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Omicidio Fezzuoglio: ergastolo per Arzu e Pala

SentenzaProcessoOmicidioFezuoglio-5419(UJ.com3.0) PERUGIA – Arzu e Pala sono stati condannati! Ergastolo e isolamento diurno per diciotto mesi. E’ questa la sentenza e la pena per l’uccisione di Donato Fezzuoglio stabilita dalla Corte d’Assise di Perugia presieduta da Daniele Cenci. Una sentenza che è arrivata soltanto alle 3 di notte dopo una lunghissima camera di consiglio. In aula c’era soltanto Raffaele Arzu che ha ascoltato la lettura del dispositivo seduto in mezzo ai suoi avvocati. Presenti, oltre ad una rappresentanza dell’Arma dei carabinieri e al sindaco di Umbertide Marco Locchi, la moglie e i famigliari del carabiniere che si sono sciolti in lacrime dopo la condanna. Al termine della lettura la moglie ha abbracciato a lungo il pm Antonella Duchini, che ha coordinato le indagini.

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La Corte ha stabilito, in attesa del processo in sede civile,una provvisionale di un milione di euro in favore della moglie di Fezzuoglio, Manuela Becchetti e del figlio del carabiniere. Risarcimenti anche per gli altri familiari, per il Comune di Umbertide (10mila euro), per il ministero «della Difesa e il ministero dell’Interno.

«Nessuna sentenza può cancellare il dolore per la perdita di Donato – ha detto l’avvocato della vedova Fezzuoglio, Giancarlo Viti – ma quanto deciso dalla Corte non solo fa giustizia ma certifica il buon lavoro che hanno fatto i colleghi di Donato durante le indagini e i pubblici ministri nel dibattimento».

«E’ una sentenza che rispecchia le richieste dei pubblici ministeri – ha commentato il sindaco di Umbertide, Marco Locchi – e che ci soddisfa in pieno».

L’udienza preliminare per l’indagine sull’omicidio di Fezzuoglio, svoltasi nel giugno 2011, si concluse con il rinvio a giudizio di Pietro Pala e Raffaele Arzu (già inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, prima del suo arresto avvenuto l’8 dicembre 2009) e il non luogo a procedere nei confronti di Pietro Roberto Fragata e Fabrizio De Montis. Da alcune intercettazioni ambientali nell’auto di Pala, emerse che questi fu stato l’esecutore materiale dell’uccisione. Il processo contro Arzu e Pala per l’omicidio di Fezzuoglio era cominciato nel marzo 2012. La sentenza è stata pronunciata la notte tra l’11 e il 12 maggio 2013 dopo un processo lungo e complesso che ha visto darsi battaglia per due anni procura e difese, dopo la riapertura del caso da parte della Duchini che, dopo la rapina al Pam di San Marco (per cui entrambi gli imputati sono in carcere a Capanne), era convinta di poter dare una spiegazione anche all’omicidio del carabiniere Fezzuoglio.

Per due anni, la Corte d’assise, presieduta dal giudice Daniele Cenci (a latere Giuseppe Noviello) hanno ascoltato testimonianze, a volte discordanti, e sentito parlare di alibi (Pala ha sempre detto di essere al lavoro lontano almeno 40 chilometri da Umbertide, mentre Arzu era latitante) e di dna. Tra le testimonianze, anche quella di Enrico Monti, il collega di Fezzuoglio colpito da un proiettile ma per fortuna salvo.

Due anni di udienze che hanno reso difficile la decisione di giudici e giurati, chiusi in camera di consiglio dalle 10 del mattino fino alle tre di notte.

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L’OMICIDIO DI DONATO FEZZUOGLIO

Il 30 gennaio 2006 quattro rapinatori armati facevano irruzione nella filiale di Umbertide del Monte dei Paschi di Siena, sfondando una delle vetrine dell’istituto di credito con un’auto-ariete.

Allertati dal Nucleo Radiomobile di Città di Castello, Fezzuoglio ed un collega si portarono sul luogo dell’evento, dove ingaggiarono con i rapinatori un violento conflitto a fuoco. I due militari tentarono di interrompere la rapina adottando le precauzioni necessarie per evitare il coinvolgimento di passanti, mentre i rapinatori reagirono con un intenso fuoco di pistole e armi automatiche, tra cui almeno un fucile d’assalto AK-47 Kalashnikov. Fezzuoglio, riparatosi dietro allo sportello dell’automobile, fece appena in tempo ad esplodere sei colpi, prima di cadere a terra colpito a morte da un colpo fatale alla schiena. Lasciava la giovane moglie venticinquenne ed un figlio di appena sei mesi. Una sorte migliore toccò al suo collega, l’appuntato Enrico Monti, che rimase ferito in modo non grave alla schiena. I rapinatori riuscirono a fuggire, fermando un’automobile che si trovava a passare in quel momento e sparando alle gambe a due persone.

 

 

 

 

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