bollente: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. Degli operai coinvolti nell’incidente, l’unico superstite e testimone oculare si chiama Antonio Boccuzzi: lavora nella Thyssen da 13 anni, è un sindacalista della UILM, il suo ruolo sarà centrale nella denuncia delle colpe dell’azienda.

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