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Luigi Chiatti torna in libertà nel 2015, uccise Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci

Seicento euro al giorno per "mantenere" Luigi Chiatti in Sardegna
Luigi Chiatti

LUIGIchiatti-Luigi Chiatti, che uccise i bambini Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci, potrebbe uscire dal carcere, per fine pena, nel 2015. L’ex geometra folignate, grazie ai tre anni di indulto, cinque di buona condotta, potrà scontare otto anni in meno ai 30 anni decretati dalla sentenza. A rivelarlo è la trasmissione di Mediaset, “Segreti e delitti”, un nuovo format delle reti berlusconiane. Il cosiddetto “Mostro di Foligno”, ritenuto socialmente pericoloso, non ha ricevuto permessi premio e solo a fine pena la sua posizione potrà essere rivalutata, come, d’altronde, previsto dalla sentenza. Per tre anni, infatti, Luigi Chiatti dovrà trascorrere un periodo di tre anni in una casa di cura e in custodia. Saranno gli esperti, pero’, a stabilire nel 2015 se Chiatti sia o meno ancora un soggetto socialmente pericoloso e la Giustizia a decidere la durata del nuovo dispositivo di sicurezza. Durante la trasmissione Mediaset è stato diffuso l’audio della perizia nella quale di parla della semi infermità mentale di Chiatti. Lapidario il padre di Lorenzo Paolucci, Luciano, che perdona Chiatti perché vittima egli stesso di una infanzia drammatica, ma non perdonerebbe, dice il Giornale dell’Umbria, coloro che lo faranno uscire, se certi del fatto che potrebbe “colpire” ancora.

 

 

[infobox color=”eg. light, green, blue, yellow, red”]…Il 4 Ottobre 1992, Simone Allegretti, un bimbo di 4 anni e mezzo di Casale, un paesino vicino Foligno, scomparve da casa. Venne cercato per giorni, ma senza risultato. Scartata l’ipotesi di un rapimento ai fini dell’estorsione, a causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, si fece strada l’idea che il piccolo fosse rimasto vittima di qualche maniaco. I giornali ipotizzarono immediatamente l’esistenza di un Mostro. Si scoprì in seguito che l’assassino era Luigi Chiatti. In una cabina telefonica di Foligno venne rinvenuto il seguente messaggio, anonimo e senza data, scritto con un normografo su un foglio di carta quadrettata:[/infobox]

 

[infobox color=”eg. light, green, blue, yellow, red”]..l 7 Agosto 1993 scomparve da casa Lorenzo Paolucci, un ragazzo di 13 anni. La nonna dichiarò che il giovane mancava da casa da circa 3 ore. La polizia si mise subito in movimento, vennero organizzate squadre di volontari per esplorare i dintorni. Tra quelle persone figurava anche Luigi Chiatti, (il suo carnefice) un giovane Geometra di 23 anni, al momento disoccupato, che aiutò il nonno della vittima nelle ricerche. Durante il tragitto, il Serial Killer ne approfittò per sbarazzarsi di alcune buste di plastica, all’interno delle quali, in seguito, verranno rinvenuti dei vestiti sporchi di sangue e la foto del piccolo Simone Allegretti, trafugata quattro mesi prima dal cimitero. Il cadavere di Lorenzo venne in breve ritrovato, proprio dal nonno, vicino al ciglio di una strada. Evidenti scie di sangue fresco e tracce di trascinamento del corpo conducevano proprio ad una finestra dell’abitazione di Luigi Chiatti. La polizia fece irruzione in casa: il pavimento del salone sembrava esser stato lavato in maniera grossolana, si intravedevano macchie di sangue; tracce ematiche erano presenti sul muro, su di un davanzale e sul prato davanti l’abitazione. Nella cucina venne trovato un secchio di plastica contenente uno strofinaccio ancora umido e uno spazzolone con il manico di legno. Il tutto venne sequestrato, insieme ad un orologio al quarzo rinvenuto lungo il percorso esterno della casa segnato dalle tracce. Chiatti venne invitato a seguire gli agenti. Quando giunse in caserma, indossava dei jeans che presentavano macchie ed aloni (probabilmente causati da sangue). Tutti i suoi indumenti vennero sequestrati, sulla cute si notavano alcuni segni, in particolare sulla schiena vi erano cinque ferite lineari e parallele. I genitori del piccolo Lorenzo confermarono che l’orologio ritrovato era quello del figlio..[/infobox]

“Aiuto, aiutatemi per favore!! Il 4 Ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora, anche se non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino alla strada che collega Casale e Scopoli. E’ nudo e non ha l’orologio con il cinturino nero e il quadrante bianco. PS: non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti al prossimo omicidio, Il Mostro.”

Era la mezzanotte di Domenica 8 Agosto 1993, quando Luigi Chiatti è crollato confessando l’uccisione di Lorenzo Paolucci anche lui caduto nelle fauci del cosiddetto “Mostro di Foligno”. Anche questo un omicidio senza movente, inspiegabile, truce, eseguito ad appena dieci mesi da quello di Simone Allegretti di quattro anni e mezzo, trovato ucciso a soli settecento metri dalla casa del serial killer il 6 Ottobre dello scorso anno. Ma torniamo indietro di qualche anno per cercare di capire. Luigi Chiatti nasce il 27 Febbraio del 1968. Trascorre i primi anni della sua esistenza in un brefotrofio di religiose a Narni, dove lo aveva portato il giorno stesso della sua nascita Marisa Rossi, ragazza madre di 24 anni, cameriera in un ristorante che non sapeva come mantenere quel figlio inaspettato. Chiatti non conoscerà mai l’identità di suo padre. La madre lo andò a trovare per qualche tempo, diminuendo la frequenza delle visite, fino a quando acconsentì alla sua adozione. Luigi (che all’epoca si chiamava Antonio) rimase nell’orfanotrofio fino all’età di sei anni, fino a quando non venne adottato da una coppia di anziani coniugi: i Chiatti. Il padre, Ermanno Chiatti, faceva il medico, la madre Giacoma Ponti, era una ex insegnante elementare. La coppia non aveva altri figli oltre al ragazzino adottato; Ermanno Chiatti non era nemmeno convinto di adottare un bambino così grande, ma il desiderio di Giacoma alla fine aveva prevalso sulle indecisioni del marito. Degli anni passati nel brefotrofio Luigi Chiatti non ne ha mai voluto parlare con nessuno: dice di non ricordare nulla, è come se la sua vita fosse cominciata nel momento dell’adozione. Pare comunque che il bambino abbia manifestato nell’orfanotrofio un comportamento aggressivo e ribelle, soprattutto nei confronti delle figure femminili. Risentiva negativamente della carenza affettiva e delle frustrazioni vissute in istituto e denotava già una tendenza ad isolarsi dagli altri. Perciò venne ritenuto urgente il suo inserimento in una nuova famiglia che avrebbe dovuto dargli la massima disponibilità affettiva. Il 24 Marzo 1974, Luigi venne così affidato ai coniugi richiedenti e, il 13 Giugno 1975, l’adozione viene decretata per legge: Antonio Rossi diventa Luigi Chiatti. Il rapporto con i genitori adottivi fu difficile e ambiguo. Chiatti parla di loro in modo critico e senza affetto:

“Mio padre è stato un uomo assente, il suo mondo era solo il lavoro. La cosa che mi faceva più rabbia era che con gli altri scherzava ed era aperto, in casa, invece, il silenzio assoluto da lui stesso imposto; a pranzo TV, poi si chiudeva nello studio. La sera ancora TV e a metà film si addormentava. Io qualche volta ho provato a parlargli, ma è stato tutto inutile, con lui non si discuteva. Mi salvavo solo con mia madre, con la quale, almeno agli inizi potevo dialogare. Ma poi è finita anche con lei. Loro erano uniti e concordi, però Marisa rimproverava spesso papà perché non interveniva nei miei confronti. La faccenda non veniva mai approfondita più di tanto, perché lui quando iniziava una litigata si chiudeva nello studio senza dire altro. Da piccolo sono stato un bambino difficile e aggressivo. Mio padre mi rispondeva con il silenzio assoluto, mia madre mi rimproverava e io mi sentivo in colpa perché non riuscivo a fare quello che diceva. Non le manifestavo affetto perché provavo vergogna. Mio padre mi evitava frequentemente: quando succedeva provavo odio per lui. A causa del cattivo rapporto con i miei genitori mi sono sentito un bambino e poi un ragazzo senza via di uscita: quando provavo a esprimermi con loro, o gli lanciavo dei messaggi, mi bloccavano sempre, lo sapevo che soffrivano insieme a me… perché io li facevo stare male; però non mi sono mai ritenuto cattivo.”

Chiatti è convinto che il cattivo rapporto con i genitori gli abbia condizionato non solo l’infanzia e l’adolescenza, ma anche gli anni successivi della propria vita. A tal proposito, ricorda un episodio che a suo parere gli ha influenzato molto il carattere:

“Era un giorno di scuola normale… la mia insegnante, nonché la mia vicina di casa, entrò in classe e mi sgridò dicendo che a casa picchiavo mia nonna; non ho saputo ribattere, sono rimasto in silenzio. A casa piansi, non tolleravo che avessero confessato a lei quel mio comportamento. Da allora ho incominciato a chiudermi, mi sentivo etichettato come cattivo, provavo repulsione ogni volta che dovevo tornare da loro. Ce l’avevo con l’ambiente in cui mi trovavo, non con i miei.”

Chiatti è stato un bambino difficile, sia a casa che a scuola. Quando aveva appena 10 anni, i genitori decisero di mandarlo da una psicologa, Beatrice Li Donnici, che lo seguì per qualche tempo. Riguardo a questo periodo della sua vita, Luigi afferma:

“Con lei mi sono sempre aperto in maniera limitata per paura che lo riferisse a i miei genitori; lei conosce solo una parte dei miei problemi, ma non conosce quello vero che è molto più vasto. In me c’era il bisogno di aprirmi, ma non riuscivo a farlo.”

Naturalmente la terapia non ebbe nessun effetto e lui rimase chiuso in un mondo tutto suo. Del resto, l’ambiente familiare non lo aiutò ad uscire da questa situazione: Chiatti diventò metodico e preciso fino all’esasperazione, restando infantile nonostante continuasse a crescere: un bambino nel corpo di adulto. Acquisito il diploma di Geometra nel 1987, svolse il praticantato obbligatorio di 2 anni per potersi iscrivere all’ordine dei Geometri. Rimarrà la sua unica esperienza lavorativa, a proposito della quale Chiatti ricorda:

“Anche nell’ambiente di lavoro stavo zitto e non mi applicavo molto, sia perché non mi pagavano sia perché mi chiedevo come avrei potuto fare il Geometra con un carattere così chiuso. L’atteggiamento di chiusura e di incomunicabilità ha costituito una costante nella mia vita, è stato uno dei miei problemi perché preferivo stare per conto mio, non parlavo molto, ascoltavo solamente.”

Il 13 Dicembre 1989, partì per il servizio militare, durante il quale ebbe le sue prime esperienze omosessuali. La vita di Chiatti cambiò completamente il 4 Ottobre 1992, quando incontrò casualmente Simone Allegretti per strada. In quel momento finì la storia di Luigi Chiatti e cominciò quella del “Mostro di Foligno”.

 

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