Morte sub, il racconto del sopravvissuto: “Doveva essere immersione allegra”

sub morti

PERUGIA – “Doveva essere un”immersione “allegra, ricreativa, priva di rischi”. Un gruppo di una decina di persone, tutte dotate di brevetto, divise come prassi a coppie. A diverse profondita” ma nella stessa area. Tutti con la propria attrezzatura ma con le bombole noleggiate dal diving di Talamone. “Io – ha spiegato il sub sopravvissuto alla tragedia delle isole Formiche – ero con un neo brevettato. Dopo dieci-15 minuti Giaimo ha segnalato di avere un problema fisico e il suo gruppo ha cosi” cominciato una risalita di emergenza, piu” veloce del normale ma sempre in assoluta sicurezza”. L”istruttore ha proseguito ancora per qualche minuto la sua immersione e una volta tornato in superficie si e” reso conto del grave problema di Giaimo (mentre le altre due vittime erano su un”altra imbarcazione).

“Gli ho praticato – spiega ancora – la rianimazione per diverse decine di minuti, poi mi sono sentito male e mi hanno portato in ospedale. Non sono comunque stato in camera iperbarica e il problema non ha avuto niente a che vedere con l”immersione”. Al Thalassa oggi hanno sottolineato che tutti i sub morti erano “allenati oltreche” esperti”. “Anche Gianluca Trevani ed Enrico Cioli – hanno aggiunto i responsabili del club – erano stati da poco in vacanza in Egitto e a Malta. Avevano fatto molte immersioni. E quella di ieri – hanno concluso – doveva essere solo un”uscita ricreativa”.

E’ Marco Barbacci, uno del gruppo di sub umbri partecipanti all’immersione, a fornire qualche elemento certo nella ricostruzione di quanto accaduto domenica 10 agosto. Il gruppo di umbri era composto da 6 persone – spiega Barbacci, dimesso nella mattinata di lunedì dall’ospedale di Grosseto (“niente camera iperbarica, come invece è stato scritto” sottolinea) – ed era aggregato ad altre persone uscite con la stessa imbarcazione dello stesso diving, il tredici metri Emery Island dell’Abc sub Diving club di Talamone. “Noi ci siamo immersi a due a due – spega Barbacci – a una trentina di metri di profondità; io con un altro ragazzo, Fabio Giaimo con Fabio Tancetti, Enrico Cioli con Gianluca Trevani”. Barbacci spiega di non essersi reso conto di quanto stesse accadendo agli altri, sa che quando è risalito in superficie ha trovato sulla barca un gran marasma, compagni esanimi, ha approntato manovre di rianimazione, ha tentato di rianimare Giaimo, ma la stanchezza ha preso il sopravvento ed è solo lì che ha accusato un malore, ma è stato un collasso dovuto alla concitazione del momento unita alla stanchezza dell’immersione.

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