OMICIDIO VIA RICCI, GOCCIA DI SANGUE DI MENENTI SENIOR

Valerio e Riccardo Menenti

menentiVALERIOeRICCARDO(UJ.com3.0) PERUGIA – Il killer ha lasciato la sua impronta genetica sulla pistola. La traccia di sangue è mista: ci sono il dna di Alessandro Polizzi (in quota maggioritaria) e quello di Riccardo Menenti, sembra identificato anche grazie all’aplotipo Y. Lo riporta il quotidiano Il Messaggero sul sito web. Le risposte dei laboratori della polizia scientifica di Roma non sono ancora ufficiali, ma rappresentano un indizio importante per ipotizzare – come sostengono gli inquirenti – che Riccardo Menenti era sulla scena del crimine. E’ stata la pistola e una goccia di sangue repertata sulle scale del condominio, a fornire l’elemento più forte agli inquirenti. Riccardo, “l’esecutore materiale”, come detto e il figlio Valerio, “il mandante”. Valerio però ha un’alibi per quella notte: era in ospedale e, intorno alle 3 gli infermieri dicono che era nel suo letto, anche se prima era uscito alcune volte, una per fumare. L’altra, come testimoniano le telecamere del Santa Maria della Misericordia, per incontrare il padre, seppur per pochi istanti e in una zona nascosta.

Il sangue di riccardo Menenti potrebbe provenire dalla ferita lacero-contusa alla fronte (fotografata il giorno dopo l’omicidio e agli atti dell’inchiesta) oppure da quella alla mano. La traccia sulla pistola – una vecchia calibro 9 modello 34 -, potrebbe essere la conseguenza della colluttazione, seppur breve, di Alessandro (ferito a morte dal colpo esploso dalla pistola) e l’aggressore. Ora c’è attesa anche per conoscere gli accertamenti sul furgone bianco sequestrato ai Menenti, lo stesso modello ripreso dalle telecamere dell’Anas e di una stazione di servizio che proprio alle 3.19 (quattro minuti dopo l’omicidio) imbocca la superstrada e corre veloce verso Todi. Proprio nel casale di Frontignano dove Menenti dice di aver dormito tutta la notte insieme alla moglie mentre in via Ricci andava in scena un massacro.

Ma non è solo il sangue a incastrare Menenti. Non sarebbe solo il dna o la pistola. Adesso arriva anche quella scatola vuota. La scatola di un sottocasco da motociclista che il killer potrebbe aver usato come passamontagna. Gli investigatori l’hanno trovata accanto al caminetto del casolare di Frontignano di Todi. Lo stesso caminetto che i poliziotti hanno trovato con i carboni troppo vivi per essere stato acceso prima di andare a letto in un orario ritenuto normale. Potrebbe essere quel sottocasco il passamontagna che chiude il vestiario del presunto killer, dopo la felpa e i pantaloni scuri e gli stivali a punta. La richiesta di Riesame è stata depositata ieri e gli avvocati attendono che venga fissata l’udienza, per ribadire l’estraneità dei Menenti dall’omicidio, mentre gli inquirenti sono pronti ad aggiungere mattoni al muro delle loro accuse.

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