Omicidio Presta, Rosi resta in carcere

E' il risultato dell'esame del dna eseguito sul bambino di Raffaella Presta, 6 anni, attraverso un campione salivare

Omicidio Presta, per i periti Rosi può rimanere in carcere

Omicidio Presta, Francesco Rosi resta in carcere

Francesco Rosi l’agente immobiliare, arrestato per aver ucciso la moglie Raffaella Presta con due colpi di fucile, resta in carcere. Il suo legale aveva chiesto che gli venissero concessi gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I giudici del tribunale del riesame, Narducci, Semeraro e Verola hanno rigettato l’istanza: nei prossimi giorni sono attese le motivazioni. Il suo legale, l’avvocato Luca Maori, aveva sostenuto dinanzi ai giudici del riesame che non sussistevano gli estremi per il pericolo di reiterazione del reato.

Sono elementi (che scegliamo di non approfondire, per evitare che le persone coinvolte paghino un prezzo ancor più doloroso per la tragica vicenda che ha già sconvolto le loro vite), con cui la difesa di Francesco Rosi si è presentata, ieri pomeriggio (15 dicembre) pomeriggio nell’aula del Tribunale del riesame di Perugia per chiedere la scarcerazione dell’assassino dell’avvocato 40enne Raffaella Presta

L’obiettivo del suo gesto era solo e unicamente Raffaella e non avrebbe potuto punire anche l’amante della donna. Francesco Rosi ha incontrato l’avvocato Maori mercoledì mattina a Capanne e gli ha detto che non sa se è in grado di resistere al carcere. L’uomo è in isolamento guardato a vista da agenti della penitenziaria che ogni quattro ore si danno il cambio.

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