Il cardinal Bassetti incontra profughi Caritas diocesana di Perugia

Una visita voluta e desiderata dal pastore diocesano, accompagnato per l'occasione anche dal vescovo ausiliare mons Paolo Giulietti

Il cardinal Bassetti incontra profughi Caritas diocesana di Perugia
Cardinale Bassetti con i profughi - foto a cura di Paolo Tardio

Il cardinal Bassetti incontra profughi Caritas diocesana di Perugia

«Mi scuso di non essere potuto venire prima da voi, ma ero impegnato con papa Francesco al sinodo con tutti i vescovi del mondo, ma ora sono davvero contento di conoscervi e di incontrarvi» sono le parole che il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha rivolto ai 23 profughi ospitati ed accolti dalla chiesa di Perugia – Città della Pieve a partire dall’ottobre scorso. 

Una visita voluta e desiderata dal pastore diocesano, accompagnato per l’occasione anche dal vescovo ausiliare mons Paolo Giulietti. La diocesi si era, infatti, subito mobilitata per rispondere all’appello di Papa Francesco, aprendo le porte dell’accoglienza per gli immigrati. Attualmente sono ospitati 23 pakistani, tra studenti, imbianchini, commessi e professori, che hanno lasciato, a piedi, il loro paese di origine attraversano l’Iran, la Turchia, la Grecia, la Macedonia fino a raggiungere l’Ungheria e l’Austria: da lì l’arrivo ad Udine, prima di rimettersi in viaggio verso Caltanissetta nel primo centro di accoglienza, da cui successivamente sono stati destinati a Perugia.

LAMPEDUSA

«Insieme ai miei collaboratori della Caritas mi sono preoccupato e mobilitato affinché voi poteste essere accolti – ha proseguito il presule -; quando sono stato in visita a Lampedusa ho visto da vicino la sofferenza ed il dolore di gente che, come voi, abbandona la propria terra. E mi rende triste sapere che in quei barconi in cui voi riponete le vostre speranze, qualcuno purtroppo perde la vita». Nel suo discorso il cardinale ha raccontato di aver ricevuto in dono da un gruppo di bambini una barca di carta, colorata ed abbellita con alcuni disegni che ritraevano i loro familiari, «anche se qualche bambino, purtroppo, aveva perso la mamma o il papà. Noi vi abbiamo accolto con un cuore grande perché desideriamo, come per tutti i nostri giovani di Italia, che voi abbiate un futuro tranquillo, che possiate trovare una casa accogliente, che possiate trovare un lavoro e costruire una famiglia come è nella vocazione di tutti gli uomini.

E, per chi ha già famiglia, il nostro desiderio e la nostra preghiera è che vi possiate ricongiungere presto con i vostri cari, in modo che possiate dare  ai vostri figli una speranza per il futuro, una speranza migliore.

L’umanità intera deve tornare a considerarsi una grande famiglia». L’auspicio loro rivolto è che possano trovare anche nei collaboratori, che si stanno prendendo cura di loro, degli amici, dei fratelli e delle sorelle poiché «ogni uomo ha bisogno di una carezza di umanità».

Al termine dell’incontro il cardinale si è trattenuto a pranzo, interamente preparato dai ragazzi ospitati: un menù tipico pakistano, con la specialità del chapati, pane tradizionale della cucina indiana. «Siamo contenti perché questi ragazzi si sono messi subito a disposizione per collaborare e mettersi al servizio – ha spiegato Daniela Monni, direttrice della Caritas diocesana – perché solo insieme possiamo fare tanta strada. Dobbiamo e vogliamo riscoprire la misericordia di Dio nell’accoglienza di un’umanità ferita».

L’ISIS IL RACCONTO

Non poteva mancare, a tal proposito, un pensiero per la tragedia di Parigi: dolore, commozione, preghiera e vicinanza che deve essere sempre assicurata per tutte quelle situazioni in cui il male sembra sconfiggere il bene: «Durante il pranzo un ragazzo mi ha raccontato che l’Isis nel suo villaggio ha ucciso più di 150 bambini. Provo grande dolore nel sapere che ci sono tante “Parigi” in diversi posti del mondo – ha commentato Bassetti -; voglio ripetere con forza le parole di Papa Francesco: “Usare il nome di Dio per uccidere è una bestemmia”». «Sabato mattina una delle prime chiamate che ho ricevuto è stata di un ragazzo della Costa d’Avorio che avevamo ospitato qui a Perugia e che adesso si trova a Parigi – ha continuato Daniela Monni -: sentiva la necessità di parlare con noi per raccontarci che ha avvertito, in quel dolore, la ferità dell’umanità».

un profugo una storia

Durante il pranzo i presenti hanno avuto il piacere di raccontare le loro storie e i loro progetti di vita al cardinale, che ha così concluso: «Desidero ringraziarvi per la vostra accoglienza. Ritornerò presto perché mi state a cuore. È importante vivere l’accoglienza, che sempre è motivo di reciproco arricchimento. Esiste un unico Dio che è misericordioso, per i cristiani, per gli ebrei e per i musulmani: io prego per voi, voi pregate per me». Gli ultimi commenti di questa giornata di visita sono affidati al vescovo ausiliare mons Paolo Giulietti, che ha parlato di «un clima cordiale tra tutte le persone, siano esse profughi, collaboratori, volontari, che è testimonianza viva della gioia dell’accoglienza della nostra chiesa diocesana».

Bassetti incontra profughi

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