Interreg III C Pagus: un progetto innovativo rimasto nel cassetto

Progetto europeo per migliorare l'accessibilità di Perugia

Perugia e i suoi progetti innovativi rimasti nel cassetto.

di Simona Cortona

Dieci anni fa il progetto europeo Interreg III C Pagus (di cui la Regione Umbria ne era capofila e il Comune di Perugia partner insieme alla Spagna con la Xunta de Galicia, il Portogallo con  l’Associaçao Municipios AMAVE, la Grecia con l’Est Makedonia/Thrace e Malta con la Valletta) si proponeva di sviluppare strategie e strumenti comuni per il recupero, la riqualificazione, la gestione e lo sviluppo sostenibile dei centri storici attraverso diverse categorie di azioni integrate tra loro.

 Grazie al progetto Interreg III C Pagus si voleva agevolare la permanenza dei residenti migliorando gli elevati standard abitativi, le strutture commerciali e produttive, i servizi turistici, coinvolgere tutti gli attori e le autorità impegnati nei principali settori dello sviluppo urbano (ristrutturazione edilizia, trasporti e mobilità, uso di sistemi di informazione multimediali), identificare nuove capacità e competenze professionali, sia pubbliche che private, nella politica e nei programmi di sviluppo integrato urbano nonché nei progetti plurisettoriali, sviluppare progetti per dotare le aree storiche di sistemi avanzati di comunicazione per l’utilizzo in tempo reale delle informazioni, dei servizi e delle reti telematiche. 

Progetto ambizioso in cui il Comune di Perugia e l’assessore Antonello Chianella  (Assessorato alla mobilità e ai centri storici)  investirono molto in termini di ideazione, progettazione, collaborazioni con giovani professionisti.  Un progetto forse troppo innovativo per una città ancora chiusa in sé ma che sentiva l’esigenza di confrontarsi con altre realtà europee afflitte dalle stesse problematiche.   

All’epoca l’Unità Operativa Centri Storici del Comune di Perugia, diretta dall’Architetto Sergio Asfalti, fu chiamata dalla Regione Umbria per partecipare al progetto Interreg III C Pagus nella componente 4C Museo Virtuale.

L’obiettivo principale della componente era la valorizzazione del patrimonio architettonico-culturale e, con esso, l’amplificazione della diffusione dell’immagine delle città-partner attraverso la creazione di un sistema integrato di comunicazione che, grazie alle nuove tecnologie, promuoveva e favoriva l’accessibilità di persone, mezzi e idee nei centri storici.

In breve, dieci anni fa già si pensava e si progettava una Perugia piu accessibile e connessa, una sorta di smart city quando ancora il termine neanche esisteva.

L’U.O. Centri Storici si avvalse dell’importante professionalità del Prof Paolo Belardi e dei suoi studenti della Sezione Interdisciplinare di Disegno e Architettura del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Perugia. I dipendenti del Comune e il team del Prof. Paolo Belardi composto da Fabio Bianconi, Dario Diarena, Alessia Bonci, Simone Bori, Gina Comodini, Benedetta Papa, Matteo Scoccia, Valeria Menchetelli, Antonio Paoloni, si misero subito al lavoro ed entusiasti  decisero di sviluppare nella componente 4C del progetto Pagus due tematiche strategiche: una legata al miglioramento dell’accessibilità di persone e informazioni in tre punti strategici della città e l’altra una ricostruzione storica con tecniche informatiche modernissime per l’epoca (video 3D) di un bene storico e architettonico simbolo di Perugia.

Ed ecco allora l’ideazione di tre Musei virtuali ubicati in nodi strategici della città (piazzale Umbria Jazz, piazza Vittorio Veneto, piazza dei Partigiani) capaci di dare informazioni sui servizi che il centro storico offriva e un “sistema informativo multimediale”, volto a favorire l’approfondimento culturale concentrato sulla trasformazione che il Colle Landone e la Rocca Paolina avevano subito dal XVI secolo ad oggi.

 

 

I 3 Musei virtuali 

Furono ideati da giovani architetti dell’Università di Perugia facenti parte del team del Prof Paolo Belardi: Benno Albrech, Giovanni Vaccarini e Cherubino Gambardella che progettarono tre architetture all’avanguardia posizionate in  zone strategiche della città: Piazza Umbria Jazz, Piazza Vittorio Veneto e Piazza Partigiani. Punti periferici ma nodali che si configuravano come vere e proprie porte d’accesso al centro storico.   Le tre progettazioni svolgevano la duplice funzione di “segnale urbano” e di info point essendo progettati come “porta virtuale” adattabile al contesto ambientale e ideati in funzione delle caratteristiche dell’area.  Oggi li chiameremmo “luoghi multinformativi” per città digitali, nuovi modi di informare attraverso un sistema di video-comunicazione innovativa, network interattivi dislocati nei punti di maggiore passaggio delle città.  O ancora “luoghi digitali” che consentono agli utenti di ricercare ed ottenere informazioni per conoscere e muoversi in città attraverso sistemi touch posizionati e localizzati nei punti di maggior traffico pedonale delle stesse. 

Natura urbana” di Benno Albrecht su Piazza Vittorio Veneto: strutture multimediali realizzate in telai meccanici rivestiti da reti con specie vegetali ciclicamente mutevoli collocati in una piazza di Fontivegge riprogettata con superfici carrabili permeabili,  facciate e tetti verdi.

Ombrell@point” di Giovanni Vaccarini per piazza Partigiani: metafora dell’ombrello che protegge dalle intemperie, ma anche oggetto temporaneo, dal carattere provvisorio e mobile, costruito con elementi leggeri sostenuti da una struttura metallica in membrana EFTE riciclabile al 100%, che modificano le proprie trasparenze in funzione dell’irraggiamento con relativi effetti scenografici.

 

“Cavità etrusca” per Piazza Umbria Jazz, dell’architetto Cherubino Gambardella: uno schermo informativo per Perugia, ma anche una piazza telematica, uno spazio dove le persone potessero ricevere informazioni, sostare, collegarsi a internet, telefonare, inviare fax, avere notizie su alberghi, musei, istituzioni. 

Ai tre progetti si aggiungeva un database che connetteva i tre luoghi interattivi e contemporaneamente sperimentava l’idea di città interattiva, una città virtuale capace di fornire le informazioni necessarie alla conoscenza del patrimonio locale.

Peccato scoprire oggi che questo treno per l’innovazione  non ha fatto fermate in città.  Del progetto Interreg III C Pagus resta oggi solo una pubblicazione dal titolo “Tre musei virtuali per la città del terzo millennio”, il ricordo di una bellissima mostra conoscitiva alla Rocca Paolina con grandi aspettative e una iniziativa culturale sostenuta dalla Unione Europea che non avuto gambe e forza per diventare realtà. Forse anche per questo non riusciamo a scrollarci di dosso l’appellativo di piccola provincia del centro Italia.

Interreg III C Pagus

Progetto Interreg IIIC Pagus

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