Morte in via Fiorenzo di Lorenzo, interviene il Club la Pallotta di Perugia

Giampiero Tamburi, Impianti sportivi comunali
gianpiero TAMBURI

da Giampiero Tamburi
Club La Pallotta
PERUGIA – Una volta finito l’effetto mediatico, misto di interesse, curiosità, rabbia, compassione e forse anche, in qualche caso, di curiosità, resta in tutta la sua drammaticità la situazione in se per se piena di tutte quelle incognite e quei dubbi se, nell’affrontare queste tematiche, facciamo la cosa giusta al momento giusto o se si potrebbe fare di più. Non è il primo episodio e neanche sarà l’ultimo che dovremo vedere e subire nella nostra città. Un personaggio conosciuto, un personaggio che, più volte allontanato, ha avuto la possibilità, ogni volta di tornare e procurare dei danni alla società fino a rimanere lui stesso, vittima dei propri errori. Anche se da un punto di vista umano può suscitare compassione per una vita stroncata, bisogna in ogni modo chiedersi perché ciò sia potuto e possa, ancora succedere. Dov’è l’errore, se pure inconsapevole, che permette queste tragedie? Si sta facendo tutto il possibile per poterlo evitare?
Non basta solo conoscere, schedare gli assuntori e poi dargli in foglio di via o accompagnarli in qualche centro di accoglienza fermandosi li, oppure cogliere sul fatto uno spacciatore, processarlo condannarlo e dopo un breve periodo di detenzione, ritrovarselo in piazza IV Novembre, in via del Macello, alla stazione di Fontivegge o in qualche altra parte della città, a dispensare morte per chi assume e danni gravissimi per la comunità.

Non basta cautelarsi, o cercare di farlo, in questi termini! Per essere efficienti e risolutori in questi frangenti bisognerebbe cominciare a pensare di poter mettere in atto strumenti di prevenzione e di riabilitazione, specialmente per chi è vittima della droga o è sfruttata nella prostituzione. Continuare su la strada intrapresa della emarginazione, perché di questo si tratta, non può portare ad una soluzione del grave problema. Bisognerebbe cambiare atteggiamento e modo di pensare per affrontare radicalmente la questione.

Dare strutture mediche a chi ne ha bisogno per uscire dalla tossicità; dare altresì strutture sociali di accoglienza e di partecipazione a chi vorrebbe ma non riesce ad inserirsi correttamente nella nostra comunità ed invece, nelle condizioni in cui si trova, è terreno fertile per essere agganciato per il mestiere di spacciatore di strada. Coinvolgere, congiuntamente, quei gruppi di persone non italiane che lavorano dignitosamente per il loro benessere e farsi aiutare nel gravoso compito di inserimento degli altri. Questo significa mettere in piedi punti di aggregazione, dormitori dignitosi per la notte dove poterli accogliere e altre strutture necessari allo scopo e, nello stesso tempo, controllarli togliendoli da quei posti indegni anche per un animale.
[box type=”warning” ]In sostanza; investire in questo impegno concreto ed in danaro è il modo più giusto ed efficiente per averne un ritorno in sicurezza, benessere e dignità per loro e, contemporaneamente, per noi tutti.[/box] [divider]

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