Non è Reykjavik, ma i geyser ci sono lo stesso, a Ponte San Giovanni

La foto ovviamente non rende il borbottìo del cestello del tombino

Non è Reykjavik, ma i geysergeysers ci sono lo stesso, a Ponte San Giovanni

Non è Reykjavik, ma i geyser ci sono lo stesso, a Ponte San Giovanni da Gino Goti – Potrebbe essere una strada di Reykjavik in Islanda con il getto di un geyser di acqua bollente, invece siamo nella centralissima via Manzoni di Ponte San Giovanni dove è stato immortalato questo getto di acqua proveniente da un tombino durante uno degli ultimi temporali di fine estate. La foto ovviamente non rende il borbottìo del cestello del tombino nel suo salire e scendere a sbattere contro il telaio del pozzetto, ma rende la forza dell’acqua e, forse, la difficoltà di essere acquisita e incanalata verso il Tevere. Forse una migliore e più costante manutenzione dei tombini potrebbe evitare questi disagi dovuti anche alle scarse dimensioni (22,5 centimetri quadrati) della loro superficie di raccolta.


I geyser sono una manifestazione del vulcanismo secondario, che si ottiene quando è presente una caratteristica struttura a sifone. In essa ci sono rocce permeabili, nelle quali circola l’acqua, dirette prima verso il basso e poi verso l’alto, circondate da rocce impermeabili, e nelle vicinanze è poi posta una camera magmatica. L’acqua entra nella struttura a sifone ed è riscaldata a causa della vicina camera magmatica, ma la profondità e la conseguente pressione litostatica impediscono che essa diventi vapore. In seguito risale in superficie e, con una pressione minore, l’acqua e il vapore sono liberi di esplodere in getti periodici. Il periodo è dovuto proprio al tempo necessario affinché il sifone si riempia.

I geyser sono abbastanza rari in quanto richiedono una combinazione di caratteri geologici e climatici che esistono solo in poche aree. Ci sono sette zone nelle quali si trovano molti geyser:

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