Muoiono pesci a Bevagna, disastro aggravato e stato di calamità

La moria di pesci dei giorni scorsi, sul Teverone e sul Timia, è una catastrofe ambientale annunciata

Muoiono pesci a Bevagna, disastro aggravato e stato di calamità

Muoiono pesci a Bevagna, disastro aggravato e stato di calamità

dal Comitato per la Difesa dell’Acqua e dell’Aria di Bevagna
All’ Assessore Regionale Fernanda Cecchini chiediamo di decretare lo stato di calamità ambientale – Al Prefetto dell’Umbria chiediamo  il cambio di titolarità del fascicolo in disastro ambientale aggravato. La moria di pesci dei giorni scorsi, sul Teverone e sul Timia, è una catastrofe ambientale annunciata, come le altri precedenti, d’altronde. Non siamo veggenti, ma è la conoscenza vera della situazione dei fiumi della Valle Umbra Sud che ce lo consente, a dispetto di chi dice che siamo semplici avventurieri.

Sono diversi giorni che lamentiamo, alle istituzioni di vigilanza, una situazione dei fiumi di Bevagna penosa, per non dire apocalittica. Tutti i giorni, ultimamente, arrivano acque rosse, verdi, color caramello, dense, schifosamente oleastre e maleodoranti. La presenza ingombrante poi di mucillagini, alghe e vegetazione acquatica, su tutti i rami del Teverone e del Timia, indicano un livello di eutrofizzazione dell’acqua altissimo e pericoloso, che ha di certo modificato l’equilibrio ecologico dei fiumi e con esso la scomparsa per larghi tratti dell’ossigeno disciolto nell’acqua, per colpa della presenza di un altissimo livello di sostanze inquinanti, siano essi fertilizzanti agricoli, detersivi industriali, reflui zootecnici o residui di lavorazione chimica.

Quindi le istituzioni preposte a verificare le cause di questo ennesimo disastro non vengano più a raccontarci la barzellettadella mancanza occasionale di ossigeno, dovuta a mutamenti naturali della flora acquatica o a qualche intervento estemporaneo non verificabile. La gente di Bevagna è stremata fino alla nausea di queste cialtronerie, non accetterà altre menzogne ed è disposta a tutto, pur di salvaguardare la propria economia e la propria salute. Per intenderci l’80% delle abitazioni lungo le sponde dei fiumi e dei fossi di Bevagna, che quindi adopera o adoperava l’acqua dei fiumi per irrigare, ha avuto almeno un caso di tumore tra i propri familiari negli ultimi tre anni, qualche famiglia è arrivata a tre o quattro casi. E non si venga a dire che vogliamo procurare un allarme sociale, sono anni denunciamo questo stato e la situazione si è sempre aggravata; qualcuno confuterà il dato ma siamo pronti a confrontarci duramente.

Per la prima volta, il giorno dopo, le carte documentali di questo disastro sono sul tavolo del Prefetto dell’Umbria, che ha intimato l’avvio repentino di indagini. Ora reputiamo indispensabile che queste carte siano integrate nel fascicolo aperto presso la Magistratura di Spoleto per disastro ambientale mutandone e che la titolarità di quel fascicolo venga convertita in disastro ambientale aggravato. Questa volta ci aspettiamo che i colpevoli siano puniti pesantemente, secondo le nuove leggi vigenti in materia ambientale.

Inoltre, sono assolutamente evidenti le inadeguatezze della politica locale e regionale che hanno per anni lasciato in costante difficoltà e pericolo il sistema, chiudendo gli occhi di fronte ad un progressivo utilizzo dei fiumi come sistema incontrollato di scarico di scorie di vario genere, fuori dai regolamenti sugli smaltimenti, determinando anche una cultura dell’illegalità oggi estremamente pericolosa e facilmente attaccabile dalle speculazioni.  Non c’è da difendere nessuno in questi casi, nessuno ad ogni modo, nessun uomo e nessun partito, poiché non c’è nessun fondamento politico, nessuna ragione economica e nessun diritto di impresa che possa giustificare uno scempio simile, un omicidio ambientale che determinerà la nostra salute e la nostra vita e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Noi sappiamo perfettamente da dove nasce l’inquinamento dei fiumi di questa valle, lo sanno anche l’Arpa e la Regione Umbria. Possiamo provare a delinearne pubblicamente i confini: andiamo da città e paesi interi non allacciati o parzialmente allacciati ai collettori fognari oppure a pezzi interi di città che scaricano direttamente nei fiumi, più o meno in maniera sotterranea, andiamo dai depuratori, dislocati stranamente su una sola asta fluviale, che hanno problemi con le fognature civili e sono “obbligati” a sversare per non mettere in crisi l’intero apparato depurativo,  andiamo da intere aree industriali, artigianali e commerciali senza fognature e senza sistemi di smaltimento e depurazione, chiedendoci seriamente per quale oscuro motivo sono state autorizzate (per inciso le autorizzazioni sono state vagliate dalle conferenze dei servizi e dai dipartimenti urbanistici di provincia e regione, oltre che dall’urbanistica e i sindaci dei comuni.

Ah! dimenticavamo: più si costruisce e più si fa cassa, un assioma delinquenziale e criminoso che ha messo in ginocchio interi territori), andiamo da allevamenti zootecnici incontrollati (basta passeggiare la sera intorno a questi insediamenti per odorare i tanfi di urina nei fossi e nei canali adiacenti), andiamo da insediamenti artigianali e industriali chimici  o di derivazione chimica che non hanno depuratore, non hanno un sistema di smaltimento controllato, non hanno la ben che minima sicurezza, andiamo dalle case che scaricano direttamente nei fiumi senza fossa biologica, andiamo da quelli più screanzati e delinquenti che si fermano di notte a scaricare nei fiumi intere autobotti di non si sa quale provenienza. Potremmo parlare anche della presenza, sempre minimizzata, di Escherichia colii a proposito di allevamenti e depuratori. Poi potremmo proseguire ancora per altre tre pagine.

Noi non vogliamo la morte economica della Valle Umbra Sud, lo abbiamo ribadito e lo ribadiamo fermamente, ma chiediamo che le parti economiche facciano un balzo nel futuro, prendendosi le proprie responsabilità. Gli scarichi illegali, e i fiumi utilizzati come scorciatoia per evitare gli smaltimenti, sono un danno inestimabile, per oggi e per domani, all’ambiente, all’economia, agli uomini, alle donne e ai bambini di questa valle. Per questo pretendiamo che la politica trovi gli strumenti per aiutare e sostenere con forza le imprese virtuose ed oneste, reprimendo e colpendo duramente, come non mai, i comportamenti illegali.

Siamo assolutamente convinti che solo un azione congiunta, solidale e coordinata della politica amministrativa e delle istituzioni potrà risolvere questo drammatico problema che rischia di divenire un peso sociale ed economico difficile da sopportare.

Stavolta la misura è colma.

Appurato che le amministrazioni locali della Valle Umbra Sud sono assolutamente recalcitranti ad affrontare serenamente e senza autoreferenzialità il problema dell’inquinamento dei fiumi, per motivi che possiamo intuire, e che sono assolutamente ridicoli di fronte alla  portata del problema, e appurato che la palese provenienza dell’inquinamento proviene dai territori che governano, chiediamo ufficialmente all’Assessore Fernanda Cecchini, di convocare urgentemente un tavolo istituzionali con i sindaci della Valle Umbra Sud e metterli di fronte alle proprie gravi responsabilità, di decretare lo stato di disastro e calamità ambientale e di provvedere a verificare la funzionalità degli uffici preposti alla tutela e al controllo del territorio. Non siamo ancora convinti del cambio di tipizzazione del primo tratto del Marroggia. Sia chiarissimo: se questo territorio non è stato svenduto, ci aspettiamo una modifica del Piano di Tutela Regionale delle Acque e una priorità evidente quanto necessaria nel riportare i fiumi della Valle Umbra Sud alla loro storica limpidezza e alla qualità ambientale che gli compete

A proposito: saremo curiosi di sapere come quei sindaci giustificheranno l’utilizzo di quelle acque schifosamente pericolose per irrigare le loro primizie e i loro prodotti di eccellenza decantati in tutto il mondo, alla barba di tutte le medaglie e certificazioni che si appuntano sul petto.

Ci aspettiamo anche che i referenti politici, presidenti, assessori e consiglieri regionali, che sono stati eletti nei nostri territori inizino, senza indugi ed equivoci, a prendere una posizione netta su questa questione. Ci sono state già apprezzabili mozioni ma ci aspettiamo interrogazioni urgenti e un azione politica di supporto importante e continuativa.

Lo faremo anche con i referenti politici nazionali.

Le chiamate del Gabibbo, le fiaccolate e i manifesti a morto, che sono comparsi ieri a Bevagna, sono la comprensibile reazione popolare di chi è estenuato, tradito e frustrato nel vedere il proprio territorio, vocato alla Bellezza, reso alla stregua di una fogna lurida e fatiscente.

Noi dal canto nostro aspetteremo qualche settimana poi prenderemo armi e bagagli e andremo al Ministero dell’Ambiente a Roma, a trovare il Ministro Galletti, depositando sul suo tavolo la documentazione che abbiamo e lo schifo che proviamo per la situazione e per chi non trova il modo per porvi rimedio.

Parallelamente seguiremo personalmente l’iter del fascicolo presso la Magistratura di Spoleto, poi vedremo.

Se qualcuno non l’avesse capito  la sveglia è suonata ed è ora di darsi una mossa. Non accetteremo più nessun bla bla bla.

Comitato per la Difesa dell’Acqua e dell’Aria di Bevagna

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