Ritrovato corpo di Sandro Bellini, era nelle acque del Velino

Per l'omicidio, i Carabinieri hanno arrestato un ucraino, Halan Andriy, di 44 anni

Omicidio Bellini: Halan Andriy racconta la sua versione
Nella foto piccola l'arrestato

Ritrovato corpo di Sandro Bellini, era nelle acque del Velino

Il corpo di Sandro Bellini, l’uomo che era scomparso giorni fa e per il cui omicidio i carabinieri di Terni hanno arrestato un ucraino, è stato ritrovato nelle acque del fiume Velino. Il ritrovamento, effettuato dai sommozzatori del gruppo “Carabinieri subacquei“, risale ad un’ora fa circa (ore 10). Al 44enne dell’Ucraina, Halan Andriy del ’72 muratore incensurato, gli investigatori contestano, quindi, i reati di omicidio, incendio aggravato e occultamento di cadavere.  La misura cautelare in questione ha accolto, ritenendoli fondati, i gravi indizi di colpevolezza raccolti nei confronti dello straniero dagli investigatori dell’Arma sotto la guida del Dott. Tullio CICORIA, Sostituto Procuratore della Repubblica di Terni titolare del fascicolo processuale. Il 53enne Sandro BELLINI, la cui autovettura era stata rinvenuta in fiamme il 18 maggio scorso a Terni in una radura boschiva di località Palombara di Marmore, è stato, quindi, ammazzato, e il corpo gettato nel fiume Velino.

A firmare l’ordinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari di Terni, Simona Tordelli che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Tullio Cicoria che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Terni. Sandro Bellini sarebbe stato ucciso altrove e poi gettato nel fiume.

L’assassino avrebbe agito spinto dal movente passionale. Il corpo, come già scritto, è stato ritrovato nelle acque del Velino. In realtà non molto lontano dal luogo dove, in fiamme, era stata ritrovata la sua auto il 18 maggio scorso, nella zona di Palombara di Marmore. Sandro Bellini aveva avuto una relazione con una donna che attualmente convive con Andriy Halan, l’uomo, per l’appunto, accusato, dell’efferato delitto. Nell’abitazione dell’ucraino delle prove inconfutabili: il sangue su alcuni indumenti che poi è risultato essere della vittima, ma anche dell’arrestato.

Il ritrovamento delle ultime ore nelle acque del fiume Velino, grazie alle ininterrotte ricerche dei sommozzatori dell’Arma, del corpo della vittima sono solo l’ultimo atto di una complessa e non ancora terminata attività investigativa. Il movente dell’omicidio è di natura passionale in quanto scaturito dalla gelosia che l’autore, allo stato ristretto nel carcere di Terni, nutriva nei confronti della vittima per via della relazione che quest’ultimo aveva con la sua ex compagna.

La tempestività, l’efficienza e l’efficacia dell’attività investigativa che ha permesso la raccolta dei fondamentali gravi indizi di colpevolezza è il frutto della compattezza e del gioco di squadra fra l’Ufficio di Procura e la Polizia Giudiziaria. Grazie al combinato contributo delle varie componenti dell’Arma l’indagine non ha conosciuto soste riuscendo a seguire tutte le possibili piste investigative: dalla Stazione CC di Piediluco, i cui militari sono intervenuti per primi sul posto, al successivo intervento delle aliquote speciali del Comando Provinciale, Nucleo Operativo della Compagnia e Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, per poi passare ai Reparti Speciali dell’Arma di supporto, Nucleo Cinofili di Firenze con i cani molecolari, Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma e Nucleo Subacquei di Genova, il crescendo investigativo è risultato completo e senza soluzione di continuità.

Il connubio positivo svolto nell’ambito della delicata attività di indagine fra tecniche tradizionali (caratterizzate dalla prevalenza dell’elemento umano dell’investigatore: sopralluoghi, escussione dei testi e ricostruzione delle relazioni personali) e moderne (elementi scientifici dell’indagine: analisi dei tabulati telefonici, ricostruzione dei movimenti ed indagini biologiche) ha permesso alla Procura di fornire al G.I.P. numerose attività di riscontro, in particolare il rinvenimento da parte degli investigatori di alcuni indumenti dell’arrestato poi risultati sporchi del sangue della vittima, all’ipotizzata reità dell’odierno indagato.

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