Perugia, Via San Girolamo, cittadini chiedono più cura e più sicurezza

Il suggerimento o la richiesta più volte avanzata era quella di esaminare la possibilità di allargare la carreggiata coprendo i fossi laterali

Perugia, Via San Girolamo, cittadini chiedono più cura e più sicurezza
Da Gino Goti
PONTE SAN GIOVANNI – E’ tornata alla ribalta della cronaca, purtroppo nera, via San Girolamo: una macchina finita sul fosso laterale alla carreggiata e l’investimento di un pedone ricoverato in ospedale e ancora in gravi condizioni. Via San Girolamo collega Ponte San Giovanni a Perugia e in questi ultimi tempi è ancora più transitata per i problemi di viabilità sulla superstrada; è, praticamente, una strada abbandonata a se stessa. Basti pensare che non rientra nella convenzione che il comune ha con GESENU. Un’arteria comunale priva di molti degli elementi che una strada di questa classificazione dovrebbe avere.

Certo fino agli anni ’60 era sterrata, poco più di un viottolo, pur avendo una storia: era il tracciato da Perugia ad Assisi percorso da San Francesco. Ma l’asfalto non ha tenuto conto delle caratteristiche che avrebbe dovuto avere l’arteria o almeno queste si sono perse negli anni. Una “strada”(comunale, provinciale, statale), ad esempio, dovrebbe avere una pendenza, dal centro della carreggiata ai margini, del 2,5% verso l’esterno. E qui ci dovrebbero essere le banchine, i cigli, i marciapiedi, gli arginelli, i fossi di guardia: opere idrauliche di protezione per “intercettare le acque meteoriche prima che vadano ad interessare il solido stradale”.

Via San Girolamo, quando piove, diventa un vero e proprio torrente, perché, anche se in alcuni tratti i cigli ci sono non hanno però le scanalature (a regola ogni 15/20 metri a seconda della pendenza della strada) per convogliare nel fosso laterale le acque: se il fosso le potesse accogliere, pieno come è di erbacce, di detriti, rifiuti, di cespugli, di rami caduti. Inoltre dove i sono stati rifatti i marciapiedi in cemento e i chiusini grigliati sono ingombri di rami e di foglie caduti soprattutto da una vegetazione di olmi malati e cadenti che incombono sulla carreggiata e a cui nessuno dedica cura, manutenzione e importanza. L’unico tratto a salire, sulla destra dopo il cimitero degli Ebrei, curato con la costruzione di un marciapiede e di un artistico ed efficiente muro di contenimento , si deve all’impegno di un privato, ancora in attesa che il comune prenda, gratuitamente, in carico un’opera costata decine di migliaia di euro.

Gli abitanti di Ponte San Giovanni, i più abituali e costanti utilizzatori di via San Girolamo, tirano un sospiro di sollievo ogni volta che giungono a Perugia e ritornano a Ponte San Giovanni, per non aver avuto problemi e senza che sul tettino della propria auto sia caduto un ramo o un albero dei molti che si protendono minacciosi sopra la carreggiata. Da anni reclamano una cura più assidua per una delle arterie storiche più transitate per raggiungere la città di Perugia: capoluogo di Regione e meta di un turismo culturale che ha a cuore e stima anche i capolavori della natura e vorrebbe apprezzare e stimare anche una viabilità in ordine e più sicura.

Tutto ciò anche per il bene dell’Amministrazione comunale, titolare della viabilità del territorio e quindi responsabile, civilmente e penalmente, di eventuali danni subiti da cittadini, automobilisti, pedoni, motociclisti e ciclisti, attribuibili a una cattiva costruzione o manutenzione delle strade. Il suggerimento o la richiesta più volte avanzata era quella di esaminare la possibilità di allargare la carreggiata coprendo i fossi laterali con la messa in opera di adeguate tubature in cemento e di chiusini e griglie per il deflusso delle acque.

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