Nuova aggressione nel carcere di Capanne a Perugia, altro poliziotto ferito

il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici

Poliziotto si suicida nel carcere di Capanne a Perugia, notizia del Sappe

Resta alta tensione nel carcere di Perugia, già al centro delle cronache per la violenta aggressione di un detenuto fondamentalista islamico a un poliziotto penitenziario. Giovedì sera si è infatti verificata un’altra grave aggressione, con un altro poliziotto ferito. Protagonista un detenuto straniero, di nazionalità marocchina. La denuncia è del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Fabrizio BONINO, segretario regionale SAPPE dell’Umbria: “Mi sembra del tutto evidente che la situazione penitenziaria umbra è costantemente ad alta tensione. Abbiano espresso, come primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, la nostra solidarietà ai colleghi poliziotti feriti, ma questo non può bastare. Servono adeguate sanzioni a chi si rende responsabile di violenza contro appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Servono provvedimenti concreti che garantiscano sicurezza alle strutture detentive e ai poliziotti stessi. Ogni giorno contiamo eventi critici nelle carceri regionali: basta! Il SAPPE rappresenterà in ogni sede istituzionale e politica l’ira e le urla di rabbia di chi ogni giorno rischia di essere aggredito e ferito, come i colleghi di Perugia, perché rappresenta lo Stato nella prima linea delle sezioni detentive, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. E’ sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri dell’Umbria”.

Da Roma, il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri. “’E’ sintomatico”, spiega il leader nazionale dei Baschi Azzurri, “che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere oltre 18mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia’.

Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione”.

Capece evidenzia infine come anche i gravi eventi critici accaduti nel carcere di Perugia siano “sintomatici del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione”.

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