Imbocca E45 contromano, scontro frontale a San Gemini, un morto

A perdere la vita un romano  un novantenne di Roma. Anziani al volante, un rischio?

Imbocca E45 contromano, scontro frontale a San Gemini, un morto

Imbocca E45 contromano, scontro frontale a San Gemini, un morto

Un uomo del 1925, residente a Roma, è morto questa mattina poco dopo le 11 sulla E45 in un incidente stradale. Il Capitolino, mentre era a bordo della vettura con altre due persone, non è rientrato dalla corsia condizionata del cantiere stradale di San Gemini. Ha imboccato contromano quella, sbagliata, in direzione Perugia.  L’impatto è stato inevitabile e l’auto del romano si è schiantata con un’altra vettura che procedeva nel regolare senso di marcia.  Sul posto, per i rilievi del caso, la polizia stradale del distaccamento di Todi con l’aiuto di quella di Terni. Anche i Vigili del fuoco sono arrivati sul luogo del tragico incidente.

L’anziano ha percorso circa un chilometro e 200 metri contromano, alla guida della sua Alfa 155. E’ quanto emerge dagli accertamenti della polizia stradale intervenuta per i rilievi. Feriti in modo grave anche la moglie dell’anziano, di qualche anno più giovane, e il figlio 45enne. Non sono invece preoccupanti le condizioni dei due fratelli, anche loro romani, a bordo dell’Audi contro la quale si è scontrata l’Alfa.

Contromano

I nonni al volante sono un rischio, per sé e per gli altri?  A leggere le statistiche qualche dubbio viene, visto che secondo le stime della Commissione Europea il tasso di incidenti mortali fra gli over 75 è cinque volte superiore alla media ed è doppia l’eventualità di lesioni gravi. Lo studio è riportato dal Corriere della Sera online, nella sezione salute nl 2013.  Così, mentre uno studio americano sul Journal of the American Geriatric Society richiama alla necessità di test più adeguati per valutare chi fra gli anziani non corre rischi alla guida, la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria avverte: un ultrasettantacinquenne su due ha i riflessi appannati e non dovrebbe stare al volante, anche se nella gran parte dei casi i nonni guidano nei dintorni di casa e tenendosi alla larga dagli orari di punta.

 LO STUDIO

Lo studio italiano, condotto nei primi sei mesi del 2012 da un gruppo di ricercatori delle università di Milano-Bicocca e Roma-Tor Vergata, ha coinvolto alcune decine di over 75 valutandone la capacità di attenzione, i riflessi, il grado di autonomia nei gesti quotidiani, i deficit visivi e uditivi, i disturbi del sonno, il numero di farmaci assunti e l’eventuale abuso di sostanze alcoliche.

I familiari sono stati quindi intervistati per avere un giudizio sulle qualità di guida dell’anziano e si è inoltre analizzata la cronologia delle multe eventualmente prese nei tre anni precedenti e i chilometri percorsi in media ogni settimana.

Chiari i risultati: uno su cinque ha i segni di un decadimento cognitivo o scarsa capacità di attenzione, uno su due deficit dei riflessi, il 15 per cento difetti visivi e poco più di uno su dieci un disturbo del sonno. Così, anche se la maggioranza prende l’auto di rado e per tragitti brevi (uno su cinque non fa più di 40 chilometri a settimana), è inevitabile che il rischio di incidenti aumenti. E visto che in Italia gli over 75 con patente di guida sono circa un milione e mezzo e le vittime stimate circa 400 ogni anno, si comprende perché gli esperti SIGG richiamino a una maggiore attenzione nel valutare l’opportunità di un rinnovo della patente a un anziano.

I TEST

L’appello è condiviso dagli esperti americani: di recente uno studio dell’Alzheimer’s Disease and Memory Disorders Center del Rhode Island Hospital ha dimostrato che i test attuali falliscono nel valutare con precisione le capacità di un anziano alla guida dell’auto. In questo caso però parrebbe giustificato un cauto ottimismo: Jennifer Davis, la ricercatrice responsabile dello studio, ha piazzato per due settimane una telecamera nell’auto di un centinaio di anziani, che poi sono stati sottoposti a un test di guida standard. «Quando i partecipanti erano al volante della loro auto guidavano molto meglio – dice Davis –.

Accade perché gli anziani non amano guidare lontano da casa propria, dalla propria “zona sicura”; se li valutiamo in una condizione non familiare come quella del classico test di guida su un auto diversa dalla loro, con l’aggravante della consapevolezza che fallire l’esame può portare al ritiro della patente, l’ansia che li assale può portarli a fare errori più numerosi e gravi del normale.

L’esame è cognitivamente “pesante” per un anziano, perciò anche un soggetto con lievi deficit cognitivi potrebbe, almeno inizialmente, guidare senza costituire un pericolo per sé e per gli altri». Che i test siano troppo “light”, come denunciano i geriatri italiani, o al contrario troppo severi come sostengono gli statunitensi, un dato è certo: dovendo decidere se prorogare o meno la patente a un nonnino, è bene che gli esami, qualsiasi essi siano, li esegua un esperto geriatra che sappia quali possono essere i punti deboli di un anziano.

 

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