Il Ponte non c’entra nulla nel nuovo suicidio, il problema è alla radice dell’esistenza

Non servono reti, ma affetti, comprensione e altruismo

Il Ponte non c'entra nulla nel nuovo suicidio, il problema è alla radice dell'esistenza

Il Ponte non c’entra nulla nel nuovo suicidio, il problema è alla radice dell’esistenza
Di Morena Zingales

PERUGIA – L’ennesimo suicidio dal Ponte delle Torri di Spoleto. L’ennesima giovane vita strappata via da questa terra. A Spoleto due minorenni nel giro di pochi giorni hanno deciso di farla finita. Ma farla finita da cosa? Abbiamo davvero perso il conto. Da quel ponte si sono gettati giù non solo giovani, ma anche adulti. Domandiamoci se il problema è davvero il ponte? Ogni volta che si sente parlare di un suicidio, tutti contro tutti. Tutti a dire e a scrivere di fare qualcosa in quel monumento per evitare che ne accadano ancora. C’è  chi parla di mettere delle reti di protezione. Come vedreste le reti su quel ponte?

La rete su un monumento così spettacolare ne deturperebbe il paesaggio e ruberebbe tutta la bellezza di Spoleto. Ogni volta è sempre la stessa “sonata“. Il problema non è il Ponte, scrivono diverse persone su Facebook.

Il problema sta al di là. Ma perché una persona decide di suicidarsi? Stiamo parlando di giovani e giovanissimi, o persone ancora nel fiore della gioventù. Perché lo fanno è questo che bisogna domandarsi. A questo quesito dovrebbe essere data una risposta concreta. 

No, non è il Ponte, non è la Rocca, non è un piano alto della propria abitazione, o sono i farmaci che una persona decide di assumere per chiudere gli occhi per sempre. Non è il gas o qualsiasi altro mezzo adottato.

Il problema è la vita, la vita che conduce la persona che decide di compiere un gesto estremo. Bisogna guardare dentro la vita di queste persone, guardare l’altro cercare di capire perché. Ma quale problema potrebbe avere un ragazzo di 17 anni? Una delusione d’amore, una brutto voto a scuola, un rimprovero di un genitore, la presa in giro e l’insulto di un compagno (bullismo ndr), i problemi economici della famiglia, il fatto di sentirsi un peso, l’impedimento a fare qualcosa, una malattia, il sentirsi esclusi.

Potrebbe trattarsi di emulazione, un divorzio, la solitudine o chissà che altro! I giovani andrebbero seguiti di più, soprattutto dalle famiglie.

Tanti li trovi allo sbando. Troppo spesso i genitori sono troppo lontani dai figli, tanto lontano da non vedere un figlio che soffre? A volte basterebbe anche un amico “sincero” accanto. La famiglia di oggi potrebbe essere il vero presepe vivente, ma la società sta facendo di tutto per distruggerla…dal padre al figlio.

Se poi la società, o il singolo individuo, smettesse di guardare il proprio “Io” e cominciasse ad osservare il mondo dell’altro, forse il problema potrebbe diminuire. Ma spesso accade che, quando si ha un problema l’altro invece di aiutare risponde con il suo “personale” problema.

IN SOSTANZA
Ricapitolando le cause dei suicidi vanno guardate dentro l’animo della persona e non fuori. Aiutare e impedire, ma soprattutto capire l’altro, questa la cura. Il Ponte non c’entra… 
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