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OMICIDIO DI MARSCIANO: IL RITRATTO DI CRISTOFARI, LE TESTIMONIANZE

Omicidio Marsciano ritrovato cadavere(umbriajournal.com) MARSCIANO – “Tanto li ammazzerò tutti e due”! E’ quanto diceva spesso Francesco Cristofari da qualche mese, anche in presenza di testimoni. Le sue parole si riferivano sia alla moglie, che a Roberto Burnelli. Non si dava pace, non sopportava di essere lasciato dalla moglie e quindi piuttosto che arrendersi, decide di compiere l’insano gesto.

Silenzio e rabbia, disperazione e dolore, per il dramma successo nella frazione marscianese. “E’ una tragedia annunciata, è inutile girarci intorno”, sussurra con gli occhi arrossati dalle lacrime un amico di Roberto. A Cerro, dove tutti si conoscono e dove tutti si aiutano, tutti hanno la stessa rabbia perché non si capacitano del fatto che un uomo accecato da una gelosia morbosa e ingiustificata abbia potuto uccidere senza pietà un padre di famiglia, un lavoratore instancabile. A rimetterci la vita è stato un uomo, “colpevole” soltanto di essere il datore di lavoro della moglie, Mariles Cueto, ormai ex, visto che erano in corso le pratiche di separazione. Non a caso la moglie si era trasferita da sola in una casa del capoluogo dallo scorso febbraio. Forse il bersaglio principale dell’assassino era proprio lei. Ma la prima persona che Cristofari ha incontrato è stato il povero Roberto, il quale probabilmente non si è neanche reso conto di quello che stava accadendo.

“Dopo tutte le denunce che c’erano state – confessa la cugina della vittima – una persona del genere non doveva essere libera di fare quello che ha fatto. Ma che giustizia è questa? Come si fa ad accettare di vedere un uomo grande e forte ridotto in quelle condizioni? Roberto è stato ammazzato come un cane, questa è la verità. Ora arriverà la giustizia, ma sarà troppo tardi. Arrivano sempre troppo tardi, quando è successo l’irreparabile e quando degli innocenti hanno pagato con la vita. Nessuno lo potrà restituire alla sua famiglia, agli amici e alle tantissime persone che lo stimavano”.

Chi era Francesco Cristofari: chi lo conosce stenta a fare riferimento a una persona con comportamenti normali. Si dice che avesse collezionato anche alcune denunce. Ha fatto diversi mestieri. Per anni aveva lavorato come muratore. Ora si era adattato anche a fare lo spazzacamino. Era conosciuto come giocatore di biliardo e praticava il lancio del ruzzolone. Era nato tra le colline di Gaglietole, verso Saragano. La casa, ora disabitata, è quella dove ieri mattina i carabinieri hanno ritrovato il “Fiorino” col quale Cristofari è scappato dopo aver massacrato Roberto Burnelli. Dell’abbandono da parte della moglie non si dava pace. Tra le tante storie sentite ieri c’è anche quella di un giovane che sarebbe stato affrontato da Cristofari qualche mese fa al rientro nel capannone di Burnelli. Probabilmente lo aveva scambiato per Roberto. Con il ragazzo, di ritorno da un mercato dove andava a vendere la verdura e la frutta, c’era anche Mariles Cueto. Quando Cristofari si è reso conto che l’uomo non era Roberto si è limitato a offese e minacce alla moglie. Ma non è questo l’unico episodio minaccioso che l’uomo ha messo in atto nei confronti della moglie. E, secondo molti, non erano minacce campate in aria. Conoscendolo, dicono, era certo che avrebbe tentato di mettere in pratica i suoi propositi. Si poteva prevenire questo terribile scempio? In che modo? Tutte domande che ora non hanno più senso. Soprattutto per il buon Roberto, per la sua famiglia e per tutti quelli che gli volevano bene.

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