Omicidio Rosi, confermate le pene, tre ergastoli alle belve, 20 anni al basista

Omicidio Rosi, cassazione conferma condanne, tre ergastoli

luca-rosiTre ergastoli e una condanna a vent’anni per il basista. La richiesta del sostituto procuratore generale, Giuliano Mignini, di confermare la sentenza di primo grado per i presunti responsabili dell’omicidio di Luca Rosi, è stata accolta. Il giovane Rosi fu ucciso nella casa dei genitori a Ramazzano il 2 marzo 2012, nel corso di una rapina. Ad uccidere, secondo quanto emerso dalle indagini e secondo la sentenza, sono stati Iulian Ghiorghita, Ariel Rosu e Dorel Gheorghita, i componenti del gruppo che doveva ripulire quell’ abitazione di campagna, ma che ha finto per uccidere a colpi di pistola e calci il giovane bancario. Catalin Simionescu, condannato a 20 anni, è accusato di aver indirizzato i tre fino alla casa dei Rosi e di aver fatto da autista per una rapina avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 febbraio sempre del 2012, rapina nella quale una donna, la madre della compagna del proprietario di casa, venne violentata. A quel colpo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avevano preso parte Ghiorghita e Rosu che si erano impossessati della pistola con la quale poi Luca Rosi, neanche un mese dopo, venne ucciso. Il giudice per le udienze preliminari aveva disposto anche un risarcimento, in via provvisionale, di 400mila euro per Bruno e Ilvana Rosi, i genitori del bancario, per la sorella Maria Grazia e il cognato Luigi, di 150mila euro per il loro figlio, che era presente alla rapina, 300mila euro per Mery, la compagna di Luca (sono assistiti dagli avvocati Luciano Ghirga, Valeriano Tascini e Silvia Egidi). Cinquantamila euro di risarcimento per il Comune di Perugia e per le vittime della altre rapine, la famiglia Papa (Pietramelina) e Zandonai (Casa del Diavolo), il tentativo compiuto a Torgiano, che secondo l’accusa è stato portato avanti dal solo Ghiorghita. Luca Ros, secondo quanto ricostruito, venne ferito a colpi di pistola e poi picchiato ripetutamente dopo un tentativo di reazione ai rapinatori. Dopo il primo colpo che lo aveva raggiunto all’addome, il 38enne era fuggito, cercando riparo nella stanza. Lì era stato raggiunto e ferito ancora con colpi di pistola e calci. I banditi avevano cercato soldi e preziosi, ma la ricerca non li aveva soddisfatti.

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