Indagine crollo balconi, ricostruzione a L’Aquila, due umbri tra i 37 indagati

Indagine crollo balconi, ricostruzione a L'Aquila, due umbri tra i 37 indagati
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Indagine crollo balconi, ricostruzione a L’Aquila, due umbri tra i 37 indagati

800 balconi in legno sequestrati in ben 494 appartamenti situati su tutto il territorio aquilano, a seguito di una indagine che fu avviata il 2 settembre del 2014, quando un terrazzo venne giù dal secondo piano per difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente cadendo su quello sottostante. Dopo oltre un anno di indagini, accertamenti e laboriose consulenze tecniche, la Procura della Repubblica dell’Aquila ha chiuso le indagini preliminari sul progetto Case (gli alloggi antisismici provvisori edificati nel post terremoto in Abruzzo) di Cese di Preturo, frazione ovest del capoluogo di regione.

L’inchiesta, condotta dal procuratore capo della procura de L’Aquila, Fausto Cardella e dal suo sostituto Roberta D’Avolio, arriva fino in Umbria.

Sì, perché tra i 37 indagati – con l’accusa di crollo colposo, truffa in pubbliche forniture e una serie di falsi -, ci sono anche due persone residenti nella nostra regione. Un avellinese che abita a Perugia, che nel caso specifico aveva il ruolo di direttore del cantiere di 22 piastre antisismiche e rappresentante di Futuraquila società consortile. Insieme a lui, nelle maglie dell’inchiesta, un progettista perugino che il sostituto D’Avolio accusa di crollo doloso.

Al primo – l’avellinese – la Procura della Repubblica contesta il non aver accertato la conformità dell’opera come da progetto. In particolare avrebbe accettato i materiali, ritenendoli conformi alla legge e avrebbe dato corso al montaggio. Al progettista, gli inquirenti contestano, invece, di aver previsto in fase di progetto esecutivo la posa in opera di una guaina – strato di materiale isolante -, idonea a proteggere dagli agenti atmosferici la struttura lignea del balcone talché il legno marciva a causa dell’umidità che favoriva l’insorgere di fenomeni di marcescenza con conseguente crollo.

Non avrebbe inoltre previsto un corretto sistema di ancoraggio della ringhiera metallica, realizzata con montanti in ferro scatolare inseriti sul piano di calpestio, che avrebbe favorito l’infiltrazione di acqua e umidità. Un materiale scadente per quegli 800 balconi, una fornitura considerata illegale e che ha configurato una truffa ai danni dello Stato da ben 18 milioni di euro.

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