Morte sub, procura di Grosseto apre inchiesta

GROSSETO – L’allarme è arrivato alla sala operativa della Guardia costiera di Porto Santo Stefano intorno a mezzogiorno. In un’imbarcazione salpata con un gruppo di subacquei in gita c’erano delle difficoltà. Quando i soccorsi sono arrivati, purtroppo, per tre di loro non c’era più nulla da fare.

La Procura ha ricostruito la vicenda. Due sarebbero le ipotesi. La prima è quella che il medico Fabio Giaimo, il più anziano del gruppo avrebbe cominciato a risalire battendosi una mano sul petto. Gli investigatori ipotizzano che avesse voluto indicare che si stava sentendo male o che aveva finito l’aria e che, a quel punto, gli amici, per soccorrerlo, o forse presi dal panico, avrebbero cercato di riemergere troppo velocemente.

Questo è un errore fatate per un sub che porta a embolie o rottura dei polmoni. Per evitare la malattia embolica, un subacqueo deve risalire lentamente, osservando una velocità di sicurezza di 9/10 metri al minuto e seguendo una tabella di pause che tiene conto delle profondità raggiunte e del tempo trascorso.

“L’emersione rapida può avvenire però per vari motivi – spiega Luca Revelli, chirurgo endocrino del Policlinico Gemelli di Roma-: forse perché non si ha aria a sufficienza per rispettare le pause di decompressione, oppure perché si sta soccorrendo un compagno di immersione o magari si è in difficoltà.

Il risultato è appunto la malattia embolica che può manifestarsi in vari modi: cutanea, linfatica, articolare e, nella sua forma più grave, polmonare. Nei primi tre casi, molto comuni tra i sub, basta quasi sempre una somministrazione di ossigeno ‘normobaricò.

Nel caso più grave è necessaria la camera iperbarica che serve a riportare il sub alla pressione maggiore che ha subito per consentirgli di effettuare tutte le tappe di decompressione necessarie”.

Resta però aperta una seconda ipotesi, come quella di bombole difettose, magari caricate in un ambiente malsano o con miscele sbagliate. L’ipotesi più accreditata, come già detto, è proprio quella della fatalità e della catena mortale per aiutare l’amico in difficoltà, ma il fatto che i quattro corpi, compreso Marco Barbacci, istruttore del Thalassa club di Perugia, siano riemersi in luoghi distanti fa ampliare le indagini all’ipotesi dell’attrezzatura difettosa.

La procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta ma al momento non ci sono ipotesi di reato: l’attrezzatura è stata sequestrata e per oggi sono previste le autopsie dei tre perugini.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*