Legittima difesa, intervista a Fausto Cardella, procuratore generale della Corte d’Appello

Il ministro Costa, troppo spazio a scelte giurisprudenza

Aggressione in tribunale, Cardella, in arrivo la vigilanza armata
FAUSTO CARDELLA

Legittima difesa, intervista a Fausto Cardella, procuratore generale della Corte d’Appello
di Marcello Migliosi
PERUGIA – La normativa attuale sulla legittima difesa “lascia troppo spazio alle scelte della giurisprudenza, alle interpretazioni dei giudici e ha determinato che da tribunale a tribunale ci fossero delle valutazioni diverse. E’ fondamentale invece che ci sia una certezza dei comportamenti leciti e di quelli che illeciti”. Lo ha detto il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa, a Uno Mattina. “Ci deve essere chiarezza e consapevolezza – ha aggiunto Costa, ex vice ministro della Giustizia che segue da vicino questi temi – che e’ cambiata la pelle della criminalita’ nel nostro Paese. Un tempo il furto in abitazione veniva commesso dal classico topo d’appartamento, oggi invece ci sono bande organizzate che entrano di notte, sapendo che i proprietari sono in casa e sono pronti a neutralizzarli. Quindi c’e’ una situazione di panico e bisogna tenerne conto: e’ necessario scrivere una norma che ci dica chiaramente quali sono i confini. Non si puo’ pensare che la persona aggredita di notte possa conoscere il codice, la giurisprudenza e valutare tutti confini normativi”. Costa ha citato in questo senso la legge francese che puo’ essere un esempio.

Noi ne abbiamo parlato con Fausto Cardella, procuratore generale della Corte d’Apello di Perugia.

D. E’ tornata di grande attualità, anche in relazione ai recenti fatti di cronaca, la legittima difesa. Argomento sentito, anche troppo, fatto sta che in Italia, moto spesso, si uccide per legittima difesa. Ce ne parla?

C. La legittima difesa è tecnicamente una “causa di giustificazione“, una causa di non punibilità.  Nel senso che se un fatto viene commesso per legittima difesa, non se ne risponde penalmente, o quanto meno, si va in proscioglimento o in assoluzione. 

In cosa consiste la legittima difesa?

E’ prevista dall’articolo 52 del Codice Penale ed è la facoltà – lo diciamo in maniera non tecnica – che ciascuno di noi ha di difendere sé stesso, i propri familiari, o anche una terza persona e, in una certa misura, anche i propri beni, da una offesa ingiusta, da un attacco grave.

Ma questo è sempre possibile?

No ci devono essere due requisiti, affinché possa scattare giustificazione e quindi la non punibilità. I requisiti sono, che ci sia una proporzione tra i bene aggredito e la reazione e che ci sia l’attualità. L’aggressione, quindi, deve essere attuale. 

Cosa significa dottor Cardella, attualità?

Sei io difendo pochi spiccioli, uccidendo la persona che cerca di rubarli, non c’è proporzione, tra la tutela del bene e la reazione che ho avuto. Se io uccido una persona che sta fuggendo, e che poco prima aveva tentato impossessarsi dei miei beni o aveva tentato di farmi male, ma adesso sta scappando, non c’è il requisito della attualità. Occorrono questi due elementi affinché ci sia la legittima difesa. 

C’è tanta voglia di farsi giustizia da sé in Italia, pur sapendo che non tutti sono addestrati tecnicamente ed emotivamente per usare un’arma in condizione di emergenza, lei cosa ne pensa?

Il desiderio della popolazione, ma anche di tutti noi come cittadini e anche come magistrati, di avere un qualche cosa che possa difenderci nei confronti di aggressioni o di situazioni pericolose, è umano ed è comprensibile. Bisogna, però, che le istituzioni e tutti quelli che hanno una responsabilità pubblica si rendano conto e facciano rendere conto dei rischi che ciò comporta. 

Cosa intende?

Io penso che sia lo Stato che abbia il dovere principale di difendere i cittadini, cosa che realmente fa. Certo non possiamo pretendere e sperare di avere un agente della polizia o un militare dei carabinieri sempre dietro alle nostre spalle, sarebbe un angelo custode. Non possiamo pensare di avere un qualcuno a disposizione sempre e in ogni circostanza. 

Come si deve fare, quindi?

Tutti i sistemi di difesa passiva, diciamo, vanno incentivati e suggeriti. Come va suggerito, anche, un più proficuo rapporto tra le istituzioni, forze di polizia, e cittadini affinché le stesse forze di polizia spieghino come difendersi e quali sono i rischi. Penso alle truffe nei confronti degli anziani. E’ illusorio pensare di potersi difendere da soli utilizzando le armi. 

Non è bene, quindi, che un cittadino qualsiasi, non addestrato, adoperi armi!

Le armi devono usarle solo coloro che sono addestrati per farlo. E non basta neanche questo. Non basta, certo, andare al tiro a segno a fare esercizio. La reazione che si può avere quando si è aggrediti è totalmente diversa. Se un rapinatore di punta un coltello alla gola, ad esempio, la condizione diventa, emotivamente, molto complessa.

La legittima difesa può essere invocata anche dal malvivente?

Sì, può essere invocata anche dal rapinatore, anche il ladro. Nei confronti di un tentativo di furto, di scippo o di aggressione, se io tiro fuori una pistola e i ladro si trova nella condizione di essere aggredito, potrebbe invocare la legittima difesa e potrebbe anche avere ragione. Le armi, quindi, è bene che le usi chi le sa usare e chi è addestrato per farlo. Per gli altri potrebbero rappresentare un rischio anche maggiore di quello che si vuole evitare.

A Lodi, dottor Cardella, il derubato ha sparato alle spalle del ladro che stava scappando…

Preferisco non parlare di casi giudiziari che sono ancora in atto, ma posso raccontarle ciò che è accaduto a me, tanti anni fa. Era l’inizio della mia carriera, quando mi capitò di imbattermi in una situazione analoga, per certi versi. Un ladro entrò di notte nella villetta di una coppia, il padrone di casa lo sentì, imbracciò il fucile da caccia. Nel frattempo però il malintenzionato si era già dato alla fuga. Si trattava, se non ricordo male, di una villetta che aveva una bella porzione di giardino. Il padrone di casa, si affacciò dal balcone vide quest’ombra che si allontanava e sparò. Fatalità volle che – seppure nella maggioranza dei casi non si fa bersaglio – lui lo colpì e il ladro morì. A quei tempi anche il rito processuale era diverso, c’era il vecchio codice penale (fine anni ’70 ndr).

Lo arrestò?

Sì, dovetti arrestarlo. Mi rendevo conto perfettamente che la situazione era umanamente diversa da un normale omicidio, ma allora era obbligatorio procedere in questo modo. Ricordo che quando uscì, i miei collaboratori della polizia mi riferirono, che era stato festeggiato al ritorno nel suo quartiere e fecero una gran festa. Racconto questo per dire che, quella della legittima difesa e della capacità di reazione e la solidarietà verso chi reagisce sono storie vecchie. 

Di fronte a questi fatti, però, c’è la legge?

Sì, c’è la legge la cui osservanza deve essere osservata. La legge vuole che ci sia una proporzione tra la reazione e l’offesa. Una legittima difesa così aggressiva e sproporzionata rischia di portare, non solo un danno grave alla persona come nel caso che ho raccontato prima, ma anche ad un processo penale. 

Si fa un gran parlare di cambiare la legge, dottor Cardella, come potrebbe cambiare il punto di vista della giustizia?

Se anche ci fosse una norma che legittimasse – e lo credo poco probabile – la possibilità anche di sparare alle spalle, non si eviterebbe in ogni caso il processo. Bisognerebbe sempre accertare se i fatti si sono verificati in modo o in un altro. 

Il cittadino, però, chiede di potersi difendere e come può fare quindi, meglio evitare, in ogni caso, di avere un’arma in casa?

Guardi, io non mi sento di dare consiglio così personali, ognuno si regola come vuole. Già tenere un’arma a casa è cosa di versa dal portarla in giro. E’ diverso anche dal punto di vista normativo. Posso soltanto dire a quali regole giuridiche ma anche di comportamento ci si deve attenere per usarle bene. E la domanda che pongo è: “Siete ben sicuri di saper usare bene un’arma? Siete ben sicuri di saper reagire?”.  Attenzione, avere un’arma può essere una occasione che si rivolta contro. Se uno è ben sicuro di essere un esperto, freddo e determinato, allora faccia pure. 

C’è poi, dottore, la responsabilità di tenere un’arma in casa. Non è raro il caso in cui in casa ci sono dei bambini e l’arma può diventare un pericolo anche per i familiari, no?

Ci sono dei doveri nei confronti dell’arma che, quasi sempre, ne precludono un uso improvviso, magari la si tiene anche smontata. Ognuno, quindi, è tenuto, in questi casi, a fare le sue valutazioni.

Tra i tanti casi che si ricordano dove si usano le armi per uccidere, mi viene in mente l’omicidio di Vasto, le legge, in quel caso, cosa dice, ci sono delle attenuanti o è, in ogni caso, un omicidio e come tale va trattato?

In linea teorica e strettamente teorica, la legge prevede una serie di circostanze attenuanti, che possono attenuare la pena. Aver agito per particolari motivi di valore morale e sociale, la provocazione in una certa misura, se poi questi siano applicabili a quel caso questo non lo so. Anzi mi pare di aver sentito che le attenuanti non sono stati riconosciute. Mi permetto di dire che  si deve riflettere sul fatto che una diffusione, esagerata, delle armi sarebbe un po’ in contro tendenza e anche un po’ rischiosa con le situazioni attuali. 

Che intende Dottore?

Oggi, uno dei pericoli maggiori del terrorismo è il cosiddetto “lupo solitario”, quella persona che, usando un’arma qualsiasi e vestendosi del fanatismo o ammantandosi di ideologia, può colpire in ogni momento. Sul far aumentare il numero della armi in circolazione è bene si debba riflettere.

Legittima difesa, parla Fausto Cardella, Procuratore Generale Corte d’Appello Perugia

 

 

 

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